17 Marzo Mar 2017 1057 17 marzo 2017

«Santoni, le donne più vulnerabili»

Più sole, più incomprese, con meno stima di sé. Partendo dal caso di Torino, lo psichiatra Paolo Crepet ci spiega quali meccanismi psicologici ci sono alla base delle congreghe segrete.

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Sedute curative che si concludevano con rapporti sessuali, anche di gruppo, che scacciavano via le 'negatività'. Riti orgiastici, formule magiche, esoterismo. Donne che soffrivano di depressione o che avevano problemi con i mariti, e che nel corso di quelle sedute sono rimaste incinte. È il quadro inquietante che è emerso a Torino, dopo la denuncia di una ragazza che ha accusato il 69enne Paolo Meraglia di averla narcotizzata e stuprata nel 2015, quando lei era ancora 17enne. Ma, come racconta la Repubblica, molte donne non si considerano vittime del santone. Emblematico il caso di tre sorelle: una di loro non riusciva a intraprendere una gravidanza, finché non ha conosciuto Meraglia. La seconda non riusciva a trovare lavoro, ma è anche lei rimasta incinta. Ed entrambe volevano che anche la terza sorella prendesse parte ai riti, che forse andavano avanti da una ventina d'anni. Un quadro più complesso di quanto possa sembrare, come ci ha spiegato il professor Paolo Crepet che abbiamo raggiunto al telefono.

D: Che idea si è fatto sul caso di Torino?
R: Innanzitutto bisogna tener presente che il santone in questione circuiva persone di diverse età. Le situazioni della ragazzina di 17 anni, dunque minorenne, e delle donne adulte, non sono comparabili. A una certa età non si hanno né le esperienze né gli strumenti.
D: E nel caso degli adepti adulti?
R: Lì bisogna capire perché persone con una loro vita, a 30 anni, rimane attratta da qualcosa del genere.
D: Non c'è un modo per evitare questi personaggi?
R: No, il libro delle istruzioni non c'è. Ma in fondo basterebbe il buon senso.. Quando si arriva alle messe nere con tanto di rapporti sessuali, mi sembra superfluo dover sottolineare che si è passato il limite. Questo, ovviamente, senza giustificare mascalzoni e delinquenti, che come tali vanno trattati dalla giustizia, senza la minima indulgenza.
D: Il fattore ambientale può influire?
R: Torino è la patria delle messe nere da molti decenni. C'è un'influenza esoterica che viene da Oltralpe, una mentalità molto chiusa e superstiziosa. Ma tutto potevo aspettarmi, tranne che nel 2017 una persona arrivi a fare una cosa del genere. Escluso il caso della minorenne, mi chiedo perché tutti i maggiorenni andassero lì e che cosa gli piacesse.
D: Qualche ipotesi?
R: Questi casi sono strani. Non c'è una costrizione palese, ma una capacità di manipolazione da parte di una persona che racconta storie che piacciono, millantando benefici sulla salute, sulla mente, sulla capacità di scacciare il malocchio... Mi lascia perplesso anche questo baratto, questo scambio di atti sessuali in cambio di un presunto benessere.
D: Però il fenomeno non è certo una novità
R: C'è una parte di noi che è attratta da queste cose, inutile nascondersi. Probabilmente le persone che finiscono in questi giri vivono una vita vuota, solitaria, monotona. Il problema della solitudine è fortissimo.
D: Come si fa a capire di essere finiti in una congrega potenzialmente pericolosa?
R: Il primo sintomo è la richiesta di silenzio e segretezza. Su questa si costruisce la coesione del gruppo e la sua esclusività. È lo stesso principio del massone: io so che tu sai, tu sai che io so. Ma mentre tra massoni ci si scambia favori equivalenti, nell'altro caso il rapporto è diseguale. Mi viene da pensare che il meccanismo psicologico è lo stesso di chi prometteva cure miracolose con le staminali. Non si chiede il consenso, ma un atto di fede.
D: E che cosa cerca, chi si lascia attrarre da questi gruppi?
R: Un'identità. In una vita in cui l'identità non c'è più, è già qualcosa. E le donne corrono un rischio maggiore rispetto agli uomini, perché le donne sono più sole, più incomprese, e tendono ad avere meno stima di sé rispetto agli uomini.
D: Che cosa bisogna fare, quando si capisce di avere a che fare con una setta così?
R: Bisogna andare subito, immediatamente dai Carabinieri. Quel giuramento di silenzio va spezzato, facendo nomi e cognomi.
D: E se capita a una persona amica?
R: Meglio rischiare di perdere un'amicizia, che rischiare di perdere una persona. Ho avuto dei pazienti che sono entrati in giri strani, tra congreghe e santoni. Bisogna sollevare il coperchio per il bene di questa persona, ma poi dal punto di vista giudiziario non è detto che vada a finire con chissà quali condanne.
D: Perché?
R: Alla fine le cosiddette vittime sono spesso persone che si recano di propria volontà a casa del santone, non sono costrette. Non essendoci più, per fortuna, il reato di plagio, nessun giudice può iniziare un procedimento di questo genere.
D: E la circonvenzione di incapace?
R: È molto complessa da dimostrare. Se una signora al mattino va a fare la spesa, è difficile sostenere che la sera prima fosse incapace. La circonvenzione è chiara in alcuni ambiti patologici, come quelli neurodegenerativi. Ma è difficile pensare che ci sia un processo intermittente per cui quando si va da un santone non si ha coscienza di sé stessi, e fuori da lì invece si riesce a vivere una vita normale.

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