7 Marzo Mar 2017 1640 07 marzo 2017

Quelle del rimborso selvaggio

L'europarlamento travolto dallo scandalo: frodi per racimolare soldi. Coinvolti alcuni italiani: Lara Comi deve restituire 196 mila euro, mentre sulle grilline Aiuto e Agea ancora si attende il responso.

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rimborso

C'è del marcio in Parlamento. Anche in quello europeo, che nei primi giorni di marzo 2017 è stato travolto dallo scandalo rimborsi. Una serie di truffe e frodi che coinvolgono anche politici italiani, i quali però si distinguono per strategie e modalità dai loro colleghi stranieri. Mentre da una parte sono i partiti a organizzare le ruberie, che attingono dalle casse europee per rafforzarsi in patria, gli italiani fanno tutto da sé, come singoli e senza l'appoggio delle proprie compagini politiche. Lo rivela un'inchiesta di Repubblica, che ha tracciato una vera e propria «mappa delle frodi». Tra gli italiani coinvolti, tre donne.

LARA COMI
La 34enne di Saronno sul suo sito web non nasconde di vivere con i suoi genitori. La mamma se l'è portata anche a Strasburgo, visto che l'aveva assunta come assistente parlamentare. «Corro per la FAMIGLIA anche in Europa», scrive sempre sul suo sito. Slogan che assume altri connotati, alla luce dei fatti, lontani dalla Federazione europea delle associazioni familiari cattoliche a cui faceva riferimento. Dal 2009 al 2010, la mamma Luisa Costa ha percepito 126 mila euro, che ora le tocca restituire. Una brutta macchia sul curriculum della ex pidiellina ora esponente di Forza Italia, che è stata eletta per la prima volta al Parlamento europeo proprio nel 2009. In verità, nel 2013 venne anche condannata a risarcire con 30 mila euro per diffamazione l'ex sindaco di Ferrara, Roberto Soffritti, come riporta il Fatto Quotidiano. Poco male, comunque. Perché intanto mantiene ben salda la carica di vicepresidente del gruppo dei Popolari.

DANIELA AIUTO
Nel mirino c'è anche l'europarlamentare a 5 stelle. L'inchiesta su di lei è in corso; l'accusa? Aver chiesto un rimborso da migliaia di euro per delle ricerche che in realtà avrebbe copiato da Wikipedia. Un sospetto che non fa onore alla mamma architetto arrivata al parlamento europeo nel 2014. Proprio quell'anno il Fatto Quotidiano le aveva contestato di aver invitato, a spese dei contribuenti, una cinquantina di persone in gita Bruxelles. Di per sé si può fare, perché il regolamento permette a un singolo parlamentare di invitare 110 persone ogni anno. Gli inviti, però, secondo prassi andrebbero riservati a scolaresche.

LAURA AGEA
La umbra laureata in sociologia, eletta anche lei nel 2014, è invece accusata di aver assunto come assistente un imprenditore «sospettato di non avere il tempo di svolgere il lavoro relativo la mandato europeo dalla deputata ma al massimo, nella veste di attivista del Movimento, di seguirla nella politica locale», scrive Repubblica. Nel candidarsi, Agea aveva detto che il suo obiettivo era darsi da fare per poter consegnare un futuro migliore ai bambini italiani e non costringerli a diventare dei cervelli in fuga. Attualmente è membro della Commissione per l'occupazione e gli affari sociali e delle delegazioni per le relazioni con la Palestina e all'Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE.

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