17 Gennaio Gen 2017 2009 17 gennaio 2017

«Stiamo sottovalutando l'adolescenza»

Per Don Mazzi l'omicidio di Pontelangorino nasce «dall’irruenza che prevale sulla razionalità». Tipico di un'età che non sappiamo gestire. Per questo, i colpevoli non dovrebbero finire in carcere.

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La cronaca nera invade, ormai con efferatezza impiegata nei delitti, tutti i media, senza distinzioni. Ma pochi si preoccupano realmente di cosa c’è dietro un delitto e di come deve essere punita o rieducata una persona, soprattutto se minorenne. Il caso dei due ragazzi di Pontelangorino che il 10 gennaio hanno ucciso a colpi d'ascia Salvatore Vincelli e Nunzia Di Gianni, apre a molti interrogativi. Questo perché uno, Riccardo, è il figlio della coppia, mentre l'altro, Manuel (che eseguito l'omicidio), un suo amico che in cambio di soldi li ha massacrati. Secondo Don Antonio Mazzi, fondatore della comunità di recupero Exodus, alla base di questi atti «c'è l’irruenza del corpo che negli adolescenti prevale sulla razionalità», perché, come ha detto a LetteraDonna, «non siamo più preparati a gestire l'adolescenza per come si è trasformata oggi».

DOMANDA: Don Mazzi, in cosa consiste questa trasformazione?
RISPOSTA: L'adolescenza ormai è una fase della vita che si è prolungata e si manifesta molto presto, con ragazzi di 10 anni che già hanno una certa irruenza. Si tratta di un periodo particolare, che stiamo analizzando da troppo poco tempo.
D: Ed è un fenomeno nuovo?
R: Certamente. Ai miei tempi era sottosviluppata, durava poco, era vista come un periodo di passaggio. Oggi invece sta diventando il più delicato della vita di un essere umano.
D: Quindi dietro a casi come quello di Pontelangorino c’è una sottovalutazione dell'adolescente?
R: Sì, ma anche del sistema scolastico. Fino a qualche anno fa pensavamo che le medie fossero in qualche modo un passaggio tra le elementari e le superiori e gli abbiamo dato un'importanza relativa, quasi fossero solo una continuazione delle elementari. Oggi però l’esplosione velocissima dei nostri figli, e parlo di un’esplosione soprattutto fisica, ci obbliga a dare alle medie un peso importante.
D: Perché?
R: E lì che nascono il vero uomo e la vera donna, che si sviluppano il corpo, i sensi e quello che ne segue. Purtroppo però questo periodo è pensato come una terra di nessuno. Io stesso fatico a capire l''importanza come la fisicità abbia raggiounto questa preponderanza, mentre per noi contavano la testa, il cervello, la regola.
D: Quindi come dobbiamo considerare oggi l'adolescenza?
R: Come un periodo borderline, dove i tempi sono tutti sballati. L’adolescente è iconoclasta, non vuole essere chiamato uomo, ma neanche bambino e vive uno sbandamento dovuto a un passato che non c’è più e un futuro che non esiste ancora. Quindi quella che consideriamo la normalità viene scavalcata dall'istinto.
D: Come nel caso di Riccardo e Manuel?
R: Sì, perché il corpo è più forte di ogni cosa, più dell’etica, della condotta e della razionalità. L’impulso ha il predominio. Quando i delitti sono commessi da adolescenti io li definirei raptus, che vengono come ai puledri quando scalciano e ne fanno di tutti i colori.
D: Per i due ragazzi coinvolti si parla di amicizia a tratti morbosa.
R: Durante l’adolescenza non c’è amicizia, c’è convivenza. Alle scuole medie stanno assieme per tre anni, cinque ore al giorno, perché si piacciono o perché provano godimento ad offendersi. Non c’entra niente con l'amicizia, è simpatia. In generale, è necessario riflettere su come dobbiamo comportarci con i ragazzi dai 13 ai 18 anni. Non è possibile che abbiano insegnanti che non si parlino tra loro e non abbiano un piano d’azione unificante.
D: A educare dovrebbe essere in primo luogo la famiglia.
R: Sì, anche sechiaramente scuola e famiglia sono collegate. Pensiamo ancora alla famiglia come la madre che educa e il padre che porta da mangiare. Noi purtroppo siamo ancora qui a incasellare i ruoli, mentre la figura paterna dovrebbe cambiare. Nel complesso, abbiamo ancora il concetto del nido animale e non di una struttura profondamente cambiata.
D: Riscontra altre lacune nel sistema educativo?
R: Facciamo di tutto a scuola tranne dare il tempo per sviluppare il corpo attraverso ad esempio la ginnastica, la musica o le gite scolastiche. Durante l'adolescenza il fisico ha la preminenza e anche le regole si possono apprendere molto più facilmente con lo sport o con un'attività artistica, piuttosto che con delle lezioni frontali. Solo così acquisiscono gli aspetti più profondi, come il diritto, il dovere, la paura, la bellezza, il concetto delle regole che da bambini sono accettate e crescendo si smarriscono.
D: Ora per i due minorenni di Pontelangorino c’è il carcere minorile.
R: Sì, ma credo che per i giovani sarebbe più opportuno pensare a strutture diverse, che fanno scontare gli errori con modalità non carceraria.
D: Solo così possono essere rieducati?
R: La prima cosa che fa la mamma quando siamo piccoli è raccomandarci di stare lontani dai compagni cattivi. Lo Stato italiano invece che fa? Li manda proprio con loro. Bisogna trovare un sistema diverso, non parlo solo di comunità, ma di luoghi appositi.

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