1 Febbraio Feb 2017 1717 01 febbraio 2017

Madri per soldi

Per diventare mamme surrogate serve assoluto distacco verso il nascituro. Ce lo spiega Anne, 27enne ucraina che si è rivolta a un centro di gestazione per altri. Per un motivo: quello economico.

  • ...
maternità surrogata

Alice fa la psicologa. Ha 41 anni e nella vita non ha mai pensato alla maternità. Sognava di aiutare i più piccoli a liberarsi dai traumi procurati dagli adulti, ed è quello che ha fatto. Ha sposato Francesco, amico e compagno di una vita, con cui condivide tutto. Si bastano l’uno all’altra e non hanno mai pensato ad avere figli. Ma una visita dal ginecologo ha cambiato ogni cosa.
Niente bambini, è stato il responso. Alice non può concepire. E in un attimo, tutto è cambiato. Il desiderio di una famiglia ha iniziato a infilarsi nel suo quotidiano: tra le pareti della cucina, in camera da letto e negli scaffali dello studio di Alice. A loro serviva un utero sano, un’altra madre oltre ad Alice. E così hanno iniziato a cercarla.
È la gestazione per altri, conosciuta anche con il nome di maternità surrogata, pratica attraverso la quale una donna sceglie di portare avanti una gravidanza per conto di altre persone. Single o coppie, sia eterosessuali che omosessuali.
La surrogacy è legale soltanto in alcuni luoghi al mondo e la sua regolamentazione varia in base alle leggi dei vari Paesi. In alcune nazioni è consentita sia a pagamento che a titolo gratuito, come Armenia, Bielorussia, Georgia (rivolta soltanto a coppie eterosessuali), Ucraina, Russia, Stati Uniti (dove sono previste norme diverse in base agli stati interessati), Sudafrica e Thailandia (dove è vietata ai cittadini stranieri e viene praticata solo se la madre surrogata è parente della coppia). In Australia, Belgio, Canada, Danimarca, Grecia, Hong Kong, Israele, Paesi Bassi e in Ungheria, la surrogacy può essere praticata soltanto senza alcuna retribuzione. A Cipro non esiste una legge in grado di regolamentare il fenomeno e in molti ricorrono all’aiuto delle tante agenzie internazionali.
L’India è stata, a lungo, una delle principali destinazioni per le persone alla ricerca di un figlio proprio perché, fino a pochi anni fa, la prassi poteva essere retribuita. Ma lo sfruttamento legato al corpo di tante giovani donne ha fatto sì che il governo stabilisse nuove regole dall’ottobre del 2015: niente figli ai richiedenti stranieri.
In Italia la maternità surrogata è considerata illegale, ma sono molte le coppie che scelgono di affidarsi all’utero di un’altra donna per mettere al mondo dei figli. Spesso, però, per trovare una soluzione, basta digitare «maternità surrogata» su internet. E così, si aprono tanti mondi.
I centri specializzati, i cui siti sono facilmente comprensibili a chiunque, anche a chi non conosce perfettamente l’inglese, sono decine. Ci sono informazioni e contatti utili per capire come ci si muove e che cosa si può fare. Ci sono persone che rispondono a ogni domanda. E poi, ci sono le foto dei medici e di tanti neonati. Bianchi, preferibilmente con gli occhi azzurri e perfettamente in salute.
Il Canadian Medical Care (che ha sede a Praga) è uno di questi istituti. Ho mandato una mail e ho chiesto informazioni sul ruolo delle madri surrogate: come affrontano la gravidanza, come funziona l’iter della surrogacy e se, ad esempio, restano in contatto con le famiglie dei piccoli che hanno messo al mondo.
Nel giro di qualche tempo sono stata messa in contatto con Anne (nome di fantasia), una ragazza di 27 anni, originaria della regione di Vinnycja, in Ucraina, che ha già partecipato a questo programma. E che oggi, a LetteraDonna, spiega: «Ho già messo al mondo un bambino sanissimo di 3,400 g e vorrei poterlo rifare».

