1 Giugno Giu 2017 2008 01 giugno 2017

La serie tivù che sta cambiando l'India

Main Kuch Bhi Kar Sakti Hoon affronta tabù come violenza sulle donne, aborto e contraccezione. E si è rivelato un enorme successo: in due stagioni è stata seguita da ben 400 milioni di persone.

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Quanti spettatori può avere un programma trasmesso dalla tivù pubblica in un Paese con 1,3 miliardi di abitanti? Molti, ovviamente. E affrontando argomenti tabù come violenza sulle donne, contraccezione e aborto può cambiarne la mentalità? Stando a quello che sta succedendo in India con la serie Main Kuch Bhi Kar Sakti Hoon, la risposta è sì. La protagonista del telefilm (il cui titolo significa 'Io, una donna, posso ottenere tutto') è Sneha Mathur, giovane dottoressa che rinuncia alla sua carriera a Mumbai per tornare a vivere e lavorare a Pratappur, villaggio in cui è cresciuta e dove si trova a fronteggiare molti problemi tipici di una società che, su certi temi, è ancora molto arretrata: oltre ai temi già elencati, la serie parla anche di matrimoni tra bambini, gravidanze nelle adolescenti, attacchi con l'acido e molto altro. Visto che molti indiani si ritrovano insieme per guardare la serie (come accadeva in Italia 50 anni fa) i numeri ballano un po'. Ma, secondo le stime, almeno 400 milioni di indiani hanno visto almeno una puntata della serie, di cui sono state trasmesse per ora due stagioni. Un grande risultato per la Ong Population Foundation of India, che ha prodotto Main Kuch Bhi Kar Sakti Hoon con lo scopo di fare edutainment.

ISPIRATA A UN PROGRAMMA SUDAFRICANO
In una delle puntate, Sneha Mathur si trova ad affrontare la morte di una delle sorelle, costretta ad abortire in avanzato stato di gravidanza. Un'altra, invece, viene attaccata con l'acido da un ragazzo perché aveva 'osato' giocare a calcio in una partita a squadre miste. Cose che accadono regolarmente in India, ma di cui sui media non si parla. Al pari dell'importanza della contraccezione o dei rischi che comportano due gravidanze troppo ravvicinate. Come ha spiegato la produttrice esecutiva Poonam Muttreja, Main Kuch Bhi Kar Sakti Hoon è ispirato a Soul City, programma tivù che in Sud Africa ha svolto la stessa funzione educativa, con conseguente calo dei casi di Hiv tra le giovani donne. E, prima di avviare la serie, la produzione ha viaggiato nel Bihar e nel Madhya Pradesh, due degli Stati più poveri dell'India, per capire quali fossero i temi da affrontare.

I PROGRESSI E I TEMI ANCORA OFF-LIMITS
Secondo ricerche effettuate prima del debutto del programma, il 25% delle donne riteneva che le gravidanze fossero pericolose per le adolescenti. Dopo la prima stagione, la percentuale era aumentata fino al 40%. Appena il 2% degli uomini la pensava così e ora a conoscere ed ammettere i rischi di certe gravidanze è addirittura un indiano su tre. Anche l'opinione sulla violenza domestica è cambiata: la percentuale delle donne che ritiene normale (se non giusto) essere picchiata dal marito è calata infatti di trenta punti. Dunque, almeno a parole sono stati fatti dei grossi passi in avanti. Anche se certi argomenti tabù sono rimasti tali: «Non parliamo del rapporto sessuale. Non diciamo che i giovani non sposati devono usare contraccetivi. Almeno non in modo esplicito», spiega Muttreja. Quanto all'omosessualità, è invece l'unico tema che davvero non viene mai affrontato dalla serie: «Scatenerebbe troppe polemiche».

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