27 Gennaio Gen 2017 1200 27 gennaio 2017

In alto mare

Prosegue l'avventura australiana di Anna e Simone. Questa volta in barca, verso le Whitsundays Islands, 74 isole ricoperte da una vegetazione incontaminata e circondate dalla barriera corallina.

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L’avventura australiana di Anna a Simone continua. Dopo la tappa alla scoperta della cultura aborigena verso Nord, il viaggio prosegue verso le isole Whitsundays e la bellezza sconfinata della barriera corallina. L'ottavo racconto per la rubrica La mia Australia.

Avete presente l'isolotto a forma di cuore che si trova in alcuni bigliettini di San Valentino o come sfondo da desktop? È un atollo delle Whitsundays: 74 isole ricoperte da una vegetazione incontaminata e circondate dalla barriera corallina, situate al largo di Airlie Beach sulla costa Est del Queensland, a circa mille chilometri a Nord di Brisbane. Un paradiso naturale che, senza una barca per arrivarci, rimane una semplice immagine stampata in qualche depliant.

VIVERE IN BARCA A VELA
Siamo arrivati qui durante le feste di Natale, circondati da centinaia di turisti, senza sapere bene cosa fare né dove stare. Ma ecco che riceviamo la risposta di uno dei Couch che avevamo contattato e che vive (ancorato) qui: Tim! Il capitano Tim e suo figlio Jules vivono su una barca a vela di 20 metri. Undici vele e nessun motore: la fida Wahroonga, forse meno laccata di tanti catamarani attorno a noi, ma potente e veloce quando le vele si gonfiano di vento e Tim la guida come un cavallo da corsa. È venuto a recuperarci un paio di giorni prima di Natale su una delle spiaggette di Airlie Beach accogliendoci come parte dell’equipaggio, anche se viste le nostre scarse conoscenze in materia eravamo più dei mozzi che dei marinai. Poi, sfruttando il vento favorevole, siamo salpati verso le isole a Nord, luoghi speciali per i nostri couch.

I COLORI DELLA BARRIERA
Abbiamo sfrecciato a più di sei nodi all'ora, con lo scafo spesso inclinato a 45 gradi: nervi tesi, muscoli saldi e sguardo concentrato verso prua, in direzione di qualche caletta riparata, avvolta dalla magia della natura di questi posti. Porti naturali esclusivamente riservati per noi, dove ammirare il tramonto e le stelle, immergersi in una barriera corallina sconfinata e incredibilmente viva, colorata, sorprendente e dove pescare cene squisite che poi Tim cucinava per noi: trota corallo e calamari fritti hanno onorato il nostro sobrio ma prelibato pranzo di Natale. Jules ha pescato e ci ho mostrato molti pesci, anche se la maggior parte li abbiamo rigettati in acqua: il barracuda infatti è velenoso per l'uomo, le razze, seppur commestibili, hanno un pungiglione letale nella coda e una volta sulla barca diventano ingestibili e troppo pericolose, e tanti pesci coloratissimi che però erano troppo piccoli per essere messi in padella.
La vita in mare, in simbiosi con la natura, insegna a prendere solo ciò di cui si ha bisogno, rispettando i cicli vitali degli altri esseri viventi e del loro ecosistema.

RELAX NATURALE
Tim e Jules conducono una vita semplice: non ci sono molti comfort sulla Wahroonga e l’ordine e la pulizia sono adeguati allo stile di vita di due lupi di mare che vivono da soli, in spazi limitati. Ma alla fine è la natura circostante la cosa che conta e i nostri marinai sono riusciti a rendere davvero speciale la traversata. Padre e figlio, uniti dalla passione del mare, felici di condividere con noi quello che è il loro paradiso nascosto, mettendoci le stesse energie e la stessa passione di quando si rivela un segreto prezioso a un amico. Con Tim abbiamo veleggiato lungo le coste interne dell’isola Hook, protetti dai forti venti del mare aperto. In passato la Wahroonga è arrivata fino alle isole Fiji quindi sarebbe benissimo in grado di affrontare qualsiasi condizione del mare, ma il capitano questa volta ha preferito restare vicino alle coste e regalarci quattro giorni di relax e divertimento, lontani da tutto e allo stesso tempo dentro alla natura più bella.

BIANCA E CRISTALLINA
I giorni sono volati, ma prima di partire c’era ancora un luogo che volevamo visitare a tutti i costi, il primo a cui avevo pensato quando Simone, qualche mese fa, mi aveva detto: «Si va in Australia». Whitehaven Beach e il famoso lookout sull’isola Whitsunday. Tim non aveva potuto portarci là perché la spiaggia è rivolta verso il mare aperto e senza motore sarebbe stato troppo complicato approdarvi, quindi abbiamo optato per uno dei tour giornalieri per turisti.
La spiaggia in questione è una lunghissima distesa bianchissima bagnata da acqua cristallina e piacevolmente calda. Appena sbarcati dal gommone ci siamo fiondati in mare e ci siamo sentiti in paradiso. Whitehaven beach è lunga sette miglia e a Nord si interrompe per lasciar spazio ad una delle foci più belle del mondo. Lo spettacolo si può godere dall’Hill Inlet lookout, raggiungibile solo in barca. Dopo una decina di minuti dalla spiaggia d’approdo, passeggiando nel bosco, si raggiunge il belvedere: una vera e propria opera d’arte della natura.

Quando siamo arrivati in cima il sole si è fatto largo tra le nuvole e la marea era al suo picco minimo lasciando così affiorare dall’acqua turchese del mare i banchi sinuosi di sabbia silicea. Davanti a noi la natura aveva dipinto ad acquerello uno dei suoi paesaggi più incredibili.

In ogni passeggiata nella natura l’uomo riceve molto di più di ciò che cerca (John Muir).

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