27 Settembre Set 2016 1927 27 settembre 2016

Fashion blogger, fatevi in là

La celebre rivista di moda attacca le social media star, accusandole di aver svenduto il valore dello stile e dell'idea di fashion. Ma loro non ci stanno, accusando il magazine di pensare solo ai soldi.

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Per gli storici appassionati della moda, l'ascesa delle fashion blogger è stata percepita un po' come la calata dei barbari. E se lo dice, anche se in altri termini, una rivista come Vogue, che del fashion è praticamente la bibbia, c'è da crederci. La testata diretta da Anne Wintour ha affidato a quattro storiche firme l'attacco, camuffato da resoconto delle giornate della Fashion Week milanese.

MORTE DELLO STILE
«Blogger che cambiate outfit dalla testa ai piedi ogni ora: per favore smettetela. Cercatevi una altro lavoro. State proclamando la morte dello stile»: è il messaggio, buttato lì en passant, tra parentesi, da Sally Singer, a cui poi fanno eco le colleghe Nicole Phelps, Alessandra Codinha e Sarah Mower. Effettivamente, come scrivono le quattro giornaliste, di blogging c'è sempre meno sui profili delle varie Ferragni e colleghe. Il loro è diventato a tutti gli effetti un defilé virtuale, dove le case di moda prestano o regalano gli abiti che le influencer indossano e accantonano a tambur battente. In fondo, anche Fabiana Giacomotti aveva lodato Armani per aver relegato le «giovinotte smaniose» ben oltre la terza fila. Perché le altre case di moda, invece, quelle giovinotte le pagano fior di quattrini per presenziare nella prestigiosa front row. A discapito di giornalisti che, dopo anni di attività, si ritrovano retrocessi.

QUESTIONE DI SOLDI?
Le reazioni dei diretti interessati non si sono fatte attendere. Prima BryanBoy e poi Susie Bubble hanno accusato Vogue di bullismo, ma soprattutto di nascondere gli interessi economici che ci sono in ballo. Se i brand investono sui fashion blogger, per forza di cose si ritroveranno costretti a spendere meno in pagine di pubblicità sulle riviste. La sfida è solo all'inizio. Ma, per ora, a essere in svantaggio è il giornalismo tradizionale. E l'attacco di Vogue ne è il chiaro segnale.

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