DOMANDA: Anne, perché è così decisa a portare a termine un’altra gravidanza per altri?
RISPOSTA: Il ringraziamento da parte delle coppie per aver dato loro la possibilità di diventare genitori sono la soddisfazione e il privilegio più bello per me.
D: Immagino percepisca un’entrata da questa pratica.
R: Sì, sono diventata una madre surrogata a 25 anni ed ero sicuramente attratta anche dal compenso che mi spettava. Sinceramente non so se avrei deciso di farlo gratuitamente.
D: A quanto ammonta il compenso?
R: Dipende da diversi fattori.
D: Che lavoro fa?
R: Lavoro come cuoca in un asilo nido.
D: Quanto guadagna?
R: Il mio stipendio mensile è di 1.600 UAH (la valuta ucraina, ndr), che corrisponde circa a 59 euro italiane.
D: È sposata, Anne?
R: Sì. Io e mio marito abbiamo due figli: un maschio di sette anni e una femmina di cinque. Ammetto di averlo fatto anche per loro.
D: In che senso?
R: Volevo regalare ai miei piccoli un po’ di sicurezza in più. E poi mi piaceva l’idea che una cosa che aiutava me, al tempo stesso era utile per altre persone.
D: La sua famiglia sa tutto?
R: Sì, ai miei bambini ho sempre raccontato tutto e loro hanno sempre reagito molto positivamente.
D: Com’è riuscita a spiegarle a dei bambini così piccoli che nel pancione non c’era un loro fratellino?
R: Ho semplicemente detto loro: «Voi siete i miei figli, la mia più grande ispirazione, ma purtroppo esistono persone che non hanno la mia fortuna e non conoscono questa felicità». Loro hanno capito.
D: Cosa si prova a portare in grembo il bimbo di un’altra coppia?
R: Fin da subito gli specialisti dell’istituto ti insegnano a considerare quel figlio come qualcosa che non ti appartiene. Così ho imparato, dall'inizio, a prendere le distanze emotive necessarie. Il fatto di avere già dei figli miei mi ha sicuramente facilitato le cose.
D: Quindi vi servite anche di un appoggio psicologico voi madri surrogate?
R: Sì, sono stata in contatto costante con uno specialista dell’agenzia che mi ha sostenuto, insieme a mio marito, e che rispondeva a tutti i miei interrogativi e timori. Mi è stato proposto il suo aiuto anche nel post-partum, ma non mi è servito. D'altronde quando si sceglie di partecipare a un programma del genere lo si fa con una certa convinzione fin dal principio. Sai di essere determinante per la felicità degli altri, altrimenti non lo fai.
D: I neonati quanto restano con le madri surrogate?
R: Appena nati i piccoli vengono subito affidati a mamma e papà ufficiali. Io non ho avuto il tempo di rimanere con il bimbo che avevo messo al mondo.
D: I genitori del piccolo le sono stati accanto?
R: Certo, hanno anche assistito al parto.
D: Siete rimasti in contatto dopo la nascita?
R: No, di solito non si mantiene alcun tipo di contatto con la famiglia. Lo ritengo non necessario e, anzi, penso che se fosse successo questo fatto avrebbe inciso negativamente sul mio stato psicologico. Conosco alcune ragazze però che sono rimaste in contatto con i genitori biologici e vanno a trovare i bambini. Io ho scelto di non farlo.
D: L’ha mai sentito «suo» durante la gravidanza?
R: È ovvio che, fisicamente, un po’ lo sentivo, ma non c’è stata alcuna implicazione affettiva.
D: Quali sono i requisiti che una donna deve dimostrare di possedere per poter diventare una madre surrogata?
R: Deve essere in età riproduttiva, deve avere un’età compresa tra i 20 e i 34 anni, deve avere avuto come minimo un bimbo sano e godere di un buono stato di salute. Compreso quello psicologico. Soprattutto, deve essere pronta ad assumersi la responsabilità di una gravidanza, che non è una cosa semplice.
D: Come funziona l'iter?
R: Personalmente ho cercato cliniche che praticavano la gestazione per altri. Ho trovato la Canadian Medical Care che mi ha fatto un colloquio per capire, prima di tutto, se fossi stata psicologicamente idonea. Successivamente mi sono sottoposta a una serie di accertamenti e solo dopo questi mi sono potuta iscrivere al database. Quando è arrivata la coppia che aveva bisogno di me sono stata contattata e ho rifatto di nuovo tutti gli esami.
D: Di quale tipo?
R: Analisi del sangue, per accertare di non avere infezioni o malattie. I genitori vogliono essere certi che il loro bambino non avrà problemi in futuro.
D: Poi cosa succede?
R: Ho firmato il contratto con la coppia, con cui è poi iniziato il processo di preparazione e trasferimento dell’embrione (che dura da uno a due mesi, ndr). Dopo la sincronizzazione dei cicli e la preparazione dell’endometrio è stato effettuato il trasferimento dell’embrione. Sono rimasta incinta e dopo due settimane è stata confermata la gravidanza.
D: Il centro come ha seguito la gestazione?
R: Una volta ogni due settimane mi recavo in clinica e con il coordinatore effettuavo dei controlli. Ogni sviluppo veniva comunicato ai genitori. Dopo quattro mesi mi sono trasferita in un appartamento che mi forniva l’istituto e dove ero sempre monitorata. Durante tutto il percorso non ho avuto alcun tipo di problema, né fisico né mentale. Ho partorito, ho ricevuto il mio compenso e sono tornata a casa dai miei figli.
D: Chi non potrà mai essere una madre surrogata?
R: Ogni donna che abbia il vago sospetto di poter nutrire, in futuro, un qualsiasi tipo di sentimento per il bambino. Poi, ovviamente, non potrebbe mai farlo chi ritiene sbagliata, magari per motivi religiosi, questa pratica.
D: Lei può scegliere chi far diventare genitori?
R: Assolutamente no. Questo viene scelto dall’agenzia.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso