30 Maggio Mag 2016 1351 30 maggio 2016

Niente donne sul Monte Athos

La regione greca autonoma impedisce l'accesso alle esponenti del sesso femminile. Un divieto che vale anche per gli animali domestici e che nasce, secondo la tradizione, per onorare Maria Vergine.

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monte athos grecia

Immaginate di essere al pc tutte intente a organizzare un viaggio in Grecia. Vi imbattete nelle foto del Monte Athos e decidete che dovrà essere per forza una tappa della vostra vacanza. Peccato, però, che siate donne. E alle donne, sul Monte Athos, non è permesso mettere piede.

IL GIARDINO DELLA MADONNA
Anzi, per essere precisi, nemmeno gli animali domestici di sesso femminile sono ammessi (a eccezione dei gatti, utili nell'eterna battaglia contro i topi). Con il toponimo Monte Athos, infatti, non viene indicata solo la montagna, ma anche la sua regione, che è autonoma, gode di autogoverno e si definisce repubblica monastica. Rigorosamente al maschile. Perché? Per preservare il voto di celibato dei monaci che la popolano, ovviamente, ma anche perché, secondo la tradizione, l'unico essere femminile di cui è ammessa la presenza è la Madonna, che avrebbe scelto quella regione come giardino personale.

12 MESI DI CARCERE PER I TRASGRESSORI
Nella regione, dunque, mancano uova e formaggio, visto che sono bandite anche le mucche e le galline. Le donne, invece, devono tenersi a una distanza di almeno 500 metri dalla costa. Ma anche l'accesso degli uomini è strettamente regolato, visto che ogni giorno sono ammessi solo 100 ortodossi e 10 non ortodossi, che non possono intrattenersi per più di quattro giorni. Inoltre, i visitatori devono aver raggiunto un'età tale da poter farsi crescere la barba, ma su quest'ultimo punto i monaci sono più tolleranti e i bambini, se accompagnati da un adulto, possono entrare. Nel corso dei secoli, alcune donne sono riuscite a entrare nella regione. Durante la guerra civile greca, tra il 1946 e il 1949, un gruppo di donne e ragazze razziò la regione in cerca di animali. Nel 1953 un'altra donna si travestì da uomo e in seguito alla sua intrusione venne promulgata una legge che proibiva esplicitamente la presenza femminile nella regione. Infine, nel 2008, quattro donne moldave vennero abbandonate lì da dei trafficanti ucraini. I monaci le perdonarono, sottraendole così alla pena detentiva di 12 mesi riservata ai trasgressori.

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