21 Marzo Mar 2017 1936 21 marzo 2017

In Cina la parità te la dà la classe

Nel Paese asiatico convivono due anime completamente diverse tra loro, che emergono con estrema evidenza. Anche e soprattutto osservando la condizione delle donne.

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La Cina è un Paese che ha due anime. Me ne sono accorta subito, quando ho cominciato a muovermi per il centro di Pechino. Da una parte alberghi e centri direzionali ipermoderni si protendono verso il cielo con la fiumana di uomini e donne d’affari che li attraversano, gettando un’ombra sugli hutong, i quartieri storici. Camminarci in mezzo, da sola, è stato suggestivo. Dall'altra parte, invece, i muri sono scrostati, i panni stesi sventolano ma spesso sono solo dei cenci, le donne stanno sedute sull’uscio e non alzano lo sguardo quando passi, un po’ per timidezza, un po’ perché sono indaffarate. La mia prima impressione arrivando in questo Paese è stata che un mondo antico continui il suo corso, indifferente al fatto che intorno le cose cambiano. Insomma il progresso sembra incombere più che coinvolgere. La stessa differenza che ho visto ripetersi quando dalla Capitale mi sono spostata verso la campagna, dove le scritte in una lingua diversa dal cinese non esistono e la gente sembra uscita da un altro tempo. La regola degli edifici si ripete nella società. L’ho notato soprattutto osservando le donne.

QUESTIONE DI CETO
Da una parte ci sono le manager che hanno posizioni di successo forse in misura superiore a quanto accada nei Paesi occidentali, dall’altra le signore di un ceto inferiore, che fanno il lavoro duro al mercato, brandendo un coltellaccio per tagliare a fette pesci lunghi due metri, mentre i loro uomini giocano a dadi a due passi da loro.

Andrea Berrini, editore e scrittore.

UN DIVARIO NETTO
Il mio senso di equità sociale è rimasto scosso da questi atteggiamenti ma a colpirmi è stato anche il fatto di vedere che negli hotel e nei ristoranti, anche quelli internazionali, i ruoli di servizio spettano sempre alle femmine. Il maschio sta alla reception, anche quando il suo inglese lascia a desiderare, la giovane donna con una pronuncia decisamente migliore porta i vassoi in tavola. Differenze che mi hanno stupito e su cui ho voluto indagare, chiedendo indicazioni ad Andrea Berrini, editore e scrittore, esperto di Cina e di Oriente, che ha appena pubblicato per la casa editrice Iacobelli un libro intitolato Scrittori dalle metropoli.

TRA UMILTÀ E POTERE
«La Cina è una nazione dove soprattutto le donne svolgono i lavori più umili. Si tratta di un Paese popolare e popolano, che ricorda l’Italia di 100 fa. Specie nelle campagne, vengono considerate a un gradino più basso della società» conferma l’autore. Che aggiunge: «Al di là di questo aspetto, la Cina è anche un Paese nel quale molte rappresentanti del sesso femminile hanno raggiunto un grado di eguaglianza sociale, nelle grandi città, che altrove non è stato ancora conquistato». A suo parere si tratta di un retaggio del regime comunista, che su questo aspetto della parità tra uomo e donna ha investito molto. «Certo è una circostanza che riguarda il ceto medio-alto, con le manager che hanno posizioni di potere importanti al pari degli uomini e nella stessa misura» insiste l’autore. «Nel mio libro però parlo dell’incontro con un poeta cinese, che vive in una casa albergo nella campagna, dove il ruolo di responsabile è affidato alla sua compagna, quindi a una donna». Segno che non dipende forse solo dal denaro e dal fatto di essere in città, ma anche da una preparazione culturale adeguata.

L'OPPRESSIONE DI CAMPAGNA
«Nei villaggi dell’interno si incontra ancora il rozzo degli antichi costumi. C’è una fisicità forte, con la gente che fa i ravioli in strada o gioca a dadi fuori dalle case e le donne non vengono trattate con particolare rispetto ma subiscono pressioni e sono sottomesse anche per via della loro debolezza a livello fisico», dice l’esperto. Per Andrea Berrini in questo senso esiste ancora una specie di 'oppressione del genere femminile', che forse nelle città si avverte di meno, perché sono più a contatto con la tradizione occidentale o più evolute nel pensiero comunista.

CONTRADDIZIONI E RICCHEZZE
«La società cinese appare comunque dura a livello di relazioni, anche perché è stravolta dalla modernità e dalla velocità del cambiamento». Nel suo libro-reportage Berrini racconta la storia di autori che vivono a Pechino, Mumbai, Delhi e Singapore. Attraverso le interviste il ritratto dei loro Paesi emerge in modo chiaro, con le sue contraddizioni e la sua ricchezza. Si parla delle persone, della cultura, delle relazioni sociali. E in particolare, per quanto riguarda la Cina, anche delle donne, che sono sottomesse al loro uomo, lavorano per lui o cercano la parità nella stanza dei bottoni. «Molto spesso le manager non sono particolarmente attraenti, ma non credo che sia perché nascondono il loro lato femminile per avere successo. Anche gli uomini non sono attenti all’esteriorità. Semplicemente si tratta di una caratteristica cinese. Così le signore, soprattutto una volta, non badavano ad abiti e trucco». A meno che non fossero 'consacrate' al piacere dell’uomo. Cosa che, in fondo, succede anche oggi.

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