4 Luglio Lug 2017 1922 04 luglio 2017

Il buen retiro arcobaleno di New York

Nella Grande Mela arrivano le prime due case di riposo che ospiteranno anziani della comunità LGBT. Soddisfatti le associazioni e il sindaco Bill de Blasio: «Finalmente potranno vivere con dignità».

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Coppia gay a passeggio per New York

Macava solo New York. Perché, a onor del vero, altre città statunitensi avevano già seguito l'esempio di Pecos, in Messico, o di Berlino, in Germania. Dove, da qualche anno, sono nate vere e proprie case di riposo per anziani o coppie di anziani omosessuali: alloggi che offrono molti servizi legati all'assistenza sanitaria o all'attività sportiva e ricreativa, integrati in un contesto urbano ed accettati da un vicinato mostratosi aperto alla diversità. Adesso, stando a quanto riportato dal New York Times, anche la Grande Mela potrà fregiarsi di strutture come il Triangle Square californiano o la MehrGenerationenHau berlinese. A occuparsi del progetto è stata la SAGE (Services & Advocacy for LGBT Elders), ovvero la più grande organizzazione statunitense dedicata a migliorare la vita di anziani lesbiche, gay, bisessuali e transgender che ha raccolto fondi per oltre 120 milioni destinati alla costruzione di un edificio a Fort Greene, Brooklyn, e un altro a Crotona Park, nel Bronx.

LA NECESSITÀ DI UNA CASA RIPOSO LGBT
Un bisogno crescente non solo per il numero di over 65 appartenenti alla comunità LGBT e residenti nella Grande Mela (secondo una stima della SAGE sarebbero circa 100mila), ma anche e soprattutto per rispondere a un sempre più riconosciuto bisogno di aiuto in età senior. Una necessità spesso dovuta al fatto che molti di loro invecchiano da single, senza figli e, talvolta, senza famiglia perché magari discriminati e allontanati dalle case di parenti intolleranti. Come Mary Ellen Green, 61enne scrittrice freelance senza casa, il cui unico rifugio è un centro anziani di Manhattan che serve sì un pasto caldo e accoglienza a omosessuali senza il rischio di discriminazione alcuna, ma che la notte e i weekend chiude le porte lasciando senza dimora più bisognosi.

IL SOGNO AVVERATO
«Sarebbe un sogno, la miglior risposta alle mie preghiere», dice con il cuore in mano Mary Ellen. «Eravamo in ritardo, speriamo di recuperare il tempo perso. Nel 2019 sarà tutto pronto», aggiunge l'ad di SAGE Michael Adams. Parole significative alle quali si aggiungono quelle del sindaco Bill de Blasio, che attraverso il commissario del Dipartimento per l'invecchiamento, Donna Corrado, fa sapere: «Molti adulti LGBT sono stati discriminati nelle loro abitazioni prima ancora che in altre situazioni e sono stati messi a tacere per troppo tempo. La costruzione di alloggi per loro crea un sistema di spazio e supporto sicuro che permette ad anziani LGBT con reddito limitato di vivere con dignità». Già, perché le case saranno offerte, secondo un sorteggio, a prezzi ridotti. Non solo: una parte, circa il 25%, sarà riservata a anziani etero, nel rispetto non discriminatorio delle leggi sull'edilizia abitativa.

L'INTEGRAZIONE
Il miglior modo, d'altronde, per favorire un’integrazione che di fatto a Brooklyn già esiste. «Sono persone come noi, bella gente», dice al New York Times Bebe Saldana, 31enne governante residente a Fort Greene. «Non mi dispiace che vi abitino gay, anzi», aggiunge Deloris Harvin, 69enne felice per aver trovato un posto per il vecchio zio Eugene Robinson, 90enne eterosessuale. Parole che sono musica per le orecchie di Felicia Holley, lesbica di 78 anni: «È importante avere vicini di casa con cui poter parlare liberamente e qui la situazione è decisamente favorevole. Quando si è più giovani, d'altronde, si può sempre uscire dal proprio quartiere. Ma una volta vecchi, dove si può andare?». Una domanda che, almeno a Brooklyn e nel Bronx, tra un paio d'anni avrà una risposta certa.

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