28 Novembre Nov 2016 1704 28 novembre 2016

Firme false: un'altra grillina nel mirino

Si allarga lo scandalo che ha colpito il Movimento 5 Stelle a Palermo. Ora tra gli indagati c'è anche la deputata Giulia Di Vita, che dice: «Si chiarirà tutto». Scopriamo chi è.

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giuliadivita

Fa finta di niente, Giulia Di Vita. Nonostante ci sia anche il suo nome nell'elenco degli indagati per il caso firme false che ha colpito a Palermo il Movimento 5 Stelle, la parlamentare grillina sui social continua la sua battaglia per il no al referendum del 4 dicembre. Si limita a rispondere, quasi en passant, a un tweet di un suo sostenitore che non vuole credere alla notizia ormai trapelata su tutti i giornali. E invece è vero, conferma lei stessa: «ma si chiarirà tutto non temere. La verità esce fuori», chiosa con un occhiolino.


ASSENTE GIUSTIFICATA
Il caso è scoppiato dopo un servizio de Le Iene: il Movimento 5 Stelle a Palermo avrebbe falsificato alcune delle firme che vanno raccolte e poi presentate per poter prendere parte alle elezioni. Al 28 novembre, gli indagati sono 13. Tra di loro ci sono Pietro Salvino, marito dell'altra deputata indagata Claudia Mannino, e Riccardo Ricciardi, marito della deputata alla Camera Loredana Lupo. E, appunto, Giulia Di Vita. Secondo i media, Di Vita milita nel Movimento 5 Stelle dal 2007. Nata e cresciuta a Palermo, classe 1984, aveva tentato di entrare nel consiglio comunale della sua città già nel 2012, senza però riuscire a farsi leggere. Poco male, perché l'anno dopo (nel 2013) alle elezioni legislative fa il colpo grosso e viene eletta alla Camera dei Deputati. Nei primi mesi del 2016 su Repubblica è stata indicata tra i dieci deputati più assenteisti della legislatura: lei ha replicato spiegando che la sua assenza prolungata era dovuta a una malattia, «certificata nell'apposita sezione del sito internet della Camera».


SUI POLITICI GAY
Assenze (giustificate) a parte, Giulia Di Vita in passato si è resa protagonista di alcune uscite quantomeno discutibili. Come quando, nel 2015, a mo' di boutade (a dir poco infelice) disse che il sindaco di Roma Ignazio Marino sarebbe stato disposto a dichiararsi gay «per poter dire che questa bufera di critiche sono solo beceri attacchi omofobi. Tanto va di moda». L'orientamento sessuale, insomma, visto come mezzo politico. E a chi la criticò per la leggerezza con cui aveva tirato in ballo l'omofobia, rispose: «Se vogliamo negare che certi politici usino la propria sessualità in questo modo, ok». Nel 2013, invece, finì sotto accusa per un tweet dove citava una ricerca del British Medical Journal: «I check up non riducono la mortalità, malattia, disabilità», accompagnato dall'hashtag #decrescitafelice. Molti la criticarona accusandola di voler far passare l'idea che i check up fossero inutili. Lei, poi, ammise che il suo tweet era poco chiaro e che in realtà si riferiva al fatto che i check up dovessero essere personalizzati su misura dei singoli pazienti.

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