17 Luglio Lug 2017 1738 17 luglio 2017

Uscire dalla crisi: un’impresa da donne

La crescita c'è, ed è soprattutto al femminile. In particolare nel Sud Italia. Un boom silenzioso che traina il Paese, innescato dalla dedizione allo studio e dall'emancipazione. Il commento di Sara Manfuso.

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Si definisce una «giovane mamma di una futura donna», che ha sempre avuto a cuore le tematiche femminili. Laureata in Filosofia, osserva la società con occhio critico, seguendo la massima di Rosa Luxemburg: «Dare il nome giusto alle cose è un atto rivoluzionario». Direttrice dell'associazione I Woman, che ha l'obiettivo di aiutare le donne e di migliorarne la condizione in tutti gli aspetti della vita quotidiana, Sara Manfuso è diventata una delle firme di LetteraDonna.

Le donne italiane hanno trovato la ricetta per uscire dalla crisi economica: fare impresa.
Lo hanno fatto da sole, puntando sulle proprie abilità, il proprio spirito imprenditoriale e la propria intraprendenza, sfatando quei falsi miti sull’inconsistenza dell’imprenditoria femminile. L’impresa è donna. E anche il nostro Paese se ne sta accorgendo.

Secondo quanto emerge dal rapporto Donne al lavoro, la scelta di fare impresa che il Censis ha realizzato per Confcooperative, nel biennio 2014-2016 le imprese femminili sono cresciute il triplo (+1,5%) rispetto a quelle maschili (+0,5%).
Su un totale di 6 milioni e 74mila imprese registrate, infatti, il 21,8% (1,32 milioni) è guidato da donne. Il dato ancor più confortante, decisamente in controtendenza rispetto agli scorsi anni, e che ci fa ben sperare, è il fatto che le aziende femminili si collocano soprattutto nelle aree metropolitane del Centro Italia e del Mezzogiorno. Le regioni a più alto tasso di crescita sono, infatti, il Lazio e la Calabria (entrambe con un +3,1%). Basti pensare che solo al Sud hanno sede 476mila imprese femminili, cioè il 23,7% del totale. Queste cifre risultano ancor più significative se si analizzano i dati delle grandi città, in cui al primo posto per numero di imprese guidate da donne c'è Reggio Calabria (24,2%). E per fortuna che spesso ci dicono che alla guida non siamo brave…

Ma quale sono i segreti di questo successo? Mettersi in proprio, approfondire in maniera eccellente il percorso di studi, concentrandosi nelle materie Stem (Science, technology, engineering e mathematics), cooperare, attuando le migliori strategie percorribili per affermarsi ed emanciparsi anche in quei campi fino a qualche anno fa presidio esclusivo del mondo maschile.

Le donne, insomma, si sono rimboccate le maniche e non si sono lasciate scoraggiare dalla crisi e dalle difficoltà nell’inserimento nel mondo del lavoro. Con coraggio hanno trasformato gli ostacoli che la società gli imponeva in trampolini di lancio che permettessero loro di realizzarsi. Caparbiamente hanno dimostrato quanto l’inferiorità del genere femminile sia un concetto che sopravvive stancamente solo nella mente di qualche ottuso.

Le donne alla guida non fanno paura, hanno lo sguardo sicuro, le idee chiare e il piede sull’acceleratore. Salite a bordo!

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