14 Luglio Lug 2017 1309 14 luglio 2017

Le due facce del 14 luglio

Emozioni contrastanti negli animi dei francesi. Da un lato l'orgoglio nazionale per ricordare la presa della Bastiglia, dall'altro il senso di incertezza e paura a un anno dalla strage di Nizza.

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Nizza-Parigi focus

La storia è capace di riscriversi continuamente. Secolo dopo secolo, gli avvenimenti più importanti sono diventati i simboli da celebrare per una comunità, che sia religiosa, politica o culturale. Pensiamo al 14 luglio in Francia. La prima cosa che viene in mente, specialmente alle generazioni che hanno preceduto i Post-Millennials, è la presa della Bastiglia del 1789: la fine dell’Ancient Régime e l’inizio della rivoluzione. Ma anche l’emblema della futura repubblica e, per questo, elevato a festa nazionale. Facciamo un salto temporale dal XVIII al XXI secolo: 14 luglio 2016, Nizza. Il significato di questa giornata è cambiato per colpa dell’attentato, con gli 87 morti (compreso l’assassino suicida) e oltre 400 feriti. La tranquilla Promenade des Anges è diventato il teatro dell’orrore. La felicità e l’orgoglio nazionale hanno lasciato il posto alla paura e al dolore.

SUPERARE IL TRAUMA
È passato un anno ma quella sensazione di incertezza è rimasta negli abitanti della città della Costa Azzurra. «Il 14 luglio non sarà più un giorno di festa», racconta a Le Point Lili, una bambina di 12 anni, presente alle celebrazioni. A differenza dei genitori e dei nonni, l’attentato è uno dei sui ricordi più vividi di quella giornata dedicata alla Francia e ai suoi cittadini. Certo, la ferita è ancora fresca ma occorre trovare il modo di andare avanti. E, forse, proprio onorare le vittime per il primo anniversario può essere d’aiuto. La pensa così Theo, pompiere di 20 anni: «Essere qui è un simbolo per dimostrare che non si ha paura di scendere in strada». Ma c’è chi, come Gaetan, 22 anni, non ha intenzione di tornare sulla Promenade del Anges: «Non voglio ritrovarmi tra la folla. Un gruppo di persone come quello mi ricorda troppo quanto successo un anno fa». E non è l’unico: molti vogliono seguire l’evento sui media per lo stesso motivo. Perché, spiega Carolyn, la tivù, il computer, lo smartphone o il tablet «è come un velo che protegge». C'è anche chi ha perso la madre, come Hanan che a Vanity Fair ha detto: «È come strofinare sale sulla ferita. Ma è anche un momento importante (l'anniversario, ndr) perché non dobbiamo dimenticare». E proprio per questo, insieme al fratello e alle sorelle, ha creato un'associazione per sostenere le famiglie delle vittime del terrorismo e per combattere la radicalizzazione a scuola e nelle carceri.

LO SPIRITO NAZIONALE
Una manifestazione contro la paura quindi. E cosa c’è di meglio di celebrare le vittime dell’attentato tutti insieme, in un ritrovato sentimento di unità nazionale? Certo, a Nizza c’è la commemorazione principale ma anche altre città e paesi francesi si sono uniti al coro della Costa Azzurra. Parigi compresa. Durante la parata agli Champs Elysées per la festa nazionale è, infatti, in programma un momento per ricordare la strage del 2016.

LA POLEMICA DI LE MONDE
Ma l’anniversario ha anche fatto scattare lo spirito critico di alcuni giornali. Primo su tutti, Le Monde che il 14 luglio 2017 è uscito in edicola con uno speciale di otto pagine sulle domande senza risposta che si sono fatti i cittadini e le famiglie delle vittime dopo la strage. La prima è la questione sicurezza, in particolare quella dei centri lontani dalla Capitale. Poi si tocca la politica con lo ‘scarica barile’ tra il sindaco di Nizza Christian Estrosi (Repubblicani) e il ministro dell’interno Bernard Cazeneuve (Socialisti): la colpa è dello Stato? Il terzo tema è la reazione dei media e dell’opinione pubblica: perché non si sono comportati come con l’attentato di Charlie Hebdo e non si sono mobilitati allo stesso modo?

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