7 Aprile Apr 2017 1830 07 aprile 2017

Buona scuola, bis tra le critiche

Il Consiglio dei Ministri approva i decreti. Un grande traguardo per Fedeli e Gentiloni. Ma c'è chi non è d'accordo. Come Gianni Carlini, della Flc-Cgil, e una insegnante di Treviso, Beatrice Fiore.

  • ...
classe scuola

La Buona scuola bis è legge. Il Consiglio dei ministri ha approvato le modifiche apportate alla 107, che è stata integrata da otto decreti. Ma mentre il governo e la ministra dell'istruzione Valeria Fedeli esprimono la loro soddisfazione per l'obiettivo raggiunto dopo un cammino contestato e accidentato, non tutto il mondo della scuola esulta. E, anzi, esprime considerazioni piuttosto critiche. Come fa Gianni Carlini, ad esempio, responsabile nazionale dei dirigenti scolastici per la Flc-Cgil: «Difficile essere d'accordo con la ministra quando dice che l'obiettivo è migliorare la scuola. Rispetto alla legge 107, le deleghe cambiano poco».

LA SOSTANZA NON CAMBIA
Chiamata diretta, reggenza su più istituti, stipendi inadeguati. Sono tanti i motivi per cui i presidi criticano la riforma. Compresi il test Invalsi, o la valutazione a cui potrebbero essere sottoposti. «La 107 ha cercato di scaricare sui lavoratori compiti e responsabilità, oltre a creare scontento premiando solo qualcuno e non valorizzando tutti», sostiene Carlini spiegando quelli che secondo lui sono gli snodi più problematici della riforma. «Si parla di tante iniziative: lo 0-6, i disabili, il diritto allo studio. La legge indica solo buone intenzioni senza garantire fondi. E, inoltre, si toglie autonomia alle scuole». Secondo Carlini l'amministrazione non riesce più a far fronte al carico del lavoro a causa della mancata sostituzione dei funzionari andati in pensione, e per questo il governo avrebbe 'deviato' gli incarichi alle scuole. «Più utile sarebbe puntare sui laboratori, allo scopo di formare a dovere il personale». Qualche elemento positivo, secondo Carlini, nella riforma c'è, ma l'impianto generale della 107 rimane inadeguato: «Manca la volontà politica di investire nella scuola pubblica. I dirigenti ne escono massacrati: la loro retribuzione è ridotta, il loro numero è ridotto. I dirigenti diminuiscono, il numero delle scuole rimane invariato. E i dirigenti così devono gestire due plessi».

L'EROISMO DELLA SCUOLA ITALIANA
L'impressione è che non passi legislatura senza che qualcuno tenti di mettere mano alla scuola legando il proprio nome alle riforme: «Da una parte è l'ambito dove è più facile fare cassa. Dall'altro si lega alla questione del consenso, perché la comunità scolastica è ampia e coinvolge comunque una fetta importante della popolazione italiana». Nonostante le riforme che si susseguono negli anni, e che sembrano erodere sempre più la scuola, Carlini è comunque convinto di una cosa: «La scuola italiana è eroica. Nonostante tutto, chi ci lavora lo fa sempre con grandissima passione».

PROFESSIONALITÀ NON RICONOSCIUTE
Che è la stessa cosa che ci dice Beatrice Fiore, insegnante elementare di Treviso: «Possiamo fare tutti i discorsi e le riflessioni che vogliamo, ma quando entriamo in classe spariscono. E pensiamo solo a quanto è importante il nostro lavoro per gli alunni che abbiamo davanti». Certo, anche dal punto di vista di un'insegnante i problemi legati alla 107 non mancano: «I provvedimenti per il sostegno agli alunni con disabilità sono insufficienti». Così come è insufficiente il «livello stipendiale dei docenti. Un insegnante fa ore aggiuntive che vengono buttate nel calderone della cosiddetta 'funzione docente' e che non sono riconosciute. Basti pensare alle uscite didattiche, momenti formativi che non vengono riconosciuti». Piuttosto che investire in bonus, secondo Fiore il governo dovrebbe attrezzare le scuole con i mezzi necessari all'insegnamento, e non lasciare che siano gli insegnanti a procurarseli. Insegnanti che, come sostengono sia Carlini che Fiore, da troppo tempo ormai non si vedono riconosciuti l'importanza del loro ruolo. E che vengono invece mortificati e spesso, ingiustamente, attaccati. In quest'ottica, non fa presagire nulla di buono nemmeno un comma che permetterebbe alle famiglie di alunni affetti da disabilità la possibilità di pronunciarsi a favore del rinnovo dell'insegnante di sostegno. Delegando, di fatto, la scelta a criteri che possono essere anche di simpatia o antipatia. E in barba a tutte le graduatorie.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso