16 Maggio Mag 2017 1345 16 maggio 2017

«Maltese, che sorpresa»

Il tema - la mafia - non era semplice. Il linguaggio inedito per la tivù. Ma il riscontro del pubblico è stato altissimo. A tu per tu con Gianluca Maria Tavarelli, alla sua quarta regia in Sicilia.

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Tv: Rai1; ''Maltese''

Classe 1964, torinese di nascita e siciliano di adozione, il regista Gianluca Maria Tavarelli, con Maltese - il romanzo di un commissario su RaiUno il 16 maggio con l’ultima puntata, è alla sua quarta regia in terra siciliana dopo Paolo Borsellino, Il Giovane Montalbano in tivù e il film Una storia Sbagliata. «Mi piace lavorare qui», ci racconta con entusiasmo, «mi piace la gente, mi piace la terra, la sua cadenza, è come se mi trovassi a casa e forse per questo riesco a raccontarla bene».

DOMANDA: Con Maltese - Il romanzo di un commissario, il racconto della Sicilia degli Anni '70 è molto apprezzato dal pubblico.
RISPOSTA: Sono contento perché c’è stato un riscontro ottimo. Maltese è costruito con un linguaggio un po’ inedito per la tivù, ha una struttura narrativa complessa che si estende su vari piani, ha dei vuoti, dei momenti lenti che hanno bisogno di attenzione. E nonostante tutto questo al pubblico è molto piaciuto.
D: L’intenzione anche di Carlo Degli Esposti della produzione Palomar era quella di creare una nuova Piovra, ci siete riusciti?
R: Ci abbiamo lavorato due anni. La sceneggiatura è stata scritta da Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli che sono gli stessi sceneggiatori di Gomorra, e il lavoro che hanno fatto è stato quello di ispirarsi comunque alla realtà, romanzandola, inventando de passaggi, e ricordando nella scrittura e nell’atmosfera La Piovra.
D: I personaggi principali si richiamano a personaggi realmente vissuti. Kim Rossi Stuart ha parlato di Ninni Cassarà e Francesco Scianna di Mauro Rostagno.
R: Non c’è dubbio. Dentro questo romanzo convergono alcune delle più importanti figure della lotta alla mafia, anche se non di quel periodo, che uno spettatore più attento non ha difficoltà a riconoscere, ci sono anche inchieste che sono state la cronaca di un epoca. Le storie private sono totalmente di finzione.
D: Si ricorda dov’era durante gli attenti a Falcone e Borsellino?
R: Ero al Salone del libro a Torino perché la mia fidanzata di allora lavorava lì come hostess, e mi ricordo che alla notizia della strage di Capaci su tutti noi scese un atmosfera di gelo, che non ci lasciò per molto tempo. Uno stato di pesantezza e paura che aumentò con la bomba a via d’Amelio. È incredibile come ci si ricordi perfettamente dove si era in quell’occasione. Quegli attentati ci colpirono tutti, Nord e Sud, anche nel nostro privato.
D: I registi fanno sempre più serie tivù. Colpa della crisi del cinema italiano?
R: Credo che non ci sia una crisi di idee o di registi ma che, in sostanza, manchi un buon circuito di distribuzione che invogli la gente ad andare al cinema perché sono fatiscenti, brutti, con audio malandato, in uno stato di abbandono totale, tranne le multisale con i blockbuster.
D: È un problema molto italiano, non trova?
R: La gente in Italia con questa crisi che costringe a tagliare beni importanti, come le spese per la sanità, taglia anche sul cinema, preferisce vedere in streeming sulla tivù o tablet. Però nonostante ciò se gli offri qualcosa di accogliente e diverso con incontri, rassegne come fanno a Roma i ragazzi del cinema America, le persone riempiono le sale.
D: Sta già pensando al futuro, anche di Maltese?
R:
Per niente. Adesso mi voglio godere la fine di questo romanzo, accompagnarlo fino all’ultima puntata, festeggiare con tutti coloro che hanno lavorato in questo progetto e poi si vedrà con calma, anche per la possibilità di una seconda stagione.

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