15 Marzo Mar 2017 1300 15 marzo 2017

Il ciclo ci discrimina? Protestiamo per altro

Un'azienda di Bristol è stata la prima nel Regno Unito a introdurre il congedo mestruale per le donne che soffrono di dismenorrea. E presto dovrebbe arrivare in Italia. Ma davvero è una misura che può far sentire le donne inferiori?

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congedo

Sono piene di energia, fanno la ruota, indossano pantaloni bianchi, si lanciano con il paracadute, corrono nei prati, e ridono. Ridono sempre. Sono le donne con il ciclo nelle pubblicità.
Sono nervose, irritabili, hanno sbalzi di umore, si sentono stanche. Hanno emicrania, mal di schiena e dolori all'addome. Piangono, a volte. Sono le donne con il ciclo (non tutte, per fortuna) nella realtà. Più brutale e meno edulcorata, come la parola che ne riassume i sintomi: «dismenorrea».

CONGEDO MESTRUALE, IL CASO DI BRISTOL
Un'azienda di Bristol nel 2016 è diventata la prima nel Regno Unito a introdurre un 'congedo per mestruazioni', ossia la possibilità di prendersi giorni di riposo o di lavorare con maggiore flessibilità per le donne quando soffrono di dismenorrea. La Coexist, così si chiama l'impresa 'modello' inglese, assume in gran parte donne e crede che in questo modo si possa creare «un ambiente di lavoro più felice e sano». Tutto è iniziato quando la direttrice dell'azienda, Bex Baxer, ha visto alcune dipendenti piegate sulle scrivanie per il dolore. «Non vogliono mettersi in malattia per un evento che accade una volta al mese», ha spiegato a The Sun, «e per questo tendono a nascondere questo malessere. Non ci deve più essere una sensazione di 'vergogna' in quei giorni».
Secondo i dati del servizio sanitario britannico, il 90% delle donne soffre di dolori mestruali e il 14% di loro è incapace di condurre qualsiasi attività durante i giorni di dolore più intenso. Numeri alla mano, la Coexist ha deciso di andare incontro alle sue dipendenti per il loro bene, e quello dell'azienda. E il congedo mestruale dovrebbe diventare presto legge anche in Italia.

IN ORIENTE ESISTE GIÀ
La Coexist, comunque, nonostante l'attenzione mediatica, non stata affatto la prima ad aver inserito nel proprio statuto l’esenzione dal lavoro per le impiegate con il ciclo. La Nike, per esempio, dal 2007 ha inserito il congedo mestruale nel proprio codice di condotta mentre in Giappone alcune aziende hanno adottato il seirikyuuka nel lontano 1947, e un anno dopo la stessa pratica fu introdotta in Indonesia. Il 2001 è stato l'anno del Sud Corea, il 2013 a Taiwan. I Paesi europei sono indietro anni luce rispetto all'Oriente: il clamore che ha creato caso di Bristol lo dimostra.

TUTELA O DISCRIMINAZIONE?
Congedo mestruale sì o no? Se il fronte a favore sostiene che le donne che soffrono di dolori mestruali costituiscono un impedimento alla realizzazione delle normali attività quotidiane, e sono quindi comprensibilmente meno produttive al lavoro, i contrari spostano l'attenzione su due piani: quello economico e quello della parità di genere. Da una parte costerebbero troppo, dall'altra si troverebbero di fronte a una discriminazione di fatto. Perché? Stare male nei giorni di ciclo le rendo inferiori ai loro colleghi uomini? Davvero il fatto di avere le mestruazioni le rende «più deboli per natura» rispetto ai maschi?

DISCRIMINAZIONE DI GENERE È BEN ALTRO
Niente affatto. Personalmente, nonostante sappia che questa parola non piace a molti - mi considero femminista. Convinta, anche. Tendo a non accettare mai nemmeno la più sottile discriminazione di genere. Non sopporto la mercificazione del corpo della donna usata in pubblicità, in tivù o nelle riviste. Non sopporto l'idea che i posti di potere più importanti al mondo nella stragrande maggioranza dei casi continuino a essere ricoperti da uomini.
Mi rifiuto di accettare, nel 2016, tutta una serie di discriminazioni che mi trovo a leggere o a vedere ogni giorno, anche se non direttamente. Le donne sono pagate meno, le donne per poter svolgere professioni - per le quali la bellezza non conta - devono comunque essere belle, alte e magre. Le donne sono incastrate in una marea di stupidi stereotipi, da quello idiota dell'incapacità al volante a quello ben più serio e sconfortante che si può riassumere con un abusato «se è vestita scollata o con la gonna corta è una facile».

QUALE VERGOGNA
Ma il congedo mestruale ha davvero a che fare con il tema della discriminazione di genere? Il verbo discriminare nella sua accezione più negativa significa «confinare, emarginare, ghettizzare». Ma significa anche «differenziare, distinguere». Sì, uomini e donne sono fisicamente diversi, fisiologicamente diversi. E allora? Noi abbiamo il ciclo e facciamo figli. Loro no. Noi abbiamo i dolori mestruali. Loro no. Quindi, per quale motivo minimamente logico dovrei sentirmi 'discriminata' se sto male e sul posto di lavoro non sarei produttiva come dovrei? Rimanere a casa per via dell'influenza è diverso? Non credo. Semplicemente, l'influenza colpisce uomini e donne, mentre quei giorni li hanno le donne e basta. Se devo sentirmi debole e diversa rispetto a un uomo per via del congedo mestruale, allora dovrei vergognarmi anche di nominare le parole ciclo o mestruazioni? E di indossare un assorbente?
Dovremmo sentirci discriminate per ben altro: non abbiamo nulla di intellettualmente inferiore rispetto al genere maschile, eppure da inferiori troppo spesso siamo trattate. Quindi esigiamo la parità intellettuale. Quella fisica lasciamola perdere.

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