31 Agosto Ago 2016 1700 31 agosto 2016

Chi non lavora fa l'amore (ma non fa figli)

Il Ministero della Salute ha lanciato il #FertilityDay. Per spiegarci, con un tocco di latente bigottismo, come curare la nostra fertilità. Ma come affrontare, nel precariato, la gravidanza, e come mantenere i pargoli? Consiglio non pervenuto.

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fertility day

Fino ai 25 anni, salvo problemi particolari, la vita è bella, facile, egoista, tutta in discesa. Poi, succede l'imprevisto. Tutta quella roba che avevi letto, studiato, in qualche modo conosciuto, ma che sembrava riguardarti (e in alcuni casi ti appassionava pure) solo sul piano teorico - l'idea di un lavoro stabile, il principe azzurro, il matrimonio, i figli, la bolletta, il frigo vuoto, la malattia, il buio, la morte, il nulla - ti crollano addosso d'un tratto sottoforma di pensieri concreti, pesanti e sconnessi. Come per dispetto, come a volerti far pagare con gli interessi la meravigliosa ingenuità d'un tempo.

Dopo i 25 anni tutto cambia. Quel poetico anonimato grazie al quale ti eri potuta alcolizzare come non ci fosse un domani in piazza Verdi senza destare (troppo) scandalo, 'fidanzare' con due ragazzi diversi in tre giorni, dire cose a caso a chiunque, fare scelte senza mai pensare alle conseguenze e mangiare porcherie senza dita puntate contro, svanisce. Diventi il centro di una quantità esageratissima di discussioni: tanti, ti accorgi, per esistere, hanno bisogno di te. Te, che sei giovane. Te, ancora di più, che sei femmina. Tra uno spot e l'altro, le opinioni si dividono: c'è chi dice che appartieni a una generazione senza ideali, svogliata, ritardataria, incapace di metter su quella bella famiglia tradizionale tempestata di corna e fiori d'arancio. Sull'altro versante, c'è chi invece ti 'difende' come giovane e, se è il caso, come donna: maltrattata, discriminata, senza futuro per colpa di tutti fuorché di te stessa. Chiunque parla di te, e tu stai lì in mezzo a chiederti perché, cercando in tutti i modi di diventare quello che (ormai lo sai) devi. Perché sei grande. Allora cerchi lavoro, cerchi fidanzato, e ti dici, o provi a convincerti che dai, forse puoi farcela anche tu.

Tutti vogliono farti fare cose. In tantissimi, ad esempio, ci tengono a ricordarti che devi fare figli. Tra questi c'è anche il Ministero della Salute, che ha avuto la sagace idea di lanciare il Fertility Day.

È giusto, direte, c'è un'età in cui bisogna mettersi 'in riga', pensare (anche) alla famiglia. Sono d'accordo. Quello che non mi piace, però, è la modalità con cui si cerca di imporre ai non meglio definiti 'giovani', cosa fare, come farlo e quando. Non si può somministrare una medicina a occhi chiusi, senza considerare il contesto in cui la si fa agire. Non polemizzo sull'idea: fare informazione su ciò che fa bene alla salute dell'uomo e della donna è senza dubbio importante. Fare informazione, però, non significa lanciare slogan 'terroristici' («La bellezza non ha età, la fertilità sì»; «Genitori giovani, il miglior modo per essere creativi», e via dicendo) per veicolare messaggi al sapore di un bigottismo che ormai neanche certa Chiesa sostiene più: «È utile ricordare che la 'sessualità' non è  un accessorio del nostro comportamento avulso ed enucleabile dalla funzione riproduttiva, a cui biologicamente è destinata», si legge nel piano nazionale della fertilità. Insieme a consigli su come e quando fare sesso, che se da un lato si presentano come semplici suggerimenti per 'prendersi cura della propria fertilità', dall'altro sembrano, per il modo in cui sono impostati (anche graficamente) voler far passare l'idea per cui siamo fatti per procreare e dobbiamo farlo presto (su un'altra 'cartolina/slogan' si legge «fertilità bene comune»). (leggi qui la nostra intervista al sessuologo Marco Rossi)

Ora, provare a commentare passo dopo passo tutti gli slogan utilizzati sul sito (che al momento non funziona) sarebbe per me molto frustrante. Quando l'ho 'sfogliato', non mi ero neanche accorta che fosse una cosa lanciata dal Ministero della Salute. Pensavo si trattasse di un evento parrocchiale, o una manifestazione proposta da qualche gruppo estremista religioso. C'è anche il fertility game: scegli di essere un ovulo o uno spermatozoo e devi evitare di essere colpito da birre, cocktails e pasticche.

Su una delle 'cartoline' disponibili sul sito, una clessidra segna il tempo che passa, per ricordare alle donne che i figli si fanno subito... o mai. Peccato che un messaggio così schietto sia non solo profondamente indelicato, ma anche completamente inutile. Ce ne sono tantissime di donne che (per restare sulla linea 'salutare' proposta) non fumano, non bevono, curano il proprio corpo perfettamente e un figlio lo vorrebbero con tutte sé stesse ma, semplicemente, non possono permetterselo: dopo aver trovato con tutte le difficoltà del caso un lavoro, non fisso, ma comunque importante, da conquistarsi e tenersi stretto giorno dopo giorno, chi si mette a far figli? Senza la possibilità di pagare affitto e bollette, figuriamoci un mutuo, chi è il pazzo che vuole far l'amore per procreare? Senza soldi per dare al piccolo una vita come minimo dignitosa, chi lo farebbe? Ce lo spieghi, in un angolo del suo programma, la Lorenzin. Perché a lanciare iniziative parolaie nell'aria, siam buoni tutti.

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