27 Maggio Mag 2016 1847 27 maggio 2016

James Bond donna? Non è femminismo, è pigrizia

Gillian Anderson, protagonista di X-Files, lancia la propria candidatura per vestire i panni dell'iconico agente segreto. Ma, in nome della parità di genere, sarebbe meglio inventare personaggi femminili nuovi.

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gillian anderson Jane Bond 1

Una James Bond femmina? A qualcuno l'idea piace. A Gillian Anderson, per esempio, la protagonista di X-Files che su Twitter ha lanciato, tra il serio e il faceto, la propria candidatura come erede di Daniel Craig, così stufo della saga da rifiutare un contratto da 99 milioni di dollari per due film. Ma una James Bond al femminile avrebbe senso? Stiamo parlando di un personaggio che ha fatto del suo machismo un punto di forza: trasformarlo in una donna equivarrebbe, a dir poco, a snaturarlo.

JAMES BOND O 007?
Intendiamoci: giocare con i personaggi, esplorarne i confini e le possibilità narrative spesso significa dare nuova vita a storie che altrimenti rischiano di diventare noiose e ripetitive, soprattutto dopo 50 anni di sfruttamento. Ma imporre un cambio di sesso? Un passaggio rischioso. Nel mondo dei fumetti statunitensi lo fanno già da un pezzo: non solo per uno Spiderman c'è una Spiderwoman, per un Hulk una She-Hulk e così via. Addirittura il ruolo di Thor è attualmente rivestito da una donna. E il prossimo Ghostbusters vedrà una squadra di acchiappafantasmi al femminile (scelta che ha scatenato una marea di polemiche da parte dei fan). Ma in tutti questi casi si tratta di donne che hanno un nome e un cognome proprio, così come una storia personale alle spalle, che si ritrovano calate in una seconda identità. James Bond, invece, è James Bond. Non è una maschera dietro la quale celarsi, ma una persona. Tutt'al più, si potrebbe ipotizzare un'agente 007 donna, con licenza di uccidere e tutto il resto. E, comunque, non sarebbe James Bond. Sarebbe altro.

NON È FEMMINISMO, È PIGRIZIA
Magari una Bond donna potrebbe dare una ulteriore spinta alla lotta per l'uguaglianza di genere, direte voi. Vi sbagliate di nuovo: le donne hanno bisogno di personaggi nuovi, originali, indipendenti. Esistono già, e funzionano bene al botteghino (l'unica cosa che interessa alle case di produzione. Per loro un ideale, se si traduce in introiti, vale un altro): è successo con Hunger Games, è successo con Divergent e succederà con molte altre saghe future. Ma, appunto, si tratta di storie dove le protagoniste sono pensate, immaginate e costruite come donne. Dietro tutto questo ci sono lunghi processi di scrittura: creare un personaggio, iconico o meno, non significa alzare o abbassare degli interruttori con su scritto uomo/donna, bianco/nero, gay/etero. Seguire le orme di un personaggio così radicalmente maschile, al di là della provocazione, darebbe vita vita a un personaggio femminile tutt'altro che autonomo: ma costretto, per forza di cose, a un continuo confronto con l'alias del sesso opposto, col rischio di scivolare nella parodia, se non nel ridicolo. Altro che indipendenza. Trasformare James Bond in una donna non è un atto femminista: è un atto di pigrizia.

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