19 Gennaio Gen 2017 1925 19 gennaio 2017

«Essere repubblicane non ci rende meno donne»

Le esponenti conservatrici non hanno intenzione di prendere parte alla marcia femminista del 21 gennaio su Washington. E rivendicano il diritto ad avere delle idee diverse da quelle liberal.

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tori lahren

Quando il 21 gennaio le donne marceranno su Washington, Donald Trump sarà ufficialmente Presidente degli Stati Uniti già da qualche ora. Grazie anche ai voti femminili. Voti di donne che non hanno scelto Hillary Clinton, e che hanno preferito invece il tycoon che sulle esponenti dell'altro sesso ne ha dette di cotte e di crude. Quelle stesse donne, fieramente conservatrici e repubblicane, non hanno nessuna voglia di unirsi alla Women's March. Che, a loro modo di vedere, non è tanto la marcia delle donne, quanto piuttosto delle donne liberal e di sinistra: «Finirà per essere un gruppo di persone che stanno in piedi dicendo: 'Se non manifesti con noi non sei una vera donna'».

VISIONI NON CONDIVISE
Negli Stati Uniti non esistono solo le donne contro Trump, insomma, ma anche le donne pro-Trump. E queste ultime rivendicano per le proprie idee e convinzioni la stessa attenzione mediatica riservata alle prime, accusando le organizzatrici della marcia di non volere rappresentare davvero tutte le donne, ma solo quelle che la pensano in una determinata maniera. Lo spiega molto bene un articolo del Guardian che raccoglie pareri e opinioni di elettrici repubblicane che hanno intenzione di passare la giornata a casa con la proprio famiglia e non a sfilare in nome di una visione della donna che non condividono.

A CIASCUNO LE SUE IDEE
«Pensare che alle donne interessino solo il congedo di maternità pagato e l'aborto fa un cattivo servizio alle donne conservatrici», afferma Tomi Lahren, l'opinionista 24enne definita come »la Barbie del white power». Certo, molte repubblicane avrebbero preferito un altro candidato rispetto a Donald Trump, ma ora che comunque il Presidente è 'dalla loro parte' preferiscono dargli fiducia e sperare che possa portare avanti un programma genuinamente conservatore. A partire dalle istanze pro-life. Difficile, invece, che si riesca a ricucire il rapporto con le donne della marcia di Washington, sempre stando alle parole di Lahren: «Il manuale della sinistra è di una pagina sola: se non voti come noi, sei un razzista, misogino. E se sei una donna, ti chiameremo traditrice e diremo che non sei una vera donna».

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