15 Aprile Apr 2016 1801 15 aprile 2016

Nostra signora della luce

«Ogni progetto deve nascere da un limite da sorpassare». Fotonica, illuminazione e futuro: Carlotta de Bevilacqua, architetto ed esperta di light-design, ci spiega perché è un bene sociale così prezioso.

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Se ci fosse ancora qualcuno convinto che il design contemporaneo sia progettare dei bei mobili da mettere in casa, gli basterebbe fare un giro per Milano, al Salone del Mobile e tra i tanti eventi del Fuori Salone 2016 (fino a domenica 17 aprile) per cambiare idea. Domotica, ricerca di nuovi materiali, food-design e soprattutto luce, tanta tanta luce: il design di oggi va veloce, insegue l’innovazione, mescola sapienza artigianale e hi-tech.
Persino un marchio blasonato come Mercedes ha puntato sull’illuminazione, presentando con Artemide, nota azienda made in Italy del settore, il progetto Ameluna, affascinante installazione che trasforma in fotoni il movimento dell’uomo da un punto all’altro nello spazio.
Difficile? No, se a spiegarlo è Carlotta de Bevilacqua.
Architetto curioso fin dagli Anni '90, quando l’argomento del light-design non interessava a nessuno, docente al Politecnico di Milano con riconoscimenti internazionali e progetti esposti in vari musei (compreso il Triennale Design Museum, nella mostra Women in Italian Design), Carlotta è vicepresidente di Artemide.
«Ogni progetto deve nascere da un limite da sorpassare», è il suo motto. Per lei la luce è un bene sociale: «Dimentichiamo troppo spesso che la luce artificiale è necessaria per far sopravvivere un’umanità sempre più numerosa. Noi la diamo per scontata, ma dovremmo ricordarci che molti posti del Pianeta, dove domina la povertà, vivono al buio. Tuttavia, è un bene prezioso non solo perché contrasta l’oscurità».

DOMANDA: Perché è così importante?
RISPOSTA: Oltre a rendere visibile l’invisibile, è in grado di trasportare dati e informazioni: ce lo insegna la fotonica.
D: Di cosa si tratta?
R: È la scienza che proietta il design nel futuro. Gli oggetti stessi potranno elaborare e veicolare la luce e i dati attraverso energia luminosa. Stiamo vivendo, senza quasi rendercene conto, una transizione tecnologica pari all’invenzione del cemento armato, alle scoperte di Marconi, al mondo digital creato nella Silicon Valley.
D: Artemide sta lavorando insieme agli studenti della Scuola di Sant’Anna a un progetto avveniristico.
R: Un progetto che è già realtà: è il LIFI, una sorta di wifi della luce. Abbiamo presentato la prima applicazione che dimostra un’integrazione tra la luce e i dati all’interno di un prodotto.
D: Quali sono le ricadute sulla vita di tutti i giorni?
R: Questo scenario apre a mille possibili ricadute nella nostra vita: la 'luce intelligente' potrà essere sfruttata per le risorse del pianeta. In ambito medico per il controllo della nostra salute, in agricoltura, nella regolazione della crescita delle piante. Questo è il secolo della fotonica e io rimpiango di non avere più 20 anni per gustarmi la rivoluzione.
D: Ci sta parlando di livelli di progettazione estremamente sofisticati: la maggior parte delle persone pensa invece che le aziende di light-designer si limitino a costruire lampade belle e originali.
R: Quel tipo di design oggi non ha più senso. Puoi firmare anche il migliore dei progetti e ci sarà sempre un cinese in grado di farlo meglio, e a un prezzo inferiore. Bisogna puntare sull’innovazione.
D: Come?
R: Investendo nei talenti. Ad Artemide abbiamo 60 dipendenti nel settore ricerca e sviluppo che studiano la meccanica quantistica e l’opto-elettronica, che progettano algoritmi e circuiti.
D: Lei è una delle poche pioniere del ligh-designer, un mondo dominato dalle intuizioni dei creativi uomini.
R: Non credo nel gender, ma nel talento, nella disciplina e nello studio. Non esiste una progettualità maschile e femminile e poi oggi mi pare anche limitante parlare solo di due generi. Va detto, tuttavia, che ci sono delle variabili che giocano a sfavore delle donne.
D: Quali?
R: Insegno da anni al Politecnico: mediamente, ho studentesse più abili e capaci dei loro compagni maschi ma poi queste ragazze così brillanti si perdono. Lo sappiamo tutte che una donna, se vuole anche una famiglia, deve fare due o tre lavori contemporaneamente ed è dura gestire tutto. Credo che ancora oggi il valore discriminante tra un uomo e una donna sia il tempo che hanno a disposizione per loro stessi.

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