18 Aprile Apr 2017 1409 18 aprile 2017

Francesca e Giovanni, separati nella memoria

I Morvillo escono dalla fondazione Falcone: la decisione dopo una serie di incomprensioni iniziate quando le due salme sono state divise. La storia di un amore spezzato quel 23 maggio 1992.

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Alla vigilia del 25esimo anniversario della strage di Capaci, si rafforzano incomprensioni di vecchia data tra le famiglie del giudice Giovanni Falcone e della moglie magistrato Francesca Morvillo, uccisi da Cosa Nostra insieme a tre agenti della scorta quel maledetto 23 maggio 1992.
«Ci dispiace quanto è successo. È da due anni che abbiamo cercato una mediazione per evitare la decisione della famiglia Morvillo di uscire dalla Fondazione. Ancora non è stata ratificata dovremmo convocare il consiglio». A dirlo è Maria, sorella di Giovanni, commentando la notizia pubblicata dal Corriere della Sera: il fratello e la madre della moglie di Falcone lasciano la fondazione 'Giovanni Falcone e Francesca Morvillo' ritirano il nome della congiunta ed escono dal consiglio direttivo. Maria è la presidente della fondazione, Alfredo Morvillo, procuratore a Termini Imerese (Palermo), fratello di Francesca, è il vicepresidente. Da anni si parla di incomprensioni tra le famiglie dei due magistrati uccisi dalla mafia e la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso sarebbe stato lo spostamento della bara di Giovanni Falcone dal cimitero Sant'Orsola, dov'era in una tomba con la moglie, alla basilica di San Domenico il Pantheon dei siciliani illustri, nel 2015. «Per noi è stato doloroso spostare Giovanni dalla tomba di Sant'Orsola al Pantheon», aggiunge Maria Falcone, «ma lo abbiamo fatto per non fare dimenticare lo stragi del 1992. Alla scopertura della targa c'erano anche i figli del giudice Paolo Borsellino. La decisione di portare Giovanni a San Domenico non è stata una nostra decisione, ma di tutto il consiglio compreso Alfredo Morvillo che non ha detto nulla quando abbiamo portato la proposta. Poi la madre di Francesca ha saputo lo spostamento dai giornali e da allora la famiglia ha deciso per l'uscita dalla Fondazione. Ribadisco per noi tutto ciò è doloroso spero che ci sia un ripensamento. Abbiamo sempre considerato un tutt'uno Giovanni e Francesca. E il nome della moglie di mio fratello campeggia nella targa del Pantheon con quelli dei caduti a Capaci e in via D'Amelio».

«FRANCESCA E GIOVANNI DIVISI NELLA MEMORIA»
A Maria Falcone ha risposto, parlando all'Ansa, Alfredo Morvillo: «Due persone unite nella vita e nella morte si sono ritrovate divise nella memoria», spiegando le ragioni che hanno indotto i familiari di Francesca Morvillo a uscire dal direttivo e a ritirare il nome dalla Fondazione, sottolineando di non voler «alimentare alcuna polemica», ma precisando che la decisione di farsi da parte non nasce solo dalla traslazione, non condivisa, della salma di Falcone nella chiesa di san Domenico: «Il disagio viene da lontano». Per la prima volta prese forma il 23 maggio 2011. Negli interventi nell'aula bunker di Palermo, dove ogni anno si organizza una parte delle manifestazioni in ricordo del magistrato ucciso a Capaci, Morvillo ha colto un vuoto di memoria sulla figura della sorella. Il suo ruolo a fianco di Falcone ma soprattutto la condivisione di vita e di impegno civile rimasero, secondo Morvillo, in secondo piano, e non solo in quella occasione. Ma non gli fu consentito di intervenire sul palco. Finite le manifestazioni del 2011, il magistrato scrisse al direttivo della Fondazione per annunciare le sue dimissioni legate al fatto che «l'obiettivo per il quale la Fondazione era nata non era stato raggiunto». Le dimissioni non vennero discusse in modo formale perché amici magistrati cercarono di svolgere un'opera di mediazione. Il disagio però rimase e nel 2015 Morvillo ripresentò le dimissioni. Non erano cambiate le condizioni che lo avevano allontanato dalla Fondazione e la traslazione della salma di Falcone venne considerata come «la goccia che fa traboccare il vaso».

IL MATRIMONIO
Quello di Giovanni e Francesca era un amore durato 13 anni, finché la morte non li ha divisi, e un matrimonio durato sei. Lei, unico magistrato donna uccisa in Italia, era nata il 14 dicembre 1945 e decise di dedicarsi alla giustizia per seguire le orme del padre Guido, sostituto procuratore. Lavorò per 16 anni alla Procura dei minori di Palermo, e il rapporto che instaurava con i ragazzi la appagava.
Lei e Giovanni si conobbero a casa di amici nel 1979, quando lui era giudice istruttore presso il tribunale di Palermo: si innamorarono e qualche anno dopo, nel 1983 iniziarono una convivenza nella loro casa in via Notarbartolo. Entrambi avevano un matrimonio alle spalle e, ottenuti i rispettivi divorzi, nel maggio 1986 si sposarono con una cerimonia civile privata - senza invitati - officiata dal sindaco di Palermo Leoluca Orlando. Non ebbero mai figli perché, sosteneva spesso lui, «non si mettono al mondo orfani».

GLI ULTIMI ANNI
Dal 1991 la loro vita di coppia non era più quella di prima: Falcone viene trasferito da Palermo a Roma, al ministero di Grazia e Giustizia, e Francesca voleva seguirlo: chiese infatti l'incarico di membro della commissione esaminatrice per i concorsi in magistratura. La loro quotidianità, per amore della giustizia, si nutriva di lunghe telefonate e week end insieme che si ritagliavano tra un impegno e l'altro. Fino a quel 23 maggio '92, quando l'orologio di lei si ferma alle 17.58, ma il suo cuore continua a battere: viene trasportata prima all'ospedale Cervello e poi trasferita al Civico, nel reparto di neurochirurgia, dove muore intorno alle 23 a causa delle gravi lesioni interne riportate. «Dov'è Giovanni?», furono le sue ultime parole. Francesca fu sepolta insieme a lui al Cimitero di Sant'Orsola: vennero separati nel 2015, quando il giudice fu trasferito al Pantheon dei siciliani illustri, sempre a Palermo.

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