9 Marzo Mar 2017 1947 09 marzo 2017

Figli a tutti gli effetti

Riconosciuta la prima adozione in Italia a due padri gay. Un avvocato della Rete Lenford, a cui la coppia si è rivolta, ci spiega la sentenza. «Ha un effetto superiore della stepchild adoption».

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A Firenze il 9 marzo è stata riconosciuta per la prima volta in Italia l'adozione di due bambini da parte di una coppia gay. Due fratellini già adottati in Gran Bretagna da una coppia di italiani residente nel Paese da più di due anni, sono riconosciuti con un’adozione piena anche in Italia. Il tribunale dei minori di Firenze ha disposto la trascrizione anche nel nostro Paese dei provvedimenti della Corte inglese: ai bambini è stato riconosciuto lo status di figli e la cittadinanza italiana.

ADOZIONE PIENA VS STEPCHILD
La coppia di uomini si è rivolta all’associazione Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford. Vincenzo Miri, avvocato della Rete, ha spiegato a LetteraDonna che «questo caso è particolare: si tratta di un’adozione cosiddetta 'piena' e ha un effetto superiore rispetto alla stepchild adoption stralciata dalla legge Cirinnà. Nella stepchild il partner adotta il figlio naturale del proprio compagno/a, ma il rapporto è solo con il genitore, non con i nonni, per esempio. In questo caso di Firenze, invece, l’adozione è piena: una coppia gay ha adottato figli esterni. A questi bambini viene riconosciuto un inserimento nel contesto familiare dei genitori adottivi, mentre perdono ogni legame con la famiglia di origine».

IL RICONOSCIMENTO IN ITALIA
Come si legge in una nota diffusa dalla Rete Lenford «la disposizione normativa prevede che l'adozione pronunciata dalla competente autorità di un Paese straniero ad istanza di cittadini italiani che dimostrino di avere soggiornato continuativamente nello stesso e di avervi avuto la residenza da almeno due anni, viene riconosciuta ad ogni effetto in Italia purché 'conforme ai principi della Convezione'». Il Tribunale ha quindi proceduto «alla verifica della conformità alla Convenzione dell'Aja della sentenza britannica con la quale era stata disposta l'adozione di due fratellini, chiarendo che la Convenzione non pone limiti allo status dei genitori adottivi, ma richiede unicamente la verifica che i futuri genitori adottivi siano qualificati e idonei all'adozione, esame che nel caso di specie è stato puntualmente effettuato dalle autorità inglesi, riservando l'eventuale rifiuto all'ipotesi che il riconoscimento sia manifestamente contrario all'ordine pubblico». Oggi in Italia, infatti, non è consentito ad una coppia gay di adottare un bambino 'esterno'. Mentre la Cassazione - dopo la legge Cirinnà - ha detto sì alla stepchild adoption, perché risponde all’interesse superiore del bambino (formula che si legge anche nella sentenza di Firenze). Dopo la pronuncia della Cassazione il tribunale di Milano ha negato la stepchild e adesso si è ricorsi in corte di Appello. «La legge Cirinnà ha lasciato un buco, lasciando la discrezionalità ai singoli tribunali: si è creata una situazione molto delicata», continua Miri.

E ADESSO CHE SUCCEDE?
«Questa sentenza ha un’importanza notevole perché fa un quadro chiarissimo sulla vicenda e insiste sul fatto che non sussiste un pregiudizio per il minore, che invece ha l’interesse di avere una giuridica certezza nei rapporti con i genitori e conferma che il minore è inserito in una famiglia omogenitoriale. Questo è un altro tassello di una grande produzione giuresprudenziale». E adesso cosa accadrà per le tante coppie italiane che attendono la stepchild? «Questo bisogna vederlo, ma è assurdo che affermino che puoi essere figlio all’estero di una coppia italiana e non nel tuo Paese. Io vedo l’ipotesi di lavorare sulla legge Cirinnà sull’adozione per le coppie unite civilmente. Non so fino a quanto terrà la negazione dell’adozione piena per le coppie gay. Perché in Europa è pacifico dal 2010 e in Italia dal 2016 con la sentenza della Cassazione che anche le coppie omogenitoriali formano una famiglia. Solo i pregiudizi impediscono alle coppie gay di adottare», conclude l’avvocato.

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