31 Agosto Ago 2016 1331 31 agosto 2016

Cara Lorenzin, la fertilità non è un bene comune

Il 22 settembre il ministero della Salute ha organizzato il Fertility Day. Un evento promosso dal governo che vuole spronare i giovani a fare figli e a farlo in fretta. Ma chi ha detto che la maternità è il destino di ogni donna?

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Uomini e donne non troppo attempati, il 22 settembre non prendete impegni: in quattro città italiane si festeggia il Fertility Day. Una giornata dedicata alla fertilità organizzata dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin.
Un evento istituzionale che vuole incoraggiare alla maternità e alla paternità tramite seminari, conferenze, tavole rotonde. Lo slogan che trovate sul sito è questo: «Proteggi la tua fertilità. Per te. Per noi. Per tutti». Ma per tutti chi?, viene da chiedersi. La risposta ce la dà lo Stato: «La fertilità è un bene comune».

LA MATERNITÀ È UNA LIBERA SCELTA
Ma cerchiamo di capire gli scopi di questo evento pensato per aspiranti genitori: vuole celebrare la gioia della maternità e della paternità, mettere in guardia sul pericolo della denatalità, prevenire i rischi delle malattie che sono un ostacolo alla fertilità. E mettere ansia ai futuri mamme e papà. «Sbrigatevi, l'orologio biologico avanza», ci dice il ministero. «Datevi una mossa ora, perché poi sarà tardi». Una campagna dal sapore retrò, in stile Anni '50, che dà per scontato che qualunque donna abbia un obiettivo certo nella vita: fare figli.

GLI ANNI '50 SONO FINITI
Ma gli Anni '50 sono finiti da un pezzo, e mi sarei augurata che oltre 60 anni più tardi i binomi donna uguale corpo per gravidanzadonna uguale maternità,fossero stati superati. Ma se il governo, il governo e non il Vaticano, ci propina slogan come «Datti una mossa! Non aspettare la cicogna» o «Prepara una culla per il futuro», la rabbia sale.
Sì, perché sul sito del Fertility Day c'è una colorata sezione dedicate alle «Cartoline» della manifestazione. Nulla da dire rispetto a quelle che invitano alla prevenzione ricordando che alcol e fumo uccidono la fertilità. Ma una cosa è l'informazione, un'altra è la simil-propaganda (leggi l'editoriale di Lettera43). Perché le altre sono stereotipate e anche minacciose. Quella di una donna con una clessidra in mano che ci avvisa che più l'età avanza più il nostro sogno (chi l'ha detto?) rischia di non realizzarsi. Quella che ci dice che la fertilità è un bene comune come l'acqua, e quella, ancora più inquietante, che ritrae un paio di scarpine per neonati avvolte da un tricolore con il messaggio: «la Costituzione tutela la procreazione cosciente e responsabile».

FARE FIGLI CON QUALI SOLDI?
Esattamente, poi, la Costituzione come tutelerebbe la maternità? Il governo dovrebbe essere al corrente del fatto che la disoccupazione giovanile è alle stelle (secondo l'Istat a luglio 2016 è risalita di due punti percentuali, tornando al 39,2%). Ma facciamo finta di avere un lavoro.
Mettiamo che lo stipendio mio e del mio ragazzo, quasi 30enni, sia circa di mille euro al mese. Secondo il ministro Lorenzin noi, giovani ma non troppo, non dovremmo usare precauzioni e sperare di diventare genitori in tempi più o meno brevi con un contratto precario e con l'utopia di mantenere pure un figlio, oltre a noi stessi. Interessante e fantasioso paradosso.
Il governo ci invita a fare figli e in fretta (la clessidra è lì davanti a noi che ci fissa, ricordatelo), creandoci un'ansia che potrebbe risparmiarci essendo il primo che non ci aiuta a creare delle condizioni che ci permettano, almeno, di scegliere. Perché è di questo che si tratta: una libera scelta. L'acqua è un bene comune, l'utero no.

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