12 Settembre Set 2016 1818 12 settembre 2016

Là dove il maschilismo esiste (e resiste)

A Melito Porto Salvo una ragazzina è stata violentata per tre anni da nove ragazzi. Per molti «se l'è andata a cercare». In Calabria qualcuno pensa ancora che una gonna possa giustificare un stupro.

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«Sono vicina alle famiglie dei figli maschi. Per come si vestono, certe ragazze se la vanno a cercare». Con queste parole una signora ha commentato, davanti alle telecamere del TgR Calabria, uno degli ultimi inquietanti fatti di violenza sulle donne avvenuti nel nostro Paese. I 'figli maschi', sono i nove ragazzi che insieme e a turno hanno per tre anni violentato una minorenne di Melito Porto Salvo, un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria. Tra di loro c'è anche il rampollo di una famiglia appartenente alla 'ndrangheta locale. Quando le molestie sessuali sono iniziate la ragazza aveva 13 anni, oggi ne ha 16. Poco più che una bambina, che però, per la signora in questione, se l'è andata a cercare.

L'ATTACCO DEL SINDACO
In seguito alla diffusione della notizia il sindaco del paese, Giuseppe Salvatore Meduri, ha attaccato il Tg regionale, considerando offensive «certe ricostruzioni» e accusando quindi il servizio pubblico di sciacallaggio mediatico. Viene da chiedere al primo cittadino: cosa avrebbe dovuto fare la giornalista? Nascondere quel pezzo di Calabria che non è bene mostrare? Quella parte di Calabria che, ancora, giustifica la violenza sulle donne, soffocata com'è dall'idea che i 'maschi' hanno tutti i diritti e le 'femmine' solo quello di fare figli, 'accontentare' e rispettare il marito e curare la famiglia?

AMMETTERE IL MALE PER PROVARE AD ARGINARLO
La concezione 'maschilista' espressa emblematicamente dalla signora di Melito esiste e resiste prepotentemente in molte persone, ovunque in Italia, e soprattutto al Sud: nasconderlo è inutile o, peggio, controproducente. Se non si è in grado di guardare in faccia ai problemi o, perlomeno, prenderli in considerazione, non si può certo immaginare di trovare una cura. Come eliminare un male se non si ha la capacità, o la forza, o il coraggio, di guardarlo in faccia? Sembra proprio questo, spesso, il grande dramma di una terra meravigliosa come la Calabria: l'incapacità di ammettere i propri limiti, di cercare di arginarli, di sradicarli, attraverso la cultura e, soprattutto, l'autocritica: farsi coraggio, alzare la testa, lottare e prendere posizione, quando necessario, anche contro sé stessa.

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