2 Marzo Mar 2017 1850 02 marzo 2017

«Masterchef ha perso la sua anima»

Ha vinto la terza edizione del talent e ora, oltre a cucinare, collabora con La Stampa e partecipa a incontri sulla gastronomia. A tu per tu con Federico Francesco Ferrero.

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federico francesco ferrero


Federico Francesco Ferrero è un piemontese di quelli tosti. Un vero leader sia fuori che dietro ai fornelli. Classe 1973, scapolo, è un medico nutrizionista, appassionato di gastronomia da oltre 25 anni. Ma anche il vincitore della terza edizione di MasterChef Italia. La passione per la cucina, nata già ai tempi dell'università di medicina e di chirurgia (votazione 110 e lode e dignità di stampa), l'ha portato negli anni a compiere un percorso autonomo di studio dai molteplici aspetti. Ovviamente legato alla nutrizione. E dopo la vittoria di MasterChef gli si sono aperte anche le porte per diventare giornalista e critico gastronomico.

DOMANDA: Qual è il primo ricordo che le viene in mente ripensando a Mastechef?
R: Sicuramente la scena del coniglio crudo è stata indimenticabile. Però, nell'ultima puntata di questa stagione, ho visto che chef Barbieri si è ricreduto. Nella mia edizione aveva detto di non averlo mai mangiato in questo modoperò adesso ha addirittura affermato che se marinato è molto buono. Quando l'ho visto ho pensato che alla fine le provocazioni servono a smuovere qualcosa.
D: Che tipo di esperienza è stata?
R: Intensa, una di quelle che lascia qualcosa. Insomma, mi sono messo in discussione. Quando si partecipa a certi programmi, la cosa importante è di non limitare la curiosità. Ed è una cosa che vale sia per chi cucina che per chi mangia. L'importante è non essere passivi, un po' come ci impone di essere la società di oggi dove le persone non parlano più. Io, al contrario, mi reputo fortunato. Da Barbieri, Cracco e Bastianich ho avuto una grande lezione mettendo in pratica una mia passione.
D: Quale?
R: Non si porta a nulla a casa se si partecipa a MasterChef solo per vincere. Io volevo esprimere invece delle idee nella mia cucina.
D: Ma alla fine ha vinto...
R: Si ma non ero andato lì per quello, anche se alla fine era un gioco. Non era quello il mio scopo primario.
D: E oggi come vede il nuovo format?
R: Come tutti i talent, dopo un po', ha perso freschezza. I concorrenti li vedo molto meno spontanei. Poi io non ho la tivù e quindi vedo poche puntate. Posso dire però che ora si gioca a creare personaggi più che buoni cuochi. Senza contare che avere quattro giudici toglie suspence e anche il passaggio di casa produttrice ha reso il format più popolare o, se vogliamo, forse meno interessante. I primi anni MasterChef era un fenomeno di costume, ora ha - come spesso capita - perso qualcosa.
D: Che Cosa?
R:
Ripeto, manca la suspance. Le persone non amano essere sorprese mentre invece nella mia edizione il bello era proprio quello: le cose con noi andavano in un modo estremamente spontaneo.
D: Quanto è faticoso essere un concorrente?
R: Parecchio. È molto impegnativo, ti coinvolge per tre mesi e devi sospendere la tua quotidianità per tutto quel tempo.
D: Tornando alla sua edizione, con chi dei vecchi compagni di gara è rimasto in contatto?
R
: Marco gianfreda con cui sto cucinando e scrivendo un soggetto con tema gastronomico sull'800. Ma non posso rivelarvi di più, è ancora tutto in divenire.
D: Cosa fa Federico Ferrero dopo Masterchef?
R: Ho cercato di mettere a frutto la mia esperienza dedicata alla ricerca di cibo e del sapore. Collaboro con La Stampa e partecipo a incontri sulla gastronomia un settore che in Italia manca un po'.
D: E lavorativamente parlando?
R: Solitamente in molti partecipano agli show cooking e anche a me ne hanno offerti molti. Io invece ho preferito puntare sul mio futuro è lavorare su questo.
D: Cosa consiglia allora ai nuovi concorrenti per affrontare il dopo Masterchef?
R: Non me la sento di dare consigli. Io ho scelto di non cogliere il successo immediato e invece ho cercato di fare qualità e contenuti. Masterchef è stato un trampolino per la visibilità ma poi bisogna lavorare altrimenti la visibilità passa e non resta nulla di quello che hai fatto.

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