7 Aprile Apr 2017 1216 07 aprile 2017

Nella terra dei pinguini

Il viaggio australiano di Anna sta per volgere al termine. Ma prima di concluderlo a Melbourne sceglie di godersi i paesaggi spettacolari della Great Ocean Road, tra l'Oceano e animali insoliti.

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L’avventura australiana continua. Dopo la tappa di Kangaroo Island il viaggio dei couchsurfer Anna e Simone prosegue verso Melbourne, ma con una sosta ricca di sorprese. Il 14esimo racconto per la rubrica La mia Australia.

Abbiamo lasciato Kangaroo Island, le spiagge e i suoi animali con un po’ di malinconia. In quel momento mi sono trovata a pensare che il vero viaggio non coincide con la meta: al contrario, è il percorso per raggiungerla, è il paesaggio che cambia chilometro dopo chilometro. La nostra successiva sarebbe stata Melbourne: l’ultima di questo viaggio. Non avevamo fretta di arrivare, dentro di me speravo di posticipare il più possibile quel momento… E per fortuna la mitica Great Ocean Road ci ha fornito il pretesto giusto per prenderci qualche giorno e godere della bellezza dei suoi paesaggi. La strada costeggia il mare, la costa Sud dell’Australia, dove i venti gelidi e impetuosi dall’Antartico soffiano sulle onde che potenti si infrangono sulle scogliere. Il cielo, fin dalla mattina, copriva l’orizzonte con un manto grigio e bagnato di pioggia: un’atmosfera degna di un paesaggio irlandese, sicuramente in linea con il nostro umore «da fine viaggio».

AFFACCIATI ALL'OCEANO
Non è un segreto però che la natura abbia un potere terapeutico incredibile: il paesaggio ci ha rapiti scacciando qualsiasi pensiero triste. Ci siamo fermati più volte per affacciarci sulle terrazze a strapiombo sull’Oceano, godendo di viste spettacolari. Il vento e il mare negli ultimi sei mila anni hanno modellato come esperti scultori rocce antichissime creando faraglioni dalle forme più diverse alte anche 45 metri. Tra i simboli più noti dell'Australia ci sono Il London Bridge («ponte» crollato sotto la forza delle onde), il complesso del Razorback ma soprattutto i Dodici Apostoli, una serie di faraglioni di pietra calcarea al largo della costa.

CULLATI SULLA SCOGLIERA
Siamo arrivati ai Dodici Apostoli al tramonto, proprio mentre un sole arancione, basso all’orizzonte, si faceva largo tra le nuvole cariche di pioggia: una luce calda avvolgeva i sette «apostoli» rimasti in piedi a sfidare l’Oceano, donandoci una spettacolo meraviglioso, un paesaggio in cui la natura si manifestava in tutta la sua grandezza, e il mio sentirmi piccola, davanti a tanta forza, era quasi rassicurante. La sera ci siamo fermati su una scogliera, addormentandoci cullati dal rumore delle onde e protetti dal mare e dal vento.

I DELFINI DI SORRENTO
Proseguendo verso Melbourne, ma senza lasciare la costa, abbiamo raggiunto la baia di Port Phillip e il paese di Sorrento (sì, proprio come il nostro). Certo, le due bellezze sono imparagonabili, ma qui vale la pena fermarsi, almeno il tempo per una nuotata con i delfini. Noi avevamo appuntamento con Jess alle 7.00 della mattina in spiaggia. Appena saliti sulla sua barca abbiamo indossato le mute, perchè l’acqua a Sud è davvero fredda, e già dopo poche decine di metri dalla costa un branco di delfini (che vivono liberi nella baia) ha iniziato a saltare e piroettare attorno alla barca.

RELAX IN BAIA
Veloci siamo entrati in acqua con maschera e boccaglio e non abbiamo dovuto fare nulla: i delfini sono arrivati a darci il benvenuto. Mentre noi rimanevamo a galla a faccia in giù, loro, proprio sotto le nostre pance si esibivano in eleganti acrobazie.
La baia, e in particolare una struttura in mezzo all’acqua, usata in passato come abitazione per i guardiani, è stata scelta anche come luogo di «relax» per una colonia di foche, tutti maschi, che qui vengono a riposare dopo la pesca (le femmine rimangono sulle spiagge più isolate con i piccoli). Accompagnati da Jess siamo entrati in acqua per vederli da vicino ed è stato bellissimo poter nuotare lentamente e in armonia con animali tanto «lontani», visti, fino a questo viaggio, solo nei documentari. Se si rimane in gruppo non si corre alcun pericolo, mentre nuotando da soli ci si potrebbe trovare «faccia a muso» con un esemplare maschio un po’ aggressivo. In realtà a me sembravano solo dei cuccioli un po’ cresciuti.

TAPPA SPORTIVA
Melbourne in realtà non è stata la nostra effettiva ultima tappa: prima di arrivare in città per fortuna ne avevamo previsto un’altra sulla costa: Phillip Island.
L’isola è conosciuta principalmente dagli amanti di Formula1 e Motociclismo perchè ospita uno dei circuiti (per moto e auto) più famosi al mondo. Essendo Simone amante di questi sport non potevamo non visitare il museo, dove il direttore Fergus Cameron ci ha mostrato la collezione pazzesca di alcune delle moto più belle e famose del motociclismo degli ultimi decenni.

SFIDA IN GO-KART
Accanto al circuito ufficiale ne è stata costruita una copia fedele in scala per i go-kart, dove è possibile vivere l’emozione di una corsa in pista.
Simone era l’uomo più felice del mondo, e con lui un gruppo di ragazzi italiani, venuti per una delle tappe del Moto GP (che si sarebbe tenuta qualche giorno dopo). Si sono sfidati a tutta velocità con un sorriso stampato da orecchio ad orecchio: neanche un bimbo a Natale poteva essere più contento!

I PINGUINI DI PHILLIP ISLAND
Motociclismo a parte, ciò che invece a me è piaciuto di più di Phillip Island è stato attendere al tramonto l’arrivo dei pinguini sulla spiaggia di Summerland Bay. Quelli dell’isola sono di razza blu, e non superano i 40 cm di altezza. Trascorrono la giornata a pescare e nuotare nell’oceano poi, appena il sole tramonta e l’oscurità della notte arriva a proteggerli da alcuni predatori (rapaci, ad esempio), arrivano sulla spiaggia ed iniziano a trotterellare con le loro zampine corte e l’andatura tipica e buffa, verso l’interno anche per due chilometri, raggiungendo le loro «casette»: piccole tane di legno disposte nelle dune a monte della spiaggia, dove possono trascorrere la notte. In passato costruivano autonomamente le loro tane sottoterra. Il terreno però era troppo friabile e molle, e spesso cedeva a causa dei buchi costruiti. In quel momento, ammirando stupita e incredula le decine di pinguini «sfilare» davanti ai miei occhi, ero io la bambina a Natale!
Dovevamo semplicemente raggiungere Melbourne, abbiamo scoperto un mondo inaspettato.

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