29 Giugno Giu 2016 1404 29 giugno 2016

La nuova democrazia è in una firma

Il dopo Brexit? Un boom di petizioni online. Dal secondo referendum a quella contro il razzismo: «Ne sono state lanciate 439 in poche ore». Il commento di una manager di Change.org.

  • ...
Protestors Attend Anti-Brexit Rallys Across The UK

Ormai la democrazia si esercita attraverso Internet. Nel senso che online la gente si esprime senza bisogno di tessere politiche e appartenenze. Lancia idee, propone cambiamenti, chiede interventi. Un processo che parte dal basso e arriva alla stanza dei bottoni, dopo che centinaia, migliaia di persone hanno aderito a un progetto.
L’ultima dimostrazione di questo potere del popolo della Rete arriva a margine del referendum sulla Brexit che ha visto la maggioranza degli inglesi votare a favore dell’uscita dal Paese dall'Unione europea (qui l'intervista post-voto a Giovanna Bertazzoni, storica dell'arte italiana trapiantata a Londra). Un evento epocale e sorprendente, che ha generato reazioni politiche a livello ufficiale ma ha anche scombussolato gli equilibri di Internet. Come sanno bene i responsabili della piattaforma Change.org, che in poche ore hanno visto nascere centinaia di petizioni, promosse da migliaia di cittadini comuni, per richiedere interventi, da una parte e dall’altra, a seguito del voto su Brexit. I giornali, anche italiani, hanno parlato della petizione promossa per richiedere un secondo referendum, ma in realtà la gente vuole molte altre cose. «Il fenomeno è stato incredibile», spiega a LetteraDonna Nadia Gilani, una delle manager di Change.org che lavora a Londra. «Abbiamo visto partire 439 petizioni in poche ore, già da venerdì, con quasi 400 mila firme complessive. Come sempre i nostri 12 milioni di utilizzatori hanno deciso di chiedere interventi su entrambi i fronti del dibattito, dalle raccolte perché Londra, da sola, rimanga parte dell’Unione Europea fino alle campagne contro l’idea di un secondo referendum».

SE LA POLITICA NON ASCOLTA
Secondo Gilani, mentre il dibattito politico non accenna a placarsi, la gente comune cerca di dire la sua con il mezzo popolare di Internet. «In tanti ormai hanno capito che le petizioni sono il modo migliore per il popolo che vuole farsi sentire», insiste la portavoce di Change.org. «La dimostrazione arriva dalla nostra piattaforma, visto che ogni ora una delle nostre campagne raggiunge il target prefissato, smuovendo opinioni e sostenitori». Spesso, poi, le petizioni si occupano di ciò che la politica, troppo ripiegata su sé stessa, ignora. Come la petizione lanciata da Esmet Jeraj di Mitcham, che chiede al governo di intervenire subito contro l’aumento degli episodi di razzismo dopo il voto a favore di Brexit. Secondo le stime si sono registrate decine di aggressioni in tutto il Regno Unito, ma il mondo della politica che cerca nuovi leader e nuovi equilibri non se ne accorge. «Così questa donna ha lanciato una campagna per chiedere al ministero dell’interno di condannare questi episodi e di intervenire, preoccupata per quello che accade intorno a lei ottenendo più di 35 mila firme in pochi giorni», insiste Gilani.

DA LONDRA ALLA SCOZIA
Quella di Esmet Jeraj è una delle petizioni più sostenute, insieme a quella che chiede di dichiarare Londra indipendente dal Regno Unito e parte dell’Unione europea, assecondando l’andamento del voto che ha visto la Capitale, da sempre cosmopolita e multietnica, opporsi in modo strenuo all’abbandono dell’Ue. Sul fronte del voto ci sono anche tre diverse petizioni che chiedono di rifare il referendum su Brexit concedendo a 16enni e 17enni di esprimersi perché è del loro futuro che si tratta o quella che chiede che anche Brighton e Hove possano diventare indipendenti dal Regno ed entrare di nuovo a far parte dell’Europa. Molte delle raccolte di firme hanno come figura centrale Nigel Farage, padre del movimento che ha dato origine al Brexit. Due diverse campagne pretendono che sieda al tavolo delle trattative a Bruxelles, un’altra vuole che venga fatto cavaliere per la sua battaglia a favore del Paese, mentre c’è chi vorrebbe che il 24 giugno, data del voto, diventasse giorno dell’Indipendenza e festa nazionale. Altri spunti sono legati alla Scozia, con la richiesta di un nuovo referendum di indipendenza dal Regno Unito dal lato, la pretesa che non si conceda la seconda chance agli scozzesi dall’altro, l’ipotesi che Scozia, Irlanda e Irlanda del Nord lascino la Gran Bretagna costruendo una nuova entità politica, come fosse il Benelux.

PUNIZIONI E BUGIE
Ma il fronte più interessante, forse, riguarda le petizioni a proposito delle campagne elettorali, con oltre tre cordate diverse che puntano a evitare che le dichiarazioni siano basate sulle bugie. C’è chi chiede un’autority di controllo sulle affermazioni fatte dai politici durante i comizi, chi vuole una punizione per il partito del Leave che se ne andava in giro su un autobus con messaggio fuorvianti e non rispondenti al vero e chi pretende che ogni politico che mente venga estromesso. Il sogno condiviso da tutti i popoli, probabilmente, sin da quando la democrazia esiste.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso