8 Agosto Ago 2017 1450 08 agosto 2017

Ok Google, la ricerca è donna

Il colosso della Silicon Valley licenzia un dipendente sessista. In una mail scriveva: «l'informatica non è per femmine». Teorie scientificamente ridicole: la storia lo conferma.

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Google

Sperava di rimanere anonimo, invece è stato identificato. Si chiama James Damore, ex impiegato di Google fresco di licenziamento. Il motivo? Ha inviato una mail ai dipendenti del colosso informatico chiedendo che le politiche aziendali fossero «meno progressiste». Ha riempito il messaggio di argomentazioni da bar, fabbricate per giustificare la discriminazione di genere, e ha subito scatenato il dibattito. Sbattuto sui giornali il caso ha subito scatenato una discussione su teorie scientificamente ridicole. La sua tesi è fondata sul buon vecchio 'ruolo naturale' dei sessi. Mentre gli uomini sarebbero più inclini al comando, alla ricerca di potere e allo studio le donne sarebbero più interessate «ai sentimenti all'estetica». Al frivolo, insomma, certamente poco adatte al mondo tech. Se lo dice lui, che tutt'a un tratto ha deciso quali sono le «caratteristiche genetiche di una donna» dovremmo credergli? No. Serve una seria consapevolezza quando si parla di etichettature di genere: non esiste nulla di 'naturale'. Ciò che viene affibbiato all'essere maschili o femminili dipende dall'educazione che si riceve, dal tipo di società in cui si è immersi e dall'istillazione di regole di comportamento. Sempre lo stesso discorso: alle bambine viene detto di essere graziose, fini, dolci e sensibili, mentre ai ragazzini di fare i duri, i forti, i competitivi e i virili. E siamo ancora qui a pensare che si tratti di caratteristiche biologiche ascritte e immutabili? Tristemente, sì.

Ma se buon senso e coscienza non bastano a convincere che tutto ciò sia completamente insensato, allora ci pensa la storia. Inutile spendere fiumi di parole rabbiose su affermazioni di questo tipo, d'altronde ci sono incontestabili prove che smontano ogni teoria maschilista. Un esempio? Donne informatiche, realmente esistite, che hanno fatto la differenza. Fose il signor James Damorenon le conosce, ma grazie a loro la tecnologia ha fatto passi da gigante.

EDITH CLARKE, LA CALCOLATRICE

Una delle prime ad approdare nel mondo dei numeri è stata Edith Clarke: prima femmina ingegnere e docente alla University of Colorado. Una vera rivoluzionaria nella prima metà del Novecento: studiosa di astronomia e matematica ha lavorato con una tra le più importanti multinazionali statunitensi nel campo della tecnologia, la General Electric. A lei si deve l'invenzione della calcolatrice, o meglio della 'calcolatrice Clarke', capace di computare dieci volte più velocemente di qualsiasi altro strumento costruito dall'uomo o meglio, dagli uomini.

L'inglese Sophie Wilson, oggi 60enne, è considerata invece precorritrice dello smartphone e progettatrice dei primi microprocessori. Ma non solo: a lei si deve la realizzazione dei primi calcolatori portatili grazie all’Acorn System 1, il pc da 8-bit poi venduto dal marchio Acorn Computers negli Anni '80. Assunta da questa azienda britannica, Sophie ha creato il prototipo del celebre BBC Microcomputer, in appena una settimana. Il suo processore Arm è tutt'oggi utilizzato diffusamente in migliaia di prodotti: cellulari, tablet, pc, televisori e videogames.

Altro che «inadatte all'invenzione e allo spirito creativo». Margaret Hamilton è stata direttrice di Software Engineering Division del MIT Instrumentation Laboratory, niente di meno che il team di sviluppo del programma spaziale Apollo 11. È stata la sua leadership a garantire il successo degli astronauti, risolvendo i problemi cruciali relativi allo sbarco sulla Luna. La scienziata è diventata poi imprenditrice della Hamilton Technologies a Cambridge, la società che ha creato l'Universal Systems Language, utile alla progettazione di sistemi e software. E non solo: Margaret, oggi 80enne, è incredibilmente attiva anche nella divulgazione scientifica, con oltre130 articoli e relazioni pubblicati.

Ad ingigantire l'enciclopedia scientifica c'è anche Ada Lovelace, studiosa inglese nella prima metà dell'Ottocento. Un chiaro esempio di come l'educazione infantile sia determinante: fu infatti la madre a spingerla, fin da bambina, ad occuparsi di matematica e non di poesia, come invece le consigliava il padre, in quanto «più femminile». Un genio precoce, tanto che a soli 17 anni divenne collaboratrice di Charles Bobbage, in quel periodo alle prese con la progettazione di una macchina in grado di eseguire calcoli complessi. Trascritta la sua esperienza in un manuale di istruzioni all'uso, il testo si è poi rivelato indispensabile per i creatori del computer. Oggi la ricordiamo come la prima programmatrice della storia.

GRACE MURRAY HOPPER, LA DEBUGGER

Ma non fu l'unica a lasciare traccia nel mondo scientifico. Ad esempio Grace Murray Hopper, contrammiraglio della marina Usa negli Anni '40 e inventrice del linguaggio Cabol, utilizzato tutt'oggi nei settori di amministrazione e finanza. Donna ricordata per il carattere severo e austero che le consentiva di concentrarsi in maniera impeccabile, a lei si deve inoltre un termine oggi utilizzatissimo in molte lingue: debugging. Questo perché aveva un'eccellente capacità di risoluzione dei problemi. Li affrontava a freddo, analiticamente e scrupolosamente.

Completamente diversa, invece, era Hedy Lamarr, scomparsa nel 2000. Aaveva un passato e una personalità considerati piuttosto atipici per una scienziata. Considerata femme fatale, nonostante la sua bellezza avvenente, Lamarr ha dimostrato che si può essere seduttrici e nel contempo grandi studiose. Abbandonato inizialmente la laurea in ingegneria per una carriera da attrice, che la portò tra l'altro a recitare in una scena di nudo indecente per la società degli Anni '30, e per questo censurata, di lei si ricorda tuttavia il lavoro di scienziata. Enorme, considerata l'invenzione di un sistema di modulazione che codifica informazioni per la trasmissione su frequenze radio e consente, così, di comandare siluri e mezzi navali a distanza. Non da poco per una femme fatale, capace anche di gettare le basi per la crittografia, per la telefonia mobile e per i sistemi wireless, ai quali si interessarono persino i servizi segreti.

Allora, caro teorico dei ruoli di genere, pensi ancora che le donne non siano capaci di affermarsi nel mondo tech?

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