27 Gennaio Gen 2017 1824 27 gennaio 2017

Una ne pensa e cento ne twitta

La prima settimana di presidenza Trump è stata all'insegna delle gaffe. La più clamorosa delle quali, ha visto la Casa Bianca scambiare la premier britannica con la pornostar Teresa May.

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Republican National Convention: Day Four

Sarà l'emozione dei primi giorni, la stessa di uno scolaretto un po' imbranato che sulla prima pagina del quaderno finisce per pasticciare con pennarelli e grammatica. Fatto sta che, in appena una settimana, l'amministrazione Trump ha inanellato una serie di gaffe che stanno facendo sogghignare parecchio il web.

LA PREMIER E LA MODELLA
A cominciare dall'invito rivolto alla premier britannica Theresa May. Peccato che nell'invito ufficiale l'acca del nome si sia persa per strada (per ben tre volte!), e che al nome Teresa May corrisponda quello di una signora che fa tutto un altro mestiere: la modella di nudo. Coincidenza a dir poco perfetta, considerato il pedigree del nuovo inquilino della Casa Bianca.

NON ERA SUA FIGLIA
Su Twitter le cose non vanno tanto meglio. Non passa giorno in cui il Presidente non cinguetti, con toni roboanti ed enfatici, a volte vantandosi a volte attaccando i suoi avversari (stampa in primis). O citando moglie, figli e figlie. Se ci azzecca: perché una volta in un tweet ha citato un'Ivanka che non era sua figlia. Non solo: l'Ivanka sbagliata ne ha approfittato per attaccare Donald e suggerirgli di passare meno tempo su Twitter e più tempo studiando il cambiamento climatico.

PASSWORD A PIENE MANI
Peggio ancora è andata a Sean Spicer, il portavoce della Casa Bianca. Nelle mattine del 25 e del 26 gennaio, una serie di misteriosi codici alfanumerici si sono susseguiti sulla sua timeline. Non erano comunicati stampa indirizzati a qualche razza aliena, bensì quelle che dovevano essere le password per accedere all'account.

QUANT'È BELLA SICUREZZA CHE SI FUGGE TUTTAVIA
E anche sul fronte sicurezza, c'è da ridere (Putin sicuramente lo sta facendo): il 26 gennaio è venuto fuori che, come email per validare l'account ufficiale @POTUS, è stato usato un indirizzo Gmail. Che, non ce ne voglia la compagnia di Mountain View, ma parlando di sicurezza nazionale è un po' come se Cracco andasse a rifornirsi di hamburger da McDonald. Come fa notare Vulture, inoltre, Trump è solito attaccare aziende e businessmen via Twitter, cosa che in passato a portato a pesanti fluttuazioni di mercato. Immaginate che cosa potrebbe fare uno speculatore capace di entrare in un account che, almeno fino a qualche ora fa, era penetrabile come un panetto di burro.

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