31 Maggio Mag 2017 1251 31 maggio 2017

Contro la Blue Whale la ricerca della felicità

In una scuola media di Moncalieri il corpo docenti ha inventato un gioco che si propone come controtendenza positiva alla sfida dell'orrore: vuole far riflettere i ragazzi sui piaceri della vita. E allenarli a riconoscerli.

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Un gioco tanto infernale quanto attraente. Di Blue whale sui giornali e nelle scuole si parla ogni giorno di più, con buona preoccupazione di genitori e insegnanti. Una moda nata in Russia e che corre veloce in Rete, dove i ragazzi che cadono nella trappola sono chiamati a superare 50 prove di pericolosità crescente, da compiere atti di autolesionismo, uccidere animali, scattarsi foto in situazioni rischiose, fino all'istigazione al suicidio.
In una scuola media di Moncalieri (Torino), i docenti e la dirigente hanno pensato al modo migliore per contrastare il «gioco dell'orrore», come viene chiamato, insieme ai loro ragazzi: riscoprire la felicità. Quella quotidiana, semplice, di cui non ci accorgiamo più. Quella che per gli adolecenti spesso è invisibile.

«Io e i miei colleghi abbiamo pensato di inventarci un gioco - che non ha assolutamente la pretesa di andare a sostituire cure psicologiche, nè sostegni specialistici - per riportare l’attenzione dei nostri ragazzi che in molti casi sono viziati e hanno perso il gusto delle piccole cose, avendo tutto», ci racconta la dirigente delle medie Nino Costa e Canonica di Moncalieri Valeria Fantino, specificando però che non vogliono «essere scambiati per quelli che propongono la soluzione miracolosa, anche perché è ovvio che ci sono dei disturbi alla base dell’adesione a un fenomeno come la Blue Whale».
Lo scopo, in controtendenza, è «invitarli a riflettere su quanto hanno già, su cosa può dare loro piacere, renderli felici».

DOMANDA: Come è nata l'idea?
RISPOSTA:
Grazie a due insegnanti della scuola media Canonica, ed è stata sviluppata da me e dal professor Lenzi, il nostro responsabile per le azioni contro il bullismo, Mattia Lenzi.
D: Come funzionerà?

R: Faremo degli step in cui ognuno dei nostri ragazzi viene invitato a scrivere una piccola cosa ma positiva, un piacere della vita, dall’abbraccio alla mamma al gioco con il proprio cane che devono essere ripresi in considerazione.D: Quindi è una sorta di riscoperta della felicità?
R: Esattamente, è una gioco per aiutarci a ripensare alla nostra vita. Non a caso della Costituzione degli Stati Uniti uno dei principi è «La ricerca della felicità». Io credo che il contrario della Blue Whale sia proprio questo.
D: I ragazzi lo conoscono tutti?
R: Già i ragazzi delle medie sanno tutto, forse in prima un po’ meno. Per gli altri questo è stato un fenomeno virale che Le Iene hanno portato all’attenzione di tutti in maniera da una parte molto positiva perché siamo tutti più consapevoli, dall’altra ha dato inizio alla danza dell’emulazione.
D: Solo il 20 maggio si è parlato di 10 casi sospetti nelle Marche, tre nel Ravennate e tre in Valle D’Aosta. Cosa dice a chi parla di fake?
R: Nelle scuole gira, glielo assicuro. Ed è inutile che gli insegnanti e i presidi dicano che non è così. In questo momento è una moda.Si è trasformata in realtà, perché ha fatto leva su un bisogno di alcuni ragazzi, quello di attirare l’attenzione dell’adulto per chi nasconde delle difficoltà psicologiche che bisogna individuare. E questa è la parte per così dire, patologica.
D: Quella che va affidata a specialisti.
R: Ovviamente, quello che noi vogliamo fare come scuola è invece rivoltare la frittata: far capire ai ragazzi che nella vita ci sono anche momenti molto piacevoli, che non hanno nulla a che fare con la sofferenza, e che noi trascuriamo.

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