4 Agosto Ago 2016 1329 04 agosto 2016

Rimpiazzato dalle hit facili

La rivoluzione di Carlo Conti colpisce Radio 2. Cancellato Babylon, format radiofonico condotto da Carlo Pastore, che si sfoga con LetteraDonna: «La musica di qualità soffocata dal mainstream».

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Tempo di rivoluzioni in casa RadioRai. Carlo Conti è stato nominato direttore artistico delle testate radiofoniche del Servizio Pubblico e ha puntato il suo lavoro di ristrutturazione su Radio2 e Isoradio. È in queste testate infatti, più che nelle sorelle Radio1 e Radio3 che si sono concentrati i maggiori tagli e modifiche ai palinsesti, con la perdita di programmi come Mu di Matteo Bordone, lo spostamento alle ore 20 di Caterpillar e il taglio netto allo spazio live di Radio2SocialClub. Dopo la marcia indietro sulla cancellazione dello storico 610 di Lillo e Greg che avrà una nuova veste, sta facendo scalpore in Rete la cancellazione di Babylon, il format radiofonico condotto da Carlo Pastore che si occupava della «musica del prossimo futuro» con una particolare attenzione alle nicchie di mercato. Il conduttore, disk jockey classe 1985, lavora in radio fin dall'anno 2000 ed è approdato a Radio2 nel 2009, anno di messa in onda del suo primo programma Effetto notte. Il 31 luglio è stata trasmessa l'ultima puntata di Babylon e Pastore oggi commenta la chiusura del suo spazio con l'amarezza di chi vede la musica di qualità «scivolare via dai palinsesti Rai a favore del mainstream» contro il volere stesso del pubblico, che gli sta dimostrando «un affetto pazzesco» dandogli la «vera misura del lavoro fatto».

DOMANDA: Il suo programma è stato cancellato dal palinsesto di Radio2. Come si sente a riguardo?
RISPOSTA: Dispiaciuto ma sereno. Abbiamo ricevuto tonnellate d'affetto, migliaia di ascoltatori ci hanno fatto sapere quanto tristi e arrabbiati siano per la scelta. Tutta questa attenzione e questa partecipazione restituiscono l'idea che abbiamo fatto un buon lavoro. Per il resto i programmi aprono e chiudono, non c'è niente di male; è solo drammatico pensare che in radio non ci sia più posto per musica nuova e meno codificata, ma solo per le hit facili.
D: Come le hanno comunicato l'avvenuta decisione?
R: Non me l'hanno comunicata. I contratti scadono e sebbene non sia mai stato bravo in matematica,  so fare 2+2. Così ho deciso di prendermi il diritto di salutare gli ascoltatori e informarli. Ho parlato poi dopo, solo due giorni fa, con il direttore Marchesini che è stata molto gentile con me, ma mi ha confermato che su Radio2 non c'era più posto per programmi musicali che si occupassero delle nicchie di mercato.
D: Altri programmi musicali sono stati cancellati agli scorsi cambi di direzione, come DEMO di Marengo.
R: Ripeto, i programmi si aprono e si chiudono, ed è il naturale corso delle cose. Io semplicemente mi permetto di porre un quesito: se il Servizio Pubblico, per essere veramente tale, debba e possa appiattirsi su una proposta musicale esclusivamente mainstream.
D: Il ritorno da parte di chi vi seguiva è stato comunque pazzesco.
R: Sì, migliaia di interazioni sui social, centinaia di messaggi. Una ragazza ha addirittura lanciato una petizione su change.org che in tre giorni ha raccolto più di 2 mila firme. Tutto questo per la Bellamusica® e la Radio. Non è meraviglioso?
D: Come ci si dovrebbe approcciare a una rivisitazione dei palinsesti?
R: Non voglio ovviamente dare lezioni a nessuno, ma ogni tanto sarebbe bello si valorizzasse il merito al posto degli amici, e mi piacerebbe che ogni cambio di direzione non comportasse rivoluzioni totali che si trasformano poi in pasticci gattopardeschi. Non sto parlando di questo caso specifico ma in generale: per imporre un modello di radio ci vuole tempo, non si può cambiare ogni anno.
D: Musica e Servizio Pubblico. Come dovrebbe funzionare questo matrimonio?
R: Non esistono solo le hit o i pezzi già famosi. Non esiste solo Sanremo. C'è anche un mondo artistico, un mercato, una realtà prolifica, internazionale, variegata. E non parlo solo di musica indipendente ma di energia, novità, idee. Vasco Rossi nel 1980 ringraziava le radio libere perché senza di loro lui sarebbe ancora in giro «a raccogliere radicchi» e furono proprio le radio libere dello stesso Conti a supportarlo mentre i canali ufficiali lo ignoravano. Babylon era un filtro strutturato, editorialmente fresco e concentrato su quella che sarebbe stata la musica del presente prossimo. Ora c'è spazio solo per il già masticato e digerito. È per questo che paghiamo il canone?
D: Quali sono i prossimi progetti? L'azienda le ha proposto qualcos'altro come fu dopo Traffic?
R: Con Radio2 ho un bellissimo rapporto, la sede di Milano per me è un po' una seconda casa. Registrare l'ultima puntata è stata dura. La direttrice Marchesini è stata molto gentile con me, ma non ci sono prospettive di nuove collaborazioni. Intanto sto lavorando alle prossime puntate di Credits, il format tivù dedicato ai grandi capolavori raccontati dai loro produttori.
D: I giovani ascoltano ancora la musica in radio?
R: La radio è il mezzo più rispettoso nei confronti della musica, si nutrono a vicenda. I giovani amano la musica e amano scoprirne di nuova, ma spesso è difficile orientarsi nel mare magnum di youtube; in questa ricerca la radio può essere un interlocutore eccellente, fondamentale. Chi l'ha detto che i giovani ascoltino solo i Modà?

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