8 Maggio Mag 2017 1910 08 maggio 2017

Un Pd poco fertile e troppo fertility

«Lavoro, casa, mamme». Renzi nel suo discorso divide le donne ed esclude dai suoi interessi chi non vuole essere madre. Dimenticando gender gap, femminicidi e legge 194.

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«Lavoro, casa, mamme». Di questo si occuperà il Pd, ha detto Matteo Renzi all’assemblea del Pd post primarie 2017.
Ma come? Anni di femminismo per vederci riconosciute come persone e adesso Renzi ci dice che siamo donne soprattutto se siamo mamme, o che le mamme sono donne di serie A e dei loro diritti chi governa si deve occupare.
Mi dispiace amiche care che non avete figliato. Io ho due femmine e un maschio, ho dato il mio contributo alla patria e per il Pd di Renzi ho un posto in prima fila.
Eppure anche le mie amiche che mamme non sono si vedono discriminate in tanti aspetti della loro vita quotidiana, tutta la vita. Anche loro si sobbarcano il welfare che lo stato delega alla buona volontà, anche loro lavorano a stipendio ridotto rispetto alle proprie capacità in un Paese al 50esimo posto nelle classifiche mondiale del Global Gender Gap (indicatore mondiale delle discriminazioni sulle donne in materia di salute, istruzione, presenza politica, opportunità di lavoro).
E al 50esimo posto dell’ analisi del World Economic Forum ci porta l’attuale presenza delle donne in politica, perché in tema di occupazione siamo ancora all’ 89esimo gradino (peggio di Nigeria, Georgia e Colombia) e per la parità salariale al 127esimo (peggio di Bangladesh, Marocco, Corea e Argentina).
Proprio sul tema donne e politica Renzi ha aggiunto: «Abbiamo portato tante mamme ad occuparsi di politica con le quote rosa». Dimenticando che la legge Golfo-Mosca ha risposto ad anni di richiami europei in fatto di impari opportunità di accesso alla politica e noi l’ abbiamo apostrofata quote rosa perché paresse quasi un vezzo.

LE DONNE SONO TUTTE
Siamo d’accordo con lui quando dice che la maternità come ostacolo alla realizzazione femminile nelle professioni sia una ingiustizia, ma ridurre l’impegno contro le discriminazioni femminili alla sfera della maternità significa discriminare ulteriormente tutte le donne che mamme non sono perché scelgono diversamente.
«Ogni investimento sulla capacità della donna di coniugare maternità con professione è un investimento per il benessere del nostro Paese», ha sottolineato Renzi, ma vorremmo che come nei Paese del Nord Europa le politiche di conciliazione casa-lavoro fossero indirizzate a madri e padri indistintamente, e per tutte le forme di famiglia di cui oggi la società si compone.
Il benessere del nostro Paese passa attraverso il benessere di tutte le persone che lo compongono, nessuna esclusa.
Lavoro, casa, mamme esclude inoltre qualsiasi impegno a far rispettare la legge 194, vergogna del nostro Paese con l’obiezione di coscienza che in alcuni ospedali pubblici arriva al 90% e su cui l’Europa ci bacchetta in continuazione.
Con un femminicidio ogni tre giorni avremmo voluto sentire Lavoro, casa, rispetto della dignità delle donne. Avremmo voluto sentir pronunciare la parola libertà, che un partito nato dalla sinistra dovrebbe amarla quanto autodeterminazione.
Ma questo è il Renzi che come premier non ha ravvisato l’urgenza di nominare una ministra delle Pari opportunità.
Questo è il Renzi del fertility-day, e tutto torna.

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