27 Giugno Giu 2016 2007 27 giugno 2016

Piacersi per curarsi

L'estetica oncologica offre soluzioni estetiche ai malati di cancro. Ce ne parla la dermatologa Rossana Castellana, che ci spiega quanto sia importante questo sostegno dal punto di vista psicologico.

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La dermatologa Rossana Castellana del GIST di Trieste.

Medicina estetica e oncologia? Un accostamento a prima vista azzardato, ma che in realtà vive di un legame intenso. E che per i malati di cancro suona tutt'altro che superficiale o offensivo. La ricerca, oggi, offre innumerevoli possibilità in questo campo. A fare chiarezza, il quarto Convegno Internazionale GIST (Gruppo Italiano di Studio sulle Tecnologie) che si è tenuto il 25 giugno a Trieste. La manifestazione ha visto riunirsi esperti da tutta Europa che si sono confrontati sugli sviluppi e sulle possibilità della medicina estetica per i pazienti oncologici. «È stata un’occasione importante per condividere con gli oncologi cosa si può fare o meno in sostegno alla terapia, con tavole rotonde e confronti, anche sullo sviluppo delle tecniche oggi a disposizione», ha spiegato la dottoressa Rossana Castellana, specialista in dermatologia, nonché presidente del GIST.

GLI EFFETTI DELLE CURE
La chirurgia estetica e la dermatologia possono aiutare le donne (e gli uomini) che, dopo aver affrontato interventi o trattamenti per la cura dei tumori, portano sul proprio corpo cicatrici evidenti o una particolare colorazione della pelle, mutata a causa della chemioterapia o della radioterapia. La dottoressa Castellana assicura che «la dermatologia può intervenire qualora vi siano cicatrici ipertrofiche oppure ulcerazioni, ovvero quando l’asportazione è stata eccessiva, ma anche sui cosiddetti effetti collaterali delle terapie. Sia cutanei, come le infiammazioni attorno alle unghie, che estetiche: ad esempio, le iperpigmentazioni». I giovani malati di cancro o leucemia, dunque, possono trarre giovamento dalle cure estetiche, che aiutano ad affrontare la malattia.

IL SOSTEGNO PSICOLOGICO
Ricorrere alla medicina estetica ha soprattutto una funzione psicologica, specialmente per quelle persone che hanno sempre avuto una certa attenzione per il proprio fisico: «Se uno si è sempre curato, ha fatto ginnastica e ha una bella immagine del proprio corpo, uno dei dolori principali arriva proprio dallo specchio. È logorante sia per sé che per i propri famigliari». Anche nei malati terminali, quando purtroppo ormai non c’è più niente da fare, si può ricorrere alla medicina estetica palliativa, che aiuta a superare psicologicamente i momenti più difficili in assoluto. Spesso si ricorre all’estetica anche per amore dei propri cari: «Le mamme con bambini, ad esempio, la usano per non traumatizzare troppo i propri figli, soprattutto quando sono sotto chemioterapia e subiscono una forte perdita di capelli. Anche nella vita di coppia ci possono essere delle conseguenze, perché talvolta l’altro ha paura e le cicatrici troppo deturpanti possono far diminuire il desiderio».

INFORMARSI PER CAPIRE
Il tema è delicato. Spesso, anzi, sembra addirittura circondato da scetticismo, «che deriva soprattutto dal non conoscere. Purtroppo, quando si parla di estetica, si pensa alle labbra a canotto o agli zigomi a palla, ma in questo caso è davvero tutt’altro, perché questo tipo di medicina riguarda il mantenimento di un buono stato della cute». È importante che un bravo oncologo si informi sulle nuove tecniche e che ci sia un dialogo tra gli esperti dei vari settori, perché «ormai si può intervenire anche durante i trattamenti, magari per ridurre gli effetti collaterali». Le persone malate si rivolgono prima di tutto al proprio medico, che deve poi saperle indirizzare verso il dermatologo o il chirurgo estetico giusto in base al tipo di trattamento al quale vogliono sottoporsi.

LE SOLUZIONI ESTETICHE
Oggi esistono già diverse metodologie per intervenire dal punto di vista estetico sui malati oncologici e altre sono in fase di studio. «Sono state studiate tecniche microinvasive, rese possibili da prodotti che l’industria sta sviluppando. Ci sono, ad esempio, i laser e gli ultrasuoni focalizzati. Grazie a questi si individua il vuoto della muscolatura provocato dall’esportazione di una massa tumorale, e si procede con una retroazione non invasiva e un lifting non chirurgico». Anche gli ultrasuoni, che solitamente vengono usati per distruggere, «possono essere impiegati per far risollevare un muscolo». Chi è malato, poi, ha spesso delle occhiaie marcate «che sono indice di stanchezza e che possono essere trattate con dei nuovi filler». La medicina sta facendo progressi anche per prevenire la caduta dei capelli durante la chemioterapia: «Alcune pazienti mi raccontavano che durante le sedute di chemio usavano dei caschi fatti con i ghiaccini. In effetti è una soluzione intelligente, perché congelando il bulbo durante il trattamento, vengono ristretti i vasi sanguigni e si salva il capello. Su quando e come farlo, però, ora ci sta lavorando il reparto di Oncologia dell’ospedale di Trieste».

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