27 Gennaio Gen 2017 1200 27 gennaio 2017

Gli ascolti non deludono, la stampa sì

La nuova serie de Il Bello delle Donne ha ricevuto parecchie critiche. Ne parliamo con Massimo Bellinzoni, nei panni di un parrucchiere gay. Un ruolo in cui ha rischiato di rimanere ingabbiato.

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bellinzoni

La prima cosa che percepisci parlando con Massimo Bellinzoni è la velocità dei suoi pensieri, che sembrano correre molto di più delle sue parole. Tante le cose che ci sono e che ha da dire, su di sé e anche sulla fiction Il Bello delle Donne, caso televisivo dei primi anni Duemila di cui – ogni venerdì, su Canale 5 – va in onda il seguito «alcuni anni dopo». Qui l’attore riprende i panni del parrucchiere Luca Manfridi, l’unico personaggio insieme all’Annalisa Bottelli di Giuliana De Sio che ritorna dalla serie madre. E subito ci tiene a precisare di non avere ancora visto le puntate, ognuna incentrata su un protagonista diverso, e di non sapere perciò, a eccezione della sua storyline, cosa succederà nel complesso.

DOMANDA: È un tentativo di mettere le mani avanti?
RISPOSTA: No, è la realtà dei fatti. Io posso dire cosa potete aspettarvi nelle scene a cui ho partecipato e dagli incontri professionali che ho avuto, che sono stati molto importanti. Del resto, di cui – dal quel che so – è cambiato anche l’ordine delle puntate, conosco poco.
D: Qual è stata la sua impressione della prima puntata?
R: Di sicuro la serie è un caleidoscopio di cose, con alcuni episodi che si avvicinano più alla commedia, altri al noir e altri ancora al dramma. È un progetto a cui abbiamo lavorato con molto entusiasmo, si vedrà tutto, piano piano. Sono molto curioso anch’io.
D: A livello di ascolti, vista l’attesa, ci si poteva forse attendere qualcosa di più.
R: Non direi, i parametri sono molto cambiati rispetto alle prime serie. Noi siamo andati bene, la serata è stata vinta. Avremmo forse potuto aspettarci qualcosa di più dalla reazione, non tanto degli ascolti. Anche se a criticarla è stata soprattutto la stampa, certi giornalisti poco coerenti, che a me fanno ridere.
D: C’è chi l’ha comunque definita molto diversa dalle precedenti.
R: Era normale che lo fosse, sono cambiati i tempi, la regia, i protagonisti. Spero comunque che i fan delle prime serie non restino troppo delusi, anche perché qualcosa del vecchio comunque lo si trova.
D: Come mai, dopo tanti anni, ha accettato di riprendere il ruolo di Luca?
R: Quando mi hanno parlato del progetto, in principio ero titubante. Poi il taglio molto diverso dato alla mia storia e la possibilità di agire in prima persona sulle mie sceneggiature mi hanno convinto ad accettare.
D: Non ha paura di rimanere ingabbiato in questo personaggio?
R: Il discorso, in effetti, era proprio questo, a maggior ragione dopo tanti anni che provavo a farlo dimenticare. In Italia si va molto per cliché e, dopo le prime tre serie de Il Bello delle Donne, mi sono stati offerti tanti altri ruoli da omosessuale, che ho sempre rifiutato. Soltanto la Ares mi ha regalato dei personaggi un po’ diversi.
D: Sul set com’è andata?
R: Ho sofferto un po’ la fretta, anche se mi sono preso degli spazi di anarchia recitativa molto belli. Dal mio punto di vista, il problema è che oggi si non si gira quasi mai in sequenza e, quindi, di questo tipo di spazi se ne hanno sempre meno. Eppure credo siano il futuro, magari al servizio di storie più brevi e più intense, magari rivolte al web. È qualcosa su cui sto lavorando.
D: C’è dell’altro?
R: C’era in ballo un ruolo da protagonista, sempre con la Ares, oltre a un paio di progetti che gli avevo proposto io e di cui non ho più saputo nulla. Aspetto il mio prossimo compleanno, poi vedremo.
D: Da bambino s’immaginava attore?
R: No, per niente. A teatro sono finito di nascosto, un po’ per evasione, e ho continuato nonostante lo scetticismo e lo sbigottimento di mia madre. Nella recitazione ho trovato uno spazio anarchico in cui ognuno può esprimere liberamente sé stesso.
D: Anarchico lo è un po’ anche lei?
R: Più che anarchico mi definisco un viandante. Sono una persona a 360 gradi, che ha fatto un po’ di tutto, dal mozzo al manovale, all’agricoltore al finanziere. Sono sempre pronto a imparare, qualsiasi cosa, tanto che ora mi piacerebbe tornare a scuola. Chi si crede arrivato, ma pure chi si ostina su una cosa sola, finisce per morire.
D: Di che si è occupato, in particolare, in questi anni in cui l’abbiamo vista meno?
R: Dell’azienda agricola di famiglia e anche di altre proprietà. Ho usato (e uso) la mia laurea in Giurisprudenza per la tutela degli amici. In questo, sono abbastanza nemico della burocrazia che strangola, che dovrebbe essere un servizio e invece spesso è un ostacolo.
D: Dalle sue parole sembra un tipo in continuo mutamento, eppure è sposato da 25 anni.
R: Sì, guardandomi attorno mi rendo conto di essere molto trasgressivo (ride, ndr). Il segreto è riuscire a trovare nella coppia i propri spazi personali. Per il resto, non amo parlare troppo della mia famiglia, mi hanno proposto anche interviste tutti insieme ma ho sempre rifiutato. La privacy è un bene a cui non rinuncio, anche se faccio l’attore.

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