31 Gennaio Gen 2017 1346 31 gennaio 2017

La forza millenaria dell'eros islamico

Dal 14 febbraio al 5 marzo una mostra mette in scena a Londra le opere di 48 artiste musulmane ispirate ai componimenti amorosi di poetesse lontane nel tempo. E l'amore diventa un atto politico.

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Nouf Alhimiary

Una mostra che racconta l'amore attraverso l'arte. Non un amore innocuo, tagliato su misura per i benpensanti. Ma un amore intenso, carnale, profondamente erotico. Cantato dai versi secolari di poetesse musulmane dimenticate, e che hanno ispirato le opere d'arte che compongono l'esposizione Radical Love: Female Lust, in programma a Londra dal 14 febbraio (San Valentino) al 5 marzo 2017. Un'occasione per ricordare che dietro burqa e chador non si nascondono mogli di terroristi, ma molto, molto più spesso, delle donne che, come tutte le altre donne del mondo, sono pervase da un desiderio di sesso e di amore.

RISPOSTA ALLA VIOLENZA
Se questo progetto ha preso forma, lo si deve all'intraprendenza di Róisín O' Loughlin, un'attrice amante dell'arte e al contempo con una spiccata sensibilità nei confronti di quello che sta accadendo nel Medio Oriente, in particolare in Siria. Come ha raccontato in un'intervista a Dazed, infatti, Radical Love è nata nel dicembre 2015 come una piattaforma che rispondeva al clima instaurato dai bombardamenti in Siria e dagli attacchi terroristici a Parigi.

L'AMORE POLITICO
Inizialmente, Rosie non voleva che la sua mostra facesse riferimento all'islamofobia. Ma i recenti sviluppi della situazione statunitense l'hanno spinta a essere più esplicita e 'politica' nelle intenzioni. Questo nonostante abbia scelto le poesie solo sulla base della loro qualità intrinseca. Ma, in un'epoca in cui sembra essere l'odio a prevalere, qualsiasi rappresentazione dell'amore può ergersi a diventare un atto al contempo rivoluzionario e di resistenza. Basti leggere il componimento di una donna di Granada, risalente all'XI secolo: «Siano benedette quelle magnifiche notti / e meglio di tutte / i Sabati / Se fossi stato lì / ci avresti visti serrati insieme / sotto lo sguardo addormentato della guardiana / come il sole tra le braccia della luna / o una gazzella affannata tra gli artigli del leone».

RECUPERARE LE VOCI DI DONNA
Un'altra poesia dello stesso periodo recita così: «Sono stata creata per gli scopi più alti e in nome di Allah / seguo la mia via con orgoglio. / Permetto al mio amante di toccare la mia guancia / e dono il mio bacio a colui che lo desidera». L'autrice era Wallada bint al Mustakfi, e credeva così tanto alle sue parole che le fece ricamare su uno degli abiti semitrasparenti che indossava, e che destavano scandalo tra le autorità religiose locali. Questo e il precedente sono solo due dei 24 componimenti che hanno ispirato le 48 artiste ospitate dalla mostra. Che è importante non solo per l'immagine delle donne del mondo musulmano (da leggere anche i landais delle donne afghane), ma per le donne in generale che, come denuncia Róisín, per troppo tempo hanno visto la propria voce censurata. Col risultato che, nel 2017, l'uomo più potente del pianeta è un misogino convinto di poter afferrare impunemente le donne per le loro parti intime.

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