7 Aprile Apr 2017 1359 07 aprile 2017

Professione designer

Al Fuori Salone c'è anche Mettiamoci in Mostra, esposizione dedicata alla creatività tutta al femminile. Dove Angela florio ci racconta il mondo della decorazione.

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Non solo designer intenazionali: al Salone del Mobile c'è spazio anche per artisti e artigiani più o meno emergenti che mettono in mostra il loro talento e la loro creatività. Spesso al femminile.
Le donne hanno infiniti talenti, ma spesso restano nascosti. Perché manca il tempo per coltivarli o l’occasione per metterli in vista. Ne è convinta da sempre Livia Sismondi, che ha lavorato come fotografa per le principali case editrici italiane e adesso fa parte del direttivo della Casa delle donne di Milano. Per questo in occasione della Design Week milanese, che trasforma la città in una vetrina internazionale, ha deciso di organizzare una esposizione dedicata alla fantasia femminile e alle sue infinite manifestazioni. Si intitola Mettiamoci in mostra e per due giorni, venerdì 7 e sabato 8 aprile, dalle 11 alle 21, vuole proporre le creazioni originali di una ventina di donne, che ruotano intorno alla realtà milanese. Stiliste, designer, artigiane, fotografe libereranno la loro energia nello apazio da vivere della casa, agganciandosi al programma del Fuorisalone.

DAI GIOIELLI ALLE STOFFE
Camminando tra gli stand si scoprono i gioielli di Zilli Bijoux, di Agnese Del Gamba e di Lorenza Gianotti e i colori su tela e stoffa di Le Sdrasse di Franca Bertagnolli. Nell’ambito del design e dello stile vanno citati gli abiti di Officina Meli, ma anche il Laboratorio delle idee di Lore e Marghe – Sinergie, di Stubabest, delle stiliste Nicoletta Fasani e Duepigrecoerre. Quanto al mondo dell’artigianato artistico, espongono Labinfiore, DecorAzione, Istinto e Raku, Cose da amare, Francesca Scalfati e Mon Simo. Da non perdere infine i vetri di Daniela Gilardoni, le Creazioni by Trezza, che si occupa di design con materiali di riciclo, lo spazio di Padma Jewels, che fa monili artigianali, e di Giulia Poli, che si presenta come book designer. Il clima della mostra è l’aspetto che entusiasma le promotrici. «Si tratta di donne molto diverse, che spesso nemmeno si conoscono, ma creano subito un’atmosfera interessante. All’inizio magari si vedono con un po’ di spirito di concorrenza, poi prevale la solidarietà e l’affinità e si crea un clima di collaborazione e condivisione che diventa piacevole da vivere anche per i visitatori», aggiunge Livia Sismondi. Come se le artiste in mostra facessero fronte comune per lanciare una sfida a un settore affascinante ma spesso chiuso. Ce lo spiega bene Angela Florio, che ha lanciato il marchio DecorAzione e da 20 anni si occupa di decorazione contemporanea.

DOMANDA: Come ha iniziato la sua attività?
RISPOSTA: Ho iniziato a lavorare in questo settore 23 anni fa, quando ero molto giovane. Come decoratrice avevo in mente di fare qualcosa di nuovo, che fosse in movimento, cambiasse nel tempo.
D: Ci spieghi meglio.
R: Io invento moduli nei settori dell’arte, dell’interior e del design spaziando da uno all’altro. In ognuno di questi filoni cerco di inserire il modello ornamentale. Ad esempio ho inventato il quadrolibro.
D: Di cosa si tratta?
R: È un concept legato a un’opera d’arte per viaggiatori erranti. Il mio quadro è ripiegabile e trasportabile e richiede un’artigianalità notevole dal momento che il materiale è costituito di carta e tessuto e ornato di foglia d’oro. Io sono cresciuta a Milano ma vengo da Venezia e quindi porto la mia antica tradizione in queso tipo di progetti.
D: Ci sono altre invenzioni originali come questa nel suo repertorio?
R: Ad esempio Arràs, che modifica il concetto di arazzo in chiave contemporanea. Qui mi sono ispirata alle opere di Bronzino e ho usato fili oro e argento che sono realizzati con una fibra ottica speciale. Si tratta di un tessuto italiano creato 35 anni fa e inizialmente usato per le tute illuminanti della Nasa. Io l’ho visto qualche anno fa pubblicato su un giornale per una gonna e ho cominciato a rifletterci. Nel cuore avevo questa idea, che poi ho trasferito nel modello dell’arazzo reinventato.
D: Su cosa dovrebbe puntare un designer nel 2017?
R: Impegnarsi su creatività, fantasia e ricerca. Si parte da una ispirazione di base, che poi va sviluppata in un’idea e in un oggetto. Anche se nel design di oggi ho l’impressione che la ricerca sia ridotta all’osso.

D: Quali doti bisogna avere per diventare designer?
R: Servono la passione e l’impeto creativo. Poi è fondamentale la tenacia. Perché si tratta di un mondo chiuso e difficile.
D: Come si fa ad entrare nel mercato?
R: Occorre crearsi una nicchia e soprattutto, almeno all’inizio, bisogna essere in grado di autoprodursi. Serve un piccolo capitale per cominciare, che poi, non appena si vende, viene reinvestito sulla ricerca di nuove idee e prodotti. L’idea è di continuare a crescere, migliorarsi, modificare, facendosi conoscere attraverso eventi e pubblicazioni.
D: Ma non sempre si riesce...
R: È complicato. Io, ad esempio, ho cominciato di recente ad essere considerata da qualche galleria con le mie opere, perché si tende a pensare che il decoratore e il designer siano degli artigiani più che degli artisti. Il confine, invece, è labile.
D: Per concludere, come definirebbe le suo opere?
R: Tutti i miei lavori sono influenzati dalle dimensioni di spazio e tempo. Li penso perché cambino con il passare degli anni. Come se accompagnassero il proprietario, che è il loro interlocutore, lungo tutta la sua vita.

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