20 Marzo Mar 2017 1842 20 marzo 2017

Mamma... che fatica!

Lo Stato ha messo in campo una serie di nuovi incentivi economici per le donne in attesa. Ma ottenerli è più complicato del previsto, tra snervanti ritardi e complicate burocrazie.

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neomamme

Cicogna in arrivo? Diventare mamme oggi in Italia dovrebbe essere più semplice, almeno economicamente. Già, perché lo Stato ha messo in campo una serie di incentivi che rendono, almeno sulla carta, il lavoro facilitato per chi vuol mettere su famiglia con un nuovo bebè. Solo sulla carta però, perché in realtà ricevere il denaro delle nuove misure a sostegno della maternità, stanziati con la Legge di Bilancio, sembra davvero un’utopia. «In realtà avere quei soldi è più difficile di quanto possa sembrare», racconta Giulia Manzoni, mamma di 26 anni in attesa da sette mesi e alla sua prima esperienza genitoriale. «Sapevo del bonus così sono andata al Caf. Ma oltre a non saperne nulla mi hanno anche dato versioni diverse. Alla fine ho scoperto che non sono pronti ancora i moduli. E che avremo ancora tanto, tanto da aspettare». Non solo per la burocrazia, a partire dai moduli da riempire fino alla compilazione dell’Isee, che racchiude dichiarazioni dei redditi, proprietà, mutui o finanziamenti, libretti e conti correnti, ma anche proprio per la difficoltà a reperire gli stampati per inviare le richieste.

GLI INCENTIVI
Così se i bonus e gli incentivi creati per aiutare e accompagnare le neomamme e i neopapà (visto il difficile periodo economico e la bassa crescita demografica che da qualche anno ha colpito l’Italia) dovrebbero aiutare e semplificare la vita delle famiglie, richiederli sembra sempre più una stancante caccia al tesoro. «Bisogna aver la pazienza di girare Caf e uffici dell’Inps», continua Giulia. «Io sto guardando spesso i siti per vedere se ci sono novità. Non vorrei dover fare una corsa per poi perdere questi soldi. Per ora ho solo avuto risposte vaghe: mi hanno detto che non sanno. Che forse ci vorranno 60 giorni, minimo, perché le prime richieste vengano approvate». Insomma bisogna armarsi di pazienza e munirsi di penna e documenti, e tanta informazione, per poter accedere agli aiuti. Nel frattempo, per passeggino e affini, la famiglia sarà costretta ad arrangiare. Genitori, siete avvisati.

ESSERE MAMMA DOMANI
Ma in cosa consistono, più precisamente, i nuovi incentivi? Una delle novità previste da quest’anno è il bonus Mamma domani, o bonus gravidanza, introdotto dall’ultima legge di Bilancio. Si tratta di un assegno una tantum di 800 euro, riconosciuto alle mamme in dolce attesa. È stato pensato per essere destinato a coprire le prime spese legate all’arrivo dei piccoli di casa, come visite mediche o l’acquisto del corredino. Il contributo può essere richiesto all'Inps, indipendentemente dal reddito, a partire dal settimo mese di gravidanza o all’atto dell’adozione. Un piccolo ma importante supporto. In teoria. In pratica, almeno per il momento, un po' meno, visto che il bonus è stato annunciato, ma non è mai arrivato. Presentato dal governo Renzi, prima mancava il dispositivo attuativo, ora invece non c'è traccia dei moduli per fare domanda. Gli stessi funzionari dell'Inps non hanno nemmeno idea di quando sarà finalmente possibile inviare le richieste. E se il call center ora già risponde che non si può far nulla, altrettanto lampante è che quando la situazione si sbloccherà il fiume di domande 'arretrate' potrebbe allungare molto le operazioni di approvazione con inevitabili ulteriori ritardi sulla ricezione del tanto agognato bonus. In ogni caso non dovrebbero esserci problemi per le 750mila famiglie che potranno usufruire dei 600milioni messi a disposizione visto che la misura, non appena avviata, dovrebbe essere retroattiva al primo gennaio. Il ministro con la delega alla Famiglia Enrico Costa è ottimista: «Entro poche settimane verrà emanato il provvedimento attuativo» ha dichiarato.

