18 Maggio Mag 2016 1901 18 maggio 2016

Amina, l'incubo è finito

Nel 2014 era stata rapita in Nigeria dal gruppo jihadista Boko Haram. Due anni dopo la studentessa è tornata a casa. È incinta e durante la prigionia avrebbe avuto un altro figlio.

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È tornata a casa una delle studentesse rapite da gruppo jihadista Boko Haram nell'aprile del 2014 a Chibok, nel nord-est della Nigeria. Si chiama Amina Ali Nkek ed è stata ritrovata nella foresta di Sambisa, dove in molti ritengono si possano ancora trovare le altre 218 ragazze rapite che ancora mancano all'appello.

UN FIGLIO DURANTE LA PRIGIONIA
La scoperta è arrivata grazie ai vigilantes, che con ronde notturne cercano di difendersi dagli attacchi dei terroristi. Traumatizzata dalla prigionia, durante la quale avrebbe anche partorito un figlio, Amina è stata prima stata portata presso una caserma dell’esercito nei pressi di Damboa e poi nella sua città natale, Mbalala, per accertarne che si trattasse davvero della 17enne rapita nel 2014.

ORA UN'ALTRA GRAVIDANZA
Dopo l'incontro con i genitori sono stati fugati tutti di dubbi: «Questa volta non ci sono dubbi è proprio una di loro», ha detto Hosea Abana Sambido, che guida la Chibok Parents Association, il gruppo di madri che da oltre due anni lotta per ritrovare le loro figlie rapita da Boko Haram. Amina, come ha reso noto un familiare, è incinta e ha detto che insieme a lei c'erano altre sei delle ragazze rapite, che però non sarebbero sopravvissute.

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