Femminicidio

Femminicidio

2 Maggio Mag 2017 1654 02 maggio 2017

Prima svilite, poi uccise

Stipendi più bassi, il welfare sulle nostre spalle, una tv che ci offende. E allora perché stupirsi se il femminicida è un bancario? Noi donne valiamo. Ma finchè la nostra cultura non ce lo riconoscerà, rimarremo vittime.

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Questa mattina ero dal fruttivendolo. Tra una cassetta di frutta e l'altra si parlava del femminicidio di Roma. Le solite frasi: «Ma un’altra!», «Ma quante!». E poi lo stupore: «Ma lui è un direttore di banca, vivevano vicino a piazza di Spagna!». Lo stupore deriva dal pregiudizio: quello secondo cui un direttore di banca (che, nello specifico, all'alba del Primo Maggio si è costituito per l'omicidio della compagna), deve essere per forza di cose una persona per bene, mica un disgraziato/ignorante da cui aspettarsi che perda la testa.

IL FEMMINICIDIO NON ARRETRA
Ancora non è chiaro che il femminicidio è un delitto culturale, e che in quanto tale può essere perpretrato da uomini di qualsiasi età, occupazione, provenienza geografica e livello di istruzione. Non è un omicidio per disperazione, ma per esercizio di potere, potere di vita e di morte su un’altra persona. Nessuno perde la testa, ma mette invece in atto un’azione volta a ristabilire il controllo sulla partner. E non c’è nessuna emergenza femminicidio a seguito della crisi economica; in Italia il femminicidio è l’unica tipologia di omicidi che negli ultimi vent’anni non segna un calo bensì una costante (192 i casi nel 2006, per fare un esempio).

MORIAMO TUTTE
Le presenti mi ascoltavano e sembravano fidarsi delle mie precisazioni. La loro attenzione si è spostata allora sulla vittima, su una lei che sarà stata sicuramente «una poveretta», una che non sapeva «farsi valere».
Altro pregiudizio, perché i pregiudizi ci difendono, servono a non identificarci con chi è coinvolto in tragedie che preferiamo immaginare lontane da noi.
La verità è che il patriarcato non sopporta l’autonomia femminile e, in ogni luogo e in ogni dove, ancora oggi la punisce.
Le vittime non sono donne deboli o poco istruite, spesso sono donne forti e indipendenti economicamente che decidono liberamente di interrompere una relazione in cui non vogliono più stare, che proprio per quel loro «farsi valere» vengono, appunto, punite.
Ciò che ci lega a una relazione violenta è l’inconsapevolezza che lo sia ben prima che si arrivi alla violenza palese, quella fisica, inequivocabile.
D’ altronde la cultura patriarcale ci alleva tutte chiedendoci pazienza e accoglienza, sminuendo il nostro valore, celandoci i nostri diritti e le nostre opportunità, tutt’altro che paritarie.

SE FOSSIMO CONSAPEVOLI
«Perché io valgo». Ci diciamo così nello spot di uno shampoo.
Ma se fossimo consapevoli del nostro valore ci rifiuteremmo di prenderci cura di casa e figli e anziani e cucina e spesa come se fossero unicamente affar nostro, da condividere con i nostri compagni di vita solo saltuariamente e dicendogli anche grazie.
Se fossimo consapevoli del nostro valore ci saremmo stupite di essere tutte donne dal fruttivendolo, alle dodici e quaranta di un martedì mattina.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non accetteremmo stipendi più bassi dei nostri colleghi, maggiori difficoltà di carriera e deboli politiche di conciliazione rivolte esclusivamente a noi come se il lavoro dei padri non avesse nulla da conciliare.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non troveremmo niente da ridere se alla tivù molestano sessualmente una cantante spacciandocelo per gioco, non avremmo dubbi che la violenza non si possa chiamare scherzo, non ci sarebbe nemmeno bisogno di discuterne.
Se fossimo consapevoli del nostro valore per ogni donna svilita, umiliata, discriminata, sentiremmo agitare un parte di noi.
Se fossimo consapevoli del nostro valore non accetteremmo che siano gli uomini a legiferare per noi in materia di gravidanza, aborto, maternità.
Se fossimo consapevoli del nostro valore chiederemmo con forza una ministra delle pari opportunità a un governo per cui rimaniamo invisibili.
Invece non lo siamo, e ogni femminicidio ci sembrerà cosa distante dai possibili scenari delle nostre vite.
E ogni volta che ci troveremo di fronte alla brutalità di un uomo respinto sbarreremo gli occhi incredule, non ci capaciteremo che stia succedendo proprio a noi, e continueremo a morire, dopo uno shampoo o dopo aver fatto la spesa.

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