20 Gennaio Gen 2017 1600 20 gennaio 2017

«Suor Angela, se credo è grazie a te»

È stata un’agnostica convinta, poi il suo personaggio in Che Dio ci aiuti l'ha riavvicinata alla religione. A tu per con con Elena Sofia Ricci su carriera, maternità e fede. «Il papa? Un uomo straordinario».

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Attrice, mamma, moglie e donna multitasking.
Un passato irrequieto e un presente in continua evoluzione. Elena Sofia Ricci, 54 anni, non si ferma mai, tra cinema, teatro e televisione, dove la vediamo risolvere guai e schermaglie amorose mentre indossa la tonaca della esplosiva Suor Angela in Che Dio ci aiuti, la serie di Rai Uno arrivata alla quarta stagione. Un personaggio molto amato dall’attrice toscana con il quale condivide «la stessa mania di voler far andare tutti d’accordo per forza. Tutti si devono voler bene e amare, e non sempre è facile. Purtroppo io ho questa pretesa», come ha raccontato a LetteraDonna.

DOMANDA: Per il personaggio di Suor Angela di Che Dio ci aiuti si è ispirata a qualcun in particolare?
RISPOSTA: Inizialmente l’ho immaginata come la versione femminile di Don Camillo di Guareschi. Chiaramente la mia Suor Angela ha un’altra storia e ci sono altre dinamiche. Poi ho conosciuto una suora, a cui mi sono ispirata, che mi ha fatto capire che certe cose sono veramente possibili. E l’ho fatta un po’ mia.
D: Come è evoluto il suo personaggio rispetto alla prima serie?
R: Quando sei anni fa l’abbiamo conosciuta era già evoluta. Era stata una ragazza difficile. Era stata in carcere per rapina a mano armata e concorso in omicidio. Quindi il grande cambiamento lo ha avuto da giovane. Ora è una matura donna di Chiesa che continua a imparare dagli altri che cambiano ed evolvono proprio grazie a lei. Suor Angela è il fulcro.
D: Interpretare Che Dio ci aiuti l’ha riavvicinata ancora di più alla religione come è capitato a Terence Hill con don Matteo?
R: Sì. Sono stata un’agnostica di prima categoria con una grande attrazione per la figura straordinaria di Gesù Cristo. Credo che se tutti ci avvicinassimo un po’ di più al suo modo di incedere nella vita tutto il mondo sarebbe diverso.
D: Papa Francesco la segue in televisione?
R: Non lo so, certo mi farebbe piacere sapere che apprezza il lavoro che sto facendo. Ci metto il cuore. Sono una sua grandissima fan. È veramente un uomo eccezionale, un uomo di Chiesa, un cristiano doc. Questa sua straordinarietà ha permesso a molta gente di riavvicinarsi alla Chiesa.

D: Anche lei nella vita privata è un po’ bizzarra come Suor Angela?
R: Sono un po’ meno scorretta e impicciona di lei. Non mi permetterei mai di frugare nelle borse delle mie figlie, nemmeno se a fin di bene!
D: Caro Maestro, Orgoglio, I Cesaroni e poi Che dio ci aiuti. Non stancano le lunghe serialità? 
R: No (ride, ndr). Sono stata fortunata perché sono state tutte serie di successo, ma di fatto sono un po’ allergica alla ripetitività delle cose. Ho bisogno di cambiare sempre.
D: È pronta per la quinta serie?
R:
Bisogna vedere che cosa ne sarà di questa quinta stagione, e se ci saranno dei cambiamenti sostanziali.
D: Ha debuttato come regista teatrale al Teatro Marconi, con lo spettacolo Mammamiabella. Cosa racconta?
R: È una commedia musicale particolare, colorata, che parla dei nove mesi di gravidanza raccontati in modo ironico. Amo il cinismo, mi diverte. E’ la mia cifra, quella che ho messo anche nello spettacolo. C’è tutto quello che uomini e donne pensano durante i nove mesi di attesa. E tutti ci riconosciamo.
D: Come ha vissuto la sua, di dolce attesa?
R: Sono state due gravidanze diverse e a distanza di tempo. Le mie figlie, Emma e Maria, hanno otto anni di differenza.Durante la prima avevo più energia ma ero tanto gonfia, mentre nella seconda anche se avevo molte più nausee, l’ho vissuta fisicamente meglio, nonostante avessi 43 anni. Ma sono solo sciocchezze perché alla fine sono state entrambe belle.
D: Che esperienza è stata quella della regia?
R: Ho scoperto di essere una visionaria e non avrei mai pensato che la regia potesse essere il mio lavoro. Quando mi hanno offerto di farlo ho pensato ad uno scherzo. Però mi è piaciuto così tanto che sto meditando di fare altri spettacoli, ma solo in teatro e non al cinema.
D: Nello spettacolo c’è anche un cameo particolare.
R: Verso la fine c’è un momento di riflessione sulle altre possibilità della vita con l’incursione di cinque donne interpretate da Irene Ferri, Serena Rossi e Paola Minaccioni, Monica Nappo e Antonietta Bello. Ognuna di loro racconta diverse storie su come sono o non sono diventante mamme.
D: Che rapporto ha con le sue figlie?
R: Loro sono profondamente diverse. Sono cambiati i papà ma ci troviamo tutti perfettamente in linea sul modo di educarle. Crescere i figli è molto difficile perché c’è una forte corrente di cattiva educazione che non è facile combattere.
D: In che senso?
R: Questi giovani tendono a credere che bisogna considerare solo chi ha successo, chi brilla, chi è popolare, e questo anche per colpa dei social. Ed è difficile e faticoso ricordare loro che i valori sono altri. Gli stiamo consegnando un paese alla deriva.
D: La sua è una famiglia allargata. Come si trova il giusto equilibrio?
R: Con l’intelligenza di tante persone, affette dal buon senso.
D: Ha dichiarato di aver avuto una gioventù molto turbolenta. Che ragazza era Elena Sofia Ricci?
R: Molto malinconica. Ho avuto una infanzia e adolescenza non proprio serenissime. Ho cominciato il mio percorso di rinascita a 30 anni e a 40 ho iniziato a sentirmi libera.
D: Come ci è riuscita?
R: Quando mi sono rimessa in contatto con la mia vera me stessa e ho saputo veramente apprezzare le parti più profonde.
D: Ha raccontato di essere stata in analisi per molti anni e che da grande voleva fare la psichiatra. Cosa l'ha fermata?
R: Ho amato lo spettacolo fina da bambina: mi esibivo, ballavo, danzavo, suonavo la chitarra e facevo fare le recite agli amici. Ad un certo punto volevo fare Medicina per poi passare a Psichiatria. Quando ho capito che la matematica non era il mio forte e non avrei mai sostenuto una lezione di anatomia e mi sono detta che forse era meglio fare la paziente. Poi ho iniziato a lavorare per fare l’attrice.
D: Ha lavorato con registi come Pupi Avati, Luigi Magni e Ferzan Ozpetek, tra gli altri. A chi di loro è più legata?
R: Mi sento in debito con tutti loro perché mi hanno regalato delle esperienze incredibili e la possibilità di interpretare dei personaggi che sono rimasti impressi, come Luciana di Mine Vaganti, solo per citarne una. Grazie a questi grandi maestri ho recitato con attori come Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Nino Manfredi, Carlo Verdone.

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