30 Gennaio Gen 2017 1815 30 gennaio 2017

Quello sfasciafamiglie di Trump

L'ordine esecutivo firmato dal Presidente Usa che blocca gli immigrati di alcuni Paesi a maggioranza musulmana sta sconvolgendo la vita di genitori, figli, nonni e nipoti. Alcune storie dagli aeroporti.

  • ...
US-TRUMP-PROTEST-IMMIGRATION-POLITICS-MIGRATION-LA-DEMONSTRATION

Bloccati in aeroporto, fermati e rispediti al Paese d'origine. Nonostante il visto regolare, o una presidenza decennale e consolidata negli Stati Uniti. Sono i primi effetti delle misure adottate da Donald Trump contro l'immigrazione: dal 27 gennaio (sì, proprio la data del Giorno della memoria), firmando un ordine esecutivo, ha sospeso le procedure d'accoglienza dei rifugiati per quattro mesi e impedito l'accesso al Paese ai cittadini di alcuni Stati a maggioranza musulmana: Sudan, Yemen, Iraq, Siria, Iran, Somalia e Libia. Un provvedimento che ha già sconvolto le vite di persone che col terrorismo non hanno assolutamente nulla a che fare, e che rischia di spaccare quelle famiglie che, magari, hanno genitori di cittadinanza straniera e figli statunitensi.

LA ZIA DEL SOLDATO
Il Daily Beast, ad esempio, ha raccolto la storia di Amer Askar, che per 11 anni ha servito nell'esercito statunitense. Sabato mattina si è recato con la sua famiglia all'aeroporto di Los Angeles per accogliere la zia Iman in arrivo da Baghdad. Quando però le porte scorrevoli degli 'arrivi' si sono aperte, non si è visto venire incontro Iman, ma un assistente di volo che gli ha spiegato come Iman sarebbe stata messa su un volo di ritorno, nonostante avesse ottenuto la tanta agognata green card. Un agente alla dogana non ha trovato nulla di meglio da dire ad Amer che: «Prova a parlare con il signor Trump per cambiare le cose».

LA NONNA BLOCCATA SULLA SEDIA A ROTELLE
Simile odissea quella toccata in sorte alla 75enne iraniana Marzieh Moosavizadeh, raccontata dal Los Angeles Times. Una donna anziana che parla poco l'inglese, che viaggia in sedia a rotelle e ogni anno affronta un lungo volo intercontinentale per andare a trovare i nipoti che vivono negli Usa. Anche lei è stata fermata all'aeroporto di Los Angeles, dove è stata tenuta in stato di fermo per circa otto ore insieme a diverse altre persone. Alla fine, a Marzieh è stato concesso di entrare negli Usa, ma molti dei suoi compagni di 'prigionia' non hanno avuto la stessa fortuna.

ANDATA, RITORNO, DI NUOVA ANDATA
Ancora più assurda la vicenda dell'iraniano Ali Vayeghan, partito da Teheran per raggiungere la moglie, arrivata negli Usa quattro mesi prima di lui. Ali, dopo essere arrivato a Los Angeles, è stato rimpatriato in Iran. Ma, nel frattempo, un'associazione che si occupa della salvaguardia dei diritti civili ha fatto ricorso a un giudice, che domenica ha firmato i documenti che permettono ad Ali di tornare indietro negli Usa. Ma la famiglia non sa ancora come si concluderà la vicenda.

TRUMP SE LA PRENDE ANCHE CON I DODICENNI
L'ordine esecutivo di Trump colpisce anche i bambini. Slate racconta la storia di una ragazzina di 12 anni che è rimasta bloccata nel Gibuti nonostante i suoi genitori, di origini yemenite, siano cittadini statunitensi. La 12enne aveva ottenuto anche lei la green card, dopo una lunga trafila burocratica che si era conclusa con il tanto agognato 'visto'. A causa dell'ordine di Trump, però, la bambina e il padre Ali sono bloccati in un Paese in cui non hanno né amici né famigliari. E non hanno la più pallida idea di quando la situazione potrebbe risolversi. Ali, inoltre, è l'unico che sostiene economicamente la famiglia, rimasta negli Stati Uniti. Se non dovesse riuscire a tornare, per sua moglie e le altre due figlie le cose potrebbero mettersi molto male.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso