15 Maggio Mag 2017 1600 15 maggio 2017

Debora ha fatto centro

La Serracchiani ha detto quello che molti pensano, a destra e a sinistra. Ma chi subisce uno stupro si sente un pezzo di carne a disposizione di qualcun altro. E non pensa certo al patto di accoglienza.

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«La violenza sessuale è un atto odioso e schifoso sempre, ma risulta socialmente e moralmente ancor più inaccettabile quando è compiuto da chi chiede e ottiene accoglienza nel nostro Paese». Nel fine settimana ha fatto molto discutere il tweet di Debora Serracchiani, dirigente del Pd nonché governatrice del Friuli Venezia Giulia, tra interpretazioni, chiarimenti, constestualizzazioni più o meno forzate (tutto fuorché scuse, perché lei insiste con poca empatia e troppa saccenza). E l'invito da parte di Forza Nuova a ritirare la tessera onoraria del movimento.
Serracchiani poi parla di «buon senso» e «rottura del patto di accoglienza», dice che intendeva sottolineare come la fiducia tradita renda ancora più insopportabile un crimine. Vero. Tutti d’accordo.
Il buon senso ci dice che se ti ospito a casa e prima di andartene mi svaligi l’appartamento mi sarai più insopportabile di qualsiasi ladro intrufolatosi per i fatti suoi: hai approfittato della mia gentilezza per portarmi via delle cose.
Ma se prima di andartene stupri mia figlia non hai violato una cosa mia, hai violato lei e con lei devi fare i conti e per lei chiunque le stia sopra tenendola con forza è uno stupratore e basta. Chi subisce uno stupro non pensa alla fiducia, al patto di accoglienza, all’amicizia, alla riconoscenza. Chi subisce uno stupro si ritrova ad essere un pezzo di carne a disposizione di qualcun altro.
L’avverbio moralmente riportato nel primo tweet di Serracchiani ci riporta al 1996, quando in Italia lo stupro venne dichiarato reato contro la persona e non più contro la morale pubblica.
E ci riporta anche al 1 gennaio 2016 quando dopo la terribile notte di Colonia in cui gruppi di immigrati molestarono decine di ragazze si parlò di come quegli ingrati oltre a portarci via il lavoro Vengono a stuprare le nostre donne.
Ma Debora ha fatto centro, diciamolo!
Questa dirigente di partito che si definisce semplicemente democratica ha detto quello che molti e molte pensano, anche a sinistra.
La gravità della violenza non è assoluta. Depende, come diceva un tormentone dell'estate 1998. De que depende? De según como se mire, todo depende.
Da che dipende? A seconda di come lo guardi, tutto dipende.


QUAL È IL METRO DI VALUTAZIONE?
A Parma nel 2010 una ragazza di 18 anni fu stuprata da un gruppo di ragazzi nella sede del collettivo Raf, Rete AntiFascista. Non denunciò e soltanto nel 2013 venne a conoscenza dell’esistenza di un video testimone della violenza nonché del fatto che le fosse stato affibbiato un soprannome: Fumogeno. Insolito per una ragazza, ma nel video si vede chiaramente, affermano gli inquirenti, che oltre a ripetuti stupri subì anche la penetrazione con un fumogeno, appunto. Devono essersi proprio divertiti quei ragazzi sempre in prima linea contro il fascismo. Negli incartamenti dell’indagine è scritto che nel video «il corpo della ragazza veniva usato come oggetto inanimato» in quanto la stessa era sotto l’effetto di sostanze stupefacenti.
Ma cosa c'è di più fascista di uno stupro?
E cosa c'entra questa storia con le parole di Debora Serracchiani? C'entra, perchè all'interno del collettivo antifascista è stata la ragazza ad essere allontanata, insultata e minacciata. Tra l'orrore della violenza e l’appartenenza al gruppo ha vinto la seconda. Così quei maschi sono stati difesi - anche dalle ragazze - in nome di un Depende che ha anteposto l’ideologia (evidentemente astratta) alla condanna della violenza.
Se gli stupratori fossero stati dei ragazzi di Casa Pound cosa sarebbe accaduto? Sarebbe cambiato il metro di valutazione? Quel collettivo avrebbe marciato compatto invocando giustizia? Non lo sapremo mai ma sappiamo che il processo è ancora in corso ma la città sembra non volersene ricordare. Lo scorso aprile sono stata invitata proprio a Parma a parlare di violenza di genere e diritti. In sala molte associazioni, singoli cittadini, femministe. Quando ho chiesto cosa avessero fatto a sostegno della vittima di quello stupro la risposta è stata sostanzialmente Niente (Situazione delicata, Vicenda complessa, Quel collettivo si è oramai sciolto, È successo parecchio tempo fa).
Ma come? I diritti umani si costruiscono e difendono ogni giorno, a partire dalle nostre vite, nelle nostre città. E per la vittima quel parecchio tempo fa sembra un ieri che comincerà a passare solo a processo finito e a giustizia ottenuta (a sostegno della ragazza e contro l’omertà all’interno della rete Raf si mossero e continuano ad essere attive le ragazze del gruppo Romantic Punx, che ringraziamo).
E l’indifferenza non è neutrale, come non lo è il silenzio.

DEPENDE, SEMPRE
La violenza a noi vicina ci spaventa, forse per questo cerchiamo di allontanarla. Forse per questo più o meno consapevolmente non facciamo che alimentare lo stereotipo del mostro che arriva da lontano, che non ci riguarda.
Così la gravità della violenza Depende.
Sulle pagine dei giornali come nel nostro ombelico.
Depende se lo stupratore è un rumeno e sbatti il mostro in prima pagina o se è italiano e bastano due iniziali e un trafiletto.
Depende se è un estraneo o tuo marito. O il sacerdote di cui ti fidi.
Depende se la vittima è un ‘avvocata o una prostituta.
Depende se indossa la minigonna o il tailleur.
Depende se viene aggredita alle tre del pomeriggio o alle tre del mattino.
Depende se era più o meno disinibita, se aveva una vita sessuale più o meno lineare.
Depende se il femminicida è un delinquente o un direttore di banca.
Depende se chi paga per fare sesso con una 15enne ha o non ha una moglie in parlamento.
Depende se a toccarti il culo in ascensore è il portinaio o il datore di lavoro.
Depende se certe frasi sessiste e volgari le pronuncia un rozzo qualsiasi al bar o Fabio Testi in un salotto tivù in Rai.
Depende se chi agisce la violenza sta o meno dalla nostra parte della barricata.
Le cose miglioreranno?
Depende.
De que depende?
Anche da tutte le Serracchiani che stanno dentro un grande partito di governo e sembrano ignorare l’urgenza di nominare una ministra delle Pari opportunità e di rappresentare le donne di questo Paese.

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