11 Agosto Ago 2017 1226 11 agosto 2017

Non siamo zitelle, siamo sneet

Sono sempre di più i «Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying». Una vita vuota? Non proprio. Il racconto e le riflessioni in prima persona di una di loro.

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Sneet

Oggi li chiamano sneet, ‘Single Not in Engagement, in Expecting, in Toying’, ma nel 1953 ci aveva già pensato Federico Fellini a descrivere i giovani disoccupati. Il suo film Vitelloni raccontava gli oziosi giorni di un gruppo di amici, che non solo non pensavano lontanamente a trovare lavoro, ma peccavano di serietà anche in amore. Fausto, per esempio, avrebbe lasciato la fidanzata incinta se non lo avesse fermato il padre. Insomma, quella che ora viene definita come la crisi di una generazione, la fine dell’impegno di coppia, era già la prassi più di 60 anni fa. Il clima, certo, era diverso rispetto a oggi. I vitelloni di Fellini una donna da sposare l’avrebbero trovata, alla fine. A loro, gli scapoli incalliti dal fascino italico, si poteva perdonare tutto. Nulla a che vedere con le zitelle, inaccettabile intoppo femminile nel cerchio umano della vita.
Con gli sneet, almeno, abbiamo conquistato parità di diritti nello stare scoppiati. Nessuna distinzione di genere, grazie alla democratica lingua inglese. Nessuna differenza di giudizio tra l’uomo e la donna che decidono di non cercare l’amore. Per la società, in realtà, sono ugualmente miserabili. I genitori li guardano un po’ preoccupati, i sociologi cercano di capire le cause di questa ritrosia all’impegno sentimentale. Secondo Moira Weigel, autrice di Labor of Love, le relazioni si sono adattate al lavoro: freelance in carriera e freelance nel tempo libero. Impossibile conciliare una storia fissa con i contratti flessibili di oggi. Nulla di nuovo, in fin dei conti. L’amore liquido di Bauman insegna. Ma vediamo il bicchiere mezzo pieno, e gioiamo della nostra conquista: se una donna decide di rimanere single, ora, ha la stessa (poca) dignità dei suoi amici maschi. Addio vitelloni e zitelle, viva gli sneet unisex. Noi, ovviamente, non giudichiamo la categoria, anzi, la capiamo. E qui la celebriamo, nella sua variante femminile.

DOPO UN PO’, CI SI STUFA
Gli sneet e le sneet, mettiamolo in chiaro, non sono persone poco serie. Non sono dongiovanni, non sono mantidi religiose. Se siete felicemente impegnati in una relazione, non pensate che si tratti di figure tristi dedite solo ai vizi. Ricordatevi che prima di tutto sono persone sfortunate. Non a tutti gira bene in amore: c’è chi si fidanza dai tempi del liceo e imbocca la superstrada della vita di coppia senza incidenti, chi invece trova coda al primo casello. Una battuta d’arresto a ogni relazione fallita: una gomma forata qua, un tamponamento là. Immaginate di dover percorrere la Milano-Napoli a 10 km/h: alla fine le vacanze le passereste in Liguria. Gli sneet non sono individui cattivi o egoisti, ma solo viaggiatori che (momentaneamente) non ce l’hanno fatta. Hanno accostato la macchina in attesa di tempi migliori e di traffico più scorrevole.

LE SNEET PRIMA DI ESSERE SNEET
Si entra a far parte della categoria quando non se ne può più della sfiga: frequentazioni inconcludenti, partner che non si vogliono definire tali, fidanzati (non con noi) che ci scrivono in continuazione. Le variabili sul tema sono tante, ma la sostanza alla fine non cambia. Le Sneet sono come i cattivi dei fumetti, cuori un tempo aperti al prossimo e all’amore, ma forgiati dal fuoco di mille battaglie. Sono come Willie il coyote, solo che al posto di catturare Beep Beep hanno cercato disperatamente di incontrare l’anima gemella. Poi a un certo punto, si sono rese conte che continuare a prendere enormi massi in testa era uno schifo e hanno deciso di sedersi in panchina. Almeno finchè non avranno eliminato l’impulso di correre dietro a vanitosi uccelli azzurri.

I FAMOSI GUSTI SBAGLIATI
Infatti, prima di dire addio alla vita di coppia, le sneet avevano un altro problema, oltre alla scalogna: si facevano piacere gli uomini sbagliati. Vuoi per insicurezza, vuoi per paura di impegnarsi a loro volta, si andavano a invischiare in situazioni che le loro amiche più sagge non avrebbero mai accettato. Il fascino del cattivo ragazzo, il fascino dell’artista, il fascino dello stronzo. Tutte hanno il proprio tallone d’Achille. Quando lo si capisce e lo si riconosce, si è a un passo dall’Eden dei sentimenti. Il percorso però non è così semplice e il limbo sneet è la versione moderna del Purgatorio dantesco. Ci sei, forse a volte intravedi la meta, forse a volte ti scrive quel bravo ragazzo che potrebbe anche interessarti, ma ancora non sei pronta per spiccare il volo verso le vette più alte.

GLI SNEET-AMICI
Cenerentola aveva topolini e uccellini come aiutanti, oggi ci sono libri, film, serie tv. «Più mi lasciano sola più splendo» diceva Alda Merini, e sicuramente le sneet pensano lo stesso. Il tempo libero che ci si ritaglia da quel famigerato lavoro freelance si riempie d’amore, non per un’altra persona, ma per letture, per Netflix, per sé stessi. A qualcuno potrà sembrare uno squallido diversivo dalla vita di coppia, un’illusione di indipedenza, ma perché infierire? Le sneet consapevoli sanno che è un compromesso imperfetto, ma non si lamentano e non mistificano.
Siate sneet, quindi, per un mese, per sei, per un anno. Fino a quando ne avrete voglia. Non accontentatevi, ma non inariditevi.

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