24 Agosto Ago 2017 1806 24 agosto 2017

Non prendete quel tampone

In Inghilterra sembra avere moltissimo successo. In Danimarca sempre più mamme chiedono informazioni a riguardo. Il vaginal seeding, però, può essere molto pericoloso.

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Mother and baby

Sempre più richiesto dalle neo mamme inglesi e studiato nei centri di ricerca americani. Il vaginal seeding è una pratica che sta prendendo sempre più piede Oltremanica, ma su cui i ginecologici sono divisi. Nel Regno Unito se ne parla dal 2014, quando il documentario Microbirth aveva sottolineato l’importanza del microbioma nei nascituri. Il punto centrale dell’inchiesta, e degli studi a essa legati, sta nella difficoltà che i nati da cesareo incontrano nello sviluppare le proprie difese. Non passando attraverso il canale del parto, i neonati vengono al mondo di fatto sterilizzati: non essendo sottoposti ad alcuno stimolo da parte dei batteri presenti nell’area vaginale avranno una risposta immunitaria meno rapida rispetto ai nati naturalmente. Questo, secondo molti, andrebbe a influire a lungo termine sull’equilibrio biologico della persona. Da qui il vaginal seeding, un procedimento che vorrebbe ricreare il contatto perso attraverso un tampone di fluidi materni da passare su occhi, viso e pelle del bimbo.

I RISCHI
In Paesi come l'Inghilterra, dove un quarto delle nascite avvienne attravero cesareo, l'interesse per il tema è molto sentito. In Danimarca, un report pubblicato su BJOG fa sapere che il 90% delle ostretiche ha dichiarato di avere ricevuto richieste di informazioni a riguardo. La dottoressa Maria G. Dominguez-Bello della New York School of Medicine ha sostenuto in una delle sue pubblicazioni  i benefici che ne deriverebbero per il metabolismo degli infanti. Ma non per tutti è una strada da seguire. I detrattori e gli scettici iniziano a farsi sentire, soprattutto fra medici e ricercatori. Tine Claused, consulente del danese Nordsjaellands Hospital, ha spiegato alla BBC: «Comprendo il fascino che può avere il riprodurre le condizioni del parto, ma per ora si tratta solo di speculazioni teoriche di cui non si ha ancora nessun riscontro». Inoltre, la Claused ha specificato che i batteri trasferiti attraverso un tampone sono potenzialmente pericolosi per il nato, perché non diluiti con il sangue e il liquido amniotico. Il rischio è quello di esporre il piccolo a una quantità molto alta di germi ed elementi patogeni, soprattutto di malattie sessualmente trasmissibili. Per fare alcuni esempi: HIV, clamidia, gonorrea, herpes. Si corre il rischio di fare più male che bene, insomma.

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