26 Aprile Apr 2017 1313 26 aprile 2017

Coco Chanel, l'antisemita che piace al Pd?

Per celebrare il 25 aprile e la Resistenza il Partito Democratico organizza a Milano la manifestazione #tuttoblue. Ma tra le icone europeiste citate, spunta anche la stilista. Che aveva simpatie naziste.

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Coco Chanel era sospettata di essere antisemita e di collaborare con i nazisti. Dubbio che non è bastato per impedire a un manifestante di #tuttoblue, sfilata organizzata dall'area renziana milanese del Pd per commemorare il 25 aprile, di definirla come «patriota europea». Vero è che anche Hitler sognava un'Europa unita, ma sotto l'egida del Terzo Reich e delle svastiche, e non dei più rassicuranti vessilli azzurri trapunti di 12 stelle. Un bello scivolone, nel giorno in cui si dovrebbe celebrare la Liberazione e la Resistenza, fenomeni storici che non possono prescindere dall'antifascismo.

COCO, FIERA ANTISEMITA

Cose che possono succedere, a furia di voler piegare tutto alla logica della leggerezza, del marketing, del giovanilismo esasperato: buttaci dentro un John Lennon a caso, aggiungici una Jane Austen pescata da non si sa dove, persino (salvo fake) il testo di Blue degli Eiffel 65 (profondissimo e ricco di valori: «I'm Blue da ba dee da ba die») ed ecco che nel novero delle icone in quanto tali ci può finire anche una Coco Chanel. I rapporti della stilista con il regime nazista sono stati raccontati in una biografia scritta da Hal Vaughan, che la racconta così: «Coco Chanel era fieramente antisemita già prima dell'avvento al potere di Adolf Hitler in Germania». Lei, negli anni a venire, negò tutto, ma nel 1940 sarebbe stata reclutata dai servizi segreti del Reich con la matricola F-7124 e il nome in codice Westminster. Fu l'occasione in cui Coco intrecciò una relazione con il barone Hans Gunther von Dincklage. Si trattava di un ufficiale nazista di alto livello, che permise a Chanel di alloggiare al settimo piano del Ritz di Parigi durante l'occupazione tedesca. Tra gli ospiti di quelle stanze, da gerarchi nazisti come Goering e Goebbels.

LA 'PUFFICAZIONE' DELLA RESISTENZA

Certo, con quel cartello è stata fotografata solo una persona e non sappiamo dire se ogni partecipante potesse personalizzarsi il suo. Però, data l'uniformità grafica del tutto e un tweet del Pd milanese che pubblicizzava la possibilità di comprare il kit #tuttoblue a soli sei euro, ci viene da pensare che l'attempato signore non sia una fashion victim fan di Coco, quanto piuttosto un militante che si è ritrovato a sfilare con quel cartello messogli in mano da chissà chi. Ma la Resistenza (perché di questo si parla; perché il 25 aprile e la Liberazione sono figli di quella lotta lì) non l'hanno fatta i personaggi citati sui cartelli: né Leonardo Da Vinci, né Rino Gaetano. Né tanto meno Coco Chanel, che casomai stava dalla parte opposta. Su Twitter, gli utenti ci hanno messo poco tempo a ridicolizzare la faccenda: citatissimi, per affinità cromatica, i Puffi. Che, a ben vedere, non potrebbero essere più adatti per descrivere l'operazione messa in atto da Matteo Renzi e dal suo braccio destro milanese Pietro Bussolati: la pufficazione dei valori e, soprattutto, di una storia politica di cui Renzi non ha mai fatto parte.

Dopo la pubblicazione di questo articolo, a LetteraDonna è arrivata la replica di Pietro Bussolati, che pubblichiamo: «I cartelli sono stati preparati in modo giocoso da un gruppo di ragazzi che ha collaborato all'organizzazione di 'Noi, Patrioti Europei'. Quello su Coco Chanel è stato sicuramente un errore che, però, non può pregiudicare il senso della manifestazione, alla quale hanno partecipato oltre 5 mila persone, per celebrare Ventotene e il sogno europeo nato dalla Resistenza».

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