30 Marzo Mar 2017 1656 30 marzo 2017

Tutta questione di centimetri

In un liceo del comune francese di Valenza la preside ha chiesto agli alunni di vestire in modo adeguato evitando gonne troppo corte e pantaloni strappati. Sui social è scoppiata l'inevitabile (e a quanto pare forzata) polemica.

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La polemica è partita, come spesso accade, dal web. Diversi studenti del liceo Emile Loubet di Valenza, comune francese situato nel dipartimento della Drôme, hanno lanciato un appello sui social per denunciare alcune decisioni (giudicate) sessiste prese dalla direzione dell'istituto. Come il divieto, per le ragazze, di indossare gonne troppo corte o jeans 'bucati'. La preside e i suoi collaboratori sono stati accusati di 'misurare' la lunghezza delle gonne ogni volta che le giovani arrivano a scuola. Lo stesso avverrebbe per il make-up.


L'INDIGNAZIONE
Il tweet che ha scatenato l'indignazione è stato quello di una ragazza che ha pubblicato una sua foto su Twitter, commentando: «Ecco l'abito che indossavo stamattina a scuola, per il quale sono stata qualificata 'indecente' dalla preside e dai suoi collaboratori». Un maglioncino e una gonnellina nera. Il post è stato condiviso da più di 12 mila persone, che in molti casi hanno sottolineato nei commenti l'assoluta normalità dell'abito (giudicato tutt'altro che volgare). «È una violazione della libertà d'espressione», si ribellano alcuni liceali. «Certo c'è un limite a tutto, ma che male c'è se veniamo a scuola con un taglio sul jeans all'altezza del ginocchio?».

LA RISPOSTA DELLA PRESIDE
Effettivamente, detta così, dar torto ai ragazzi è difficile: una cosa è l'indecenza, altra il desiderio - tipico dei più giovani - di seguire (con il giusto rispetto) i trend del momento. La preside Pascale Frantschi, però, in un'intervista rilasciata al Dauphiné Libéré, ha respinto le accuse e difeso le sue posizioni con forza, cercando di strapparle al Medioevo per riportarle all'attualità. Leggendo le sue dichiarazioni, in effetti, le cose sembrano essere andate un po' diversamente: «È follia, nessuno ha mai misurato le gonne. Visto precedenti 'eccessi', abbiamo solo domandato agli studenti, senza distinzione di sesso, di evitare di venire con jeans strappati perché alcuni piccoli 'fori' erano diventati delle voragini», ha affermato. E ha aggiunto: «Sul make-up non abbiamo mai detto nulla, abbiamo studenti e studentesse con i capelli rosa, verdi e blu, e nessuno è mai stato escluso, contrariamente a quanto si racconta (sui social è girata anche la voce che chi non rispetta le 'regole' viene rispedito a casa, ndr)». Niente sessismo, quindi, e soprattutto, a quanto pare, nessuna 'misurazione' né 'espulsione'.

LIBERTÀ NON È SINONIMO DI ANARCHIA
Se da una parte le norme della scuola sulle gonne troppo corte e i pantaloni strappati possono apparire troppo 'rigide', dall'altra sembra che sui social la notizia sia stata ingigantita e che in realtà, l'unica 'colpa' dell'istituto sia stata quella di richiedere ai suoi allievi un abbigliamento adeguato all'ambiente. In questo caso, quale sarebbe lo scandalo? Sono stati numerosi gli utenti che hanno preso, in questo senso, le difese della scuola, sostenendo e confermando la posizione della preside. La tanto urlata 'libertà', d'altronde, non è sinonimo di anarchia. Ma questo, ancora, a molti non è chiaro.

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