IL BUONO NIDO
Altra novità in arrivo è il Buono nido, un contributo per il pagamento delle rette dei nidi pubblici e privati, fino a un massimo di mille euro annui e per 11 mensilità, anche in questo caso erogato dall’Inps. Questa misura è rivolta a tutti, senza limiti di reddito, ed è riferita «all’intera durata massima di tre anni di frequenza del nido», si legge. «L’aiuto sarà erogato anche alle famiglia con bambini con meno di tre anni che, a causa di gravi patologie croniche, sono impossibilitati a frequentare un nido». Attenzione, però. Il beneficio non è cumulabile con i voucher per baby sitter e asilo nido già previsti anche negli anni scorsi, né con la detrazione Irpef del 19% per l’iscrizione al nido.

TORNA IL BONUS BEBÈ
Le nuove misure elencate si affiancano al Bonus bebè in vigore dal 2013 e vincolato alle condizioni economiche dei richiedenti. L’Inps lo eroga infatti ai genitori di bambini nati o adottati tra il primo gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017, fino ai tre anni di vita o per i primi tre anni dall’ingresso del figlio adottivo nel nucleo familiare. La somma è di 80 euro mensili per le famiglie con Isee da 7mila a 25mila euro e di 160 euro per quelle con Isee sotto i 7mila euro. Anche la domanda per fruire di questo aiuto deve essere presentata all’Ente Previdenziale e va fatta dopo la nascita del bambino e non oltre i 90 giorni dal parto. La si può inoltrare direttamente per via telematica, se si possiede il Pin, oppure attraverso un Caf e i patronati. Informazioni dettagliate e istruzioni si trovano anche sul portale dell’istituto previdenziale e sui vari siti specializzati. Buone notizie infine anche per chi ha bimbi nati nel 2014 e che ai tempi, per mancanza di fondi, si era visto bloccare il bonus: è prevista una cifra una tantum di 275 euro rivolta alle famiglie di ogni piccolo nato oppure adottato in quell’anno. Ma questo vale solo per chi è titolare della Carta Acquisti dell’Inps, cioè le famiglie con reddito Isee inferiore ai 6.788,61 euro. Per chi rientra in questa fascia la somma sarà accreditata automaticamente. Attenzione, però: anche qui sembrano esserci problemi di accredito dei soldi visti i vari rinnovi dell’Isee che ha validità fino al 15 gennaio dell’anno successivo a quello in cui è presentato. Per richiedere l’attestazione bisogna ricordarsi che tra i documenti necessari c’è anche la giacenza media dei conti correnti, inclusi quelli intestati ai figli minorenni. E anche in questo caso si registrano già ritardi.

VOUCHER PER BABY SITTER E ASILO NIDO
Con l’ultima manovra sono state aumentate anche le risorse per i voucher per baby sitter e per nidi, che si possono chiedere in alternativa al congedo parentale e sono stati già sperimentati nel 2016. Per le lavoratrici dipendenti sono messi a disposizione altri 20 milioni di euro, passando così a 40 milioni di euro. Per le autonome e libere professioniste invece si va dai 2 milioni stanziati l’anno passato ai 10 milioni. Quello che si vuole scongiurare quest’anno, con l’aumento delle risorse, è quanto capitato nel 2016: il budget per le mamme lavoratrici dipendenti si era esaurito a inizio agosto e le richieste erano state fermate. Coloro che rientrano in servizio in anticipo, rinunciando del tutto o in parte al congedo facoltativo, possono quindi vedersi assegnati 600 euro mensili, per un massimo di sei mesi, mentre si parla di tre mensilità per le autonome e le libere professioniste iscritte alla gestione separata dell’Inps. Il contributo viene poi ridotto proporzionalmente all’orario di lavoro per le lavoratrici part-time ed è stato esteso concretamente anche alle lavoratrici autonome solo nello scorso settembre. Tutto resta però in stand-by per ora visto la discussione sui voucher degli ultimi giorni.

FONDO CREDITO NUOVI NATI
Entro fine marzo, in ultimo, dovrebbe entrare a regime il Fondo crediti nuovi nati, destinato a fornire garanzie sui piccoli prestiti concessi alle famiglie che avranno o adotteranno un figlio nel 2017. In sostanza le famiglie potranno chiedere un prestito alle banche aderenti all’iniziativa, a tassi agevolati, con tempi di restituzione spalmati su più anni. Per i figli nati dal 2009 al 2011 - per avere una idea del quantum - era possibile avere fino a 5mila euro, da rendere in un massimo di 5 anni, a un tasso annuo effettivo globale fisso (Taeg) non superiore al 50% del tasso effettivo globale medio (Tegm) e con altre riduzioni per i bimbi con malattie rare. Gli aiuti per i neogenitori da parte dello Stato sono numerosi: l’obiettivo è fare sentire mamma e papà un po’ meno soli nella loro nuova avventura di famiglia.

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