23 Agosto Ago 2017 1729 23 agosto 2017

Torturava le nere per curare le bianche

Operate ai genitali senza anestesia. Lo schiavismo è stato un orrore per le donne africane, ma negli Usa i monumenti a razzisti e torturatori rimangono. Le attiviste protestano contro la statua del ginecologo Sims.

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Il 23 agosto è la Giornata internazionale per la commemorazione della tratta degli schiavi e della sua abolizione. Un'occasione per parlare dell'oppressione subita da uomini, donne e bambini africani. Soprattutto visto che, ad oggi, nelle piazze continuano a esserci statue di schiavisti. Uno scempio, per gli afroamericani che a New York devono convivere con monumenti di personaggi storici che si sono macchiati di crimini disumani. In particolare, negli Stati Uniti sono ancora eretti tre memoriali a J. Marion Sims, dottore noto per aver condotto esperimenti chirurgici su donne di colore, senza anestesia. Nel contesto delle proteste di agosto 2017 per l'abbattimento delle statue dei Confederati razzisti, un gruppo di ragazze dell'associazione Black Youth Project ha portato alla luce anche una battaglia che riguarda, nello specifico, il femminismo nero. Hanno posato davanti alla statua per una foto estremamente simbolica: tutte indossavano camice da sala operatoria macchiate di pittura rossa nella zona pelvica. L'obiettivo è ricordare che quell'uomo di pietra (in statua come da vivo) aveva le mani sporche di sangue. Sangue di africane che lui riteneva inferiori, non degne di vivere.

LA NEW YORK RESISTENTE
Le attiviste hanno condiviso la foto sui social network, presto diventata virale: «Sims ha ripetutamente operato i genitali di donne nere SENZA ANESTESIA perché, secondo lui, 'le nere non provano dolore'. Nonostante i test disumani, Sims è stato proclamato 'padre della ginecologia moderna' e la sua statua è tutt'oggi eretta fuori dalla New York Academy of Medicin. #FightSupremacy (tradotto: combattiamo la supremazia, ndr)», scrivono. Il dottore dell'orrore viene infatti ricordato per aver inventato lo speculum e sviluppato un trattamento per la fistula vaginale (un'anomalia causata da parti traumatici). Ma, per curare le donne bianche, sperimentava su quelle nere. Per questo ragazze come Rossanna Mercedes, membro di Black Youth Project, fanno sentire la propria voce: «Commemorare schiavisti, imperialisti, assassini e torturatori come J. Marion Sims è supremazia bianca. Non permetteremo più che le istituzioni di governo come il dipartimenti New York City Parks continuino ad accettare passivamente questi simboli di oppressione. Danneggiare persone innocenti in nome del progresso significa preferire la salute di alcune persone a quella di altre. Le donne hanno spesso ricevuto questo tipo di torture nella storia della medicina. Questo è sbagliato e immorale», confessa l'attivista al NY Daily News .

LA NEW YORK REAZIONARIA
Ma l'associazione di Rossanna non è l'unica a chiedere che questi simboli vengano rimossi. Negli ultimi 10 anni il movimento antirazzista East Harlem Preservation ha marciato e creato numerose occasioni di dibattito su questo tema. Un'organizzatrice, Marina Ortiz, dice al New York Times: «La nostra gente è stata storicamente soggetta a questo tipo di sperimentazioni. Ecco perché la statua di Sims non può stare in una comunità predominantemente nera e latina. È oltraggioso». Ma, nonostante le numerose battaglie e denunce la città si rifiuta di procedere con la rimozione. «La città non elimina l'arte per via del suo contenuto», si difende il dipartimento, appellandosi anche a una supposta libertà di espressione.

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