28 Marzo Mar 2017 1604 28 marzo 2017

Aguzzina per salvarsi la vita

Miyasa Hodor è rimasta prigioniera dell'Isis, a Mosul, per due anni. Nell'arco dei quali è stata obbligata a frustare altre donne. Anche al ritmo di 50 al giorno.

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MIYASA HODOR 1

Costretta a diventare un'aguzzina, per non fare la fine delle vittime a cui lei stessa ha inflitto innumerevoli frustate. È la storia di Miyasa Hodor, rimasta prigioniera a Mosul per un periodo stimato intorno ai due anni. Intervistata dai microfoni di Sky News, Hodor ha rivelato che alcune volte, obbligata dai miliziani dell'Isis, arrivava a frustare ben 50 donne al giorno.

O LEI O LE ALTRE
«Per l'adulterio venivi lapidata a morte. Se rubavi, ti tagliavano la mano. E per chi non indossava il velo, frustate». Hodor, riporta il Daily Mail, ora teme di finire in prigione per gli atti commessi: «Il mio compito era punire quelle che non indossavano i guanti, o le calze, o il velo. Ci portavano una cinquantina di persone al giorno». I ricordi della prima volta in cui ha frustato una donna continuano a tormentarla: «A ogni frustata gridava. Fermai la mia mano. Si misero dietro di me e mi dissero che avrebbero picchiato me al posto suo».

SENZA RISPARMIARE NESSUNO
Non è una novità che l'Isis faccia spesso punire le donne da altre donne. Il ruolo delle donne all'interno dell'organizzazione terrorista ha sempre avuto connotati particolari. Esemplare la presenza della brigata Al-Khansa, sorta di Gestapo al femminile. Miyasa ha rivelato, inoltre, che qualora non sia la donna a essere punita, è il marito a subire le pene disumane al posto suo.

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