Mamma, chi me l'ha fatto fare!

25 Maggio Mag 2017 1854 25 maggio 2017

«Genitori e mense, che strazio»

La nostra Stefania Romani, stanca delle lamentele, le ha testate per la Commissione della scuola dei figli. La verità? «Tutto buono, certo non come da Bottura». E sul bio dice: «Una forzatura».

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Tutte le volte che leggo una notizia sulle mense scolastiche rimango perplessa. Perché è un tema caldo, che urta facilmente la suscettibilità delle mamme, a quanto pare in gran parte salutiste convinte. Quando ho saputo dei 44 milioni di euro stanziati dal governo per incentivare la refezione bio, con una percentuale dichiarata di prodotti biologici, mi sono chiesta se ce ne fosse davvero bisogno. Mi vanno bene l’educazione ai cibi sani, il consumo di frutta e verdura di stagione, il ricorso a carne o latticini del territorio, che rientrano peraltro nella sfera del banale buon senso. Ma l’esigenza del bio, non so, mi suona un po’ come una forzatura.

Del resto, quando si tocca l’argomento mensa, mi domando quanto siano brave le madri in cucina. Le altre, intendo, perché io me la cavicchio e basta. Saranno tutte cuoche provette, che usano prodotti stagionali, a chilometro zero, preparandoli in maniera rigorosamente sana, ma al tempo stesso gustosa? Sembra proprio di sì, almeno sentendole parlare la mattina, a scuola o in uno dei bar vicini, di quello che offre la mensa. Che, ovviamente, propinerebbe ai nostri figli solo pasti disgustosi e per giunta non salutari.

L’anno scorso, visto che le mie giornate non sono abbastanza complicate, stufa delle lamentele sul cibo, anche da parte dei miei figli, ho pensato bene di capirci qualcosa e, senza sapere come sia successo, mi sono fatta convincere ad entrare nella Commissione mensa dell’istituto che frequentano. Oddio, quante volte mi sono ripetuta «chi me l'ha fatto fare»! Perché il gruppo di poveri genitori, che si sono fatti incastrare come me, dovrebbe «fare da tramite» fra la scuola e le famiglie. Che tradotto significa: raccogliere le perplessità, le osservazioni, le critiche, i dubbi delle madri, verificare quanto siano fondati, previo sopraluogo in refettorio, con tanto di assaggio delle pietanze, per poi dare delle risposte, stilando verbali che tengano conto di decine di requisiti relativi a servizio, ambiente, igiene, conservazione e qualità dei prodotti. Ma la commissione dovrebbe anche far recepire l’attività educativa portata avanti dagli insegnanti durante il pranzo. Insomma, un’impresa che richiede pazienza infinita e capacità diplomatiche.

Così, dopo aver sentito che la pasta è servita fredda, che inforcando un maccherone ne vengono su venti, che le cosce di pollo sono crude, che la frittata è unta, che il pesce puzza, che si trovano capelli nei piatti, che i nostri figli vengono strapazzati se non mangiano, all’idea di assaggiare i pasti della mensa ero terrorizzata. Per il primo sopralluogo ero nervosa come una che sta per scendere nella fossa dei leoni.

Arrivata nel mitico «piano di sotto», cerco di registrare più informazioni possibili. Vedo che le scodellatrici, che fanno corsi certificati dal Comune per scodellare, estraggono i piatti vuoti da una sorta di credenza riscaldata a vapore e li riempiono solo quando hanno i bimbi difronte. Noto che le poverette si sono calate fino a metà fronte delle cuffie da cui non potrebbe uscire nemmeno un capello, neanche il riccio più ribelle. Osservo che i bambini vengono invitati, in maniera ferma ma gentile, a prendere almeno due pietanze, altrimenti «non riesci ad arrivare alle 4».
Poi, quando tutti gli oltre 260 alunni della Primaria hanno consumato il pranzo, noi mamme della Commissione ci mettiamo in fila e prendiamo il primo, la pasta in bianco, cioè l’alternativa al primo che può non piacere, il secondo, il contorno, la frutta e il dolcetto. La verità? È tutto buono, certo non come da Bottura a Modena, per carità, ma è davvero tutto caldo e ben cucinato. E lo dice una che, da brava mantovana, ama mangiar come si deve, con tutti i crismi.

Così, dopo altri sopraluoghi in cui ho provato frittata, coscette di pollo, spezzatino, pesce panato, lasagne, pizza, che hanno superato il «test Romani», ogni volta che qualche mamma si lamenta mi dico: ma se le aspettative delle altre in merito alla mensa sono così alte, evidentemente cucinano bene, no? E come fanno, visto che mediamente tutte le madri lavorano, fanno seguire ai figli almeno un paio di attività post scuola a settimana, scarrozzandoli in giro, per rientrare a casa giusto all’ora di cena? Boh, mistero… Forse saranno più organizzate di me.

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