21 Marzo Mar 2017 1000 21 marzo 2017

Sonetti dietro il velo

Nella Giornata mondiale della Poesia, la storia di centinaia di donne afghane e del loro circolo letterario dove raccontano la guerra, la condizione della donna, e anche l'erotismo.

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«Possa Dio distruggere il Talebano e porre fine alle loro guerre./ Hanno reso le donne afghane vedove e puttane». Quello che avete appena letto è un landai, 'piccolo serpente velenoso'. È una forma poetica tradizionale dell'Afghanistan composta di due versi, il primo di nove sillabe, il secondo di 13. Questi versi sono quasi sempre anonimi e vengono spesso cantati da donne di etnia pashtun. Nel 2015 alcune di loro, autrici di questi, li hanno recitati negli spazi dell'International Poetry Festival. Donne che fanno parte di un collettivo letterario tutto al femminile dal nome Mirman Baheer. E se a Kabul i suoi membri possono riunirsi senza timori, le donne che vivono nelle altre aree del Paese devono tenere celata la loro passione letteraria.

POESIA CLANDESTINA
Mirman Baheer è stato fondato da Sahira Sharif, politica e attivista afghana. Le donne di Kabul ad avervi aderito sono oltre 100, quasi tutte appartenenti a famiglie dell'alta società. Si ritiene che nelle province circostanti le partecipanti siano oltre 300, ma la costrizione all'anonimato rende la cifra tutt'altro che certa. Tra gli scopi che si propone Mirman Baheer, spicca la volontà di voler elevare la condizione della donna coniugando la tradizione islamica con la costituzione e la carta dei diritti umani. Ma è anche innegabile che queste donne adoperino le possibilità espressive della poesia come forma di resistenza, a dispetto delle minacce e dei rischi verso cui vanno incontro. Chi non può partecipare alle riunioni a Kabul, è costretta a dettare i propri distici al telefono, stando attenta a non farsi scoprire da padri, mariti e fratelli.

LA POETESSA SUICIDA
Zarmina è una delle donne che ha pagato con la vita la sua passione per la poesia. Il suo nom de plume era Rahila. Un giorno venne scoperta dalla cognata mentre leggeva poesie d'amore da un quadernetto sgualcito. La famiglia era convinta che all'altro capo del telefono ci fosse un ragazzo, così punirono Zarmina picchiandola e distruggendo il suo quaderno. Due settimane più tardi, Zarmina si suicidò dandosi fuoco. Zarmina aveva scoperto Mirman Baheer ascoltando la radio e da quel momento telefonò più volte affinché qualcuno potesse ascoltare e trascrivere i suoi landay. Il suo ultimo componimento suonava così: «Il giorno del giudizio griderò forte:/ ho abbandonato il mondo con il cuore pieno di speranza».

ESPRESSIONE AL FEMMINILE
L'aspetto davvero straordinario dei landais è la loro capacità di rivelare che, dietro burqa, chador e hijab non si celano delle personalità anonime, ma delle donne vere, autentiche, che dietro i loro veli nascondono emozioni dolorose, a tratti dilanianti. Il contenuto dei landais, però, non è mai univoco: possono essere ironici, sprezzanti, rabbiosi o tragici. Ciò che importa davvero è che il landai è una forma poetica prerogativa delle donne, e gli uomini non potranno mai portargliela via. I landais viaggiano di bocca in bocca, non è importante l'identità dell'autrice ma la diffusione di quelle 22 sillabe proibite. Spesso le donne si lamentano per essere trattati come oggetti o merce di scambio da padri e fratelli, che combinano matrimoni con mariti molto più maturi. Emblematico il seguente landai: «Fare l'amore con un uomo vecchio/ è come scopare con un gambo di mais avvizzito e nero di muffa». Ma i 'serpentelli velenosi' mordono anche i militari. I seguenti versi furono scritti al tempo dell'invasione sovietica, ma vengono cantati ancora oggi: «Possa il tuo aeroplano schiantarsi e il pilota morire, tu che stai gettando bombe sul mio amato Afghanistan!».

EROTISMO A KANDAHAR
I landay possono anche assumere sfumature erotiche, spesso anche pungenti. Gli uomini vengono spesso messi in ridicolo per la codardia che dimostrano non solo in battaglia, ma anche nell'alcova. «Sfortunato tu che non sei venuto l'ultima notte/ Ho preso il duro palo di legno del letto come uomo». E, ancora: «Non c'è un uomo abbastanza coraggioso per vedere/ come le mie cosce vergini brucino i miei pantaloni?». Altrettanto esplicito è l'invito di una ragazza al suo amante: «Fai scivolare la tua mano dentro il mio reggiseno/ accarezza una rossa e matura melagrana di Kandahar».